Ex Miroglio, accordo sul secondo progetto tra Comune di Ginosa e Logistic Trade

 

pubblicato il 11 Settembre 2019, 09:55
8 mins

Ci sono novità in merito alla vicenda legata al sito ex Miroglio. Ed in particolare in merito al secondo progetto da realizzare nella parte di struttura del sito ginosino attualmente ancora libero da parte della società Logistic Trade srl.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/05/13/ex-miroglio-bloccato-il-secondo-progetto-della-logistictrade/)

Come si ricorderà, l’accordo raggiunto tra il Comune di Ginosa e la società nel marzo dello scorso anno, riguardava la cessione della prima metà dello stabilimento ex Miroglio ed il comodato d’uso della seconda in favore della stessa società. L’accordo inoltre ampliò la platea di ex miroglini riassunti dalla società Logistic che passarono da 92 a 111, con garanzia occupazionale per tutti i lavoratori fino al 2030 come venne messo nero su bianco nell’accordo romano dell’ottobre del 2017.

Il primo proegetto di reindustrializzazione del sito ex Miroglio di Ginosa, prevede il conferimento nel sito di balle di plastica e la successiva separazione tra materiale riciclabile e materiale non riciclabile (oltre al packaging ortofrutticolo, tratta e seleziona rifiuti plastici per conto del Corepla).

Il secondo progetto prevede la trasformazione in polimeri del materiale già riciclato. Dopo l’accordo tra la società e la Regione Puglia su questo secondo progetto, nell’ottobre dellos scorso anno si arrivò al MiSE per ottenere l’ok dal ministero. Lo stop è arrivato però perché a differenza del progetto iniziale presentato dalla Logistic, che prevedeva la lavorazione di 100mila tonnellate, nella carte venivano riportati tutt’altri numeri: ovvero un aumento della capacità produttiva nel trattamento dei rifiuti del 380% rispetto a quelle autorizzate, con il passaggio da 100mila tonnellate attuali alle 180mila richieste solo per il materiale Corepla (Consorzio Nazionale per la raccolta, il riciclaggio e il recupero degli imballaggi in plastica), a cui si sarebbero aggiunte ulteriori tipologie di materiali di provenienza extra (plastica, carta e cartone, legno, vetro, metalli ferrosi, metalli non ferrosi, ingombranti) il cui quantitativo sarebbe ammontato a circa 300mila tonnellate annue, per un totale di 480mila tonnellate (anche se inizialmente era stato proposto un progetto di ampliamento che prevedeva il conferimento di 580.000 t/a di rifiuti).

A quel punto, la prima a stoppare l’iter autorizzativo del progetto è ARPA Puglia nella Conferenza dei Servizi dello scorso gennaio, per le  ripercussioni negative sull’ambiente. Lo scorso 8 marzo arrivò poi anche il parere negativo del comune di Ginosa, coadiuvato non solo dallo stop di ARPA Puglia ma anche dal parere conclusivo negativo del Comitato di VIA (Valutazione Impatto Ambientale) Regionale, giunto nella Conferenza dei Servizi che si svolse lo scorso 9 maggio.

Stop che ha inevitabilmente fatto slittare i tempi di attuazione del cronoprogramma previsto per il completamento del piano assunzionale già sottoscritto al MiSE (Ministero dello Sviluppo Economico) nell’ottobre del 2018. In ballo ci sono 58 unità lavorative in attesa di tornare a lavoro dopo anni di stasi totale con gli ammortizzatori sociali esuritisi oramai da un pezzo. Tra l’altro anche ai sindacati apparve incomprensibile la scelta della società di cambiare in corso d’opera il progetto, visto che nell’accordo sottoscritto con il comune di Ginosa, è previsto che dal 2026 la Logistic diventi proprietaria di tutto lo stabilimento, la cui seconda area è attualmente in comodato d’uso, qualora mantenga fede agli impegni presi.

La Conferenza dei servizi del 6 settembre e l’accordo tra Comune e società

Lo scorso 6 settembre a Bari si è svolta una nuova riunione della conferenza dei servizi, dove il Comune di Ginosa e la società Logistic Trade srl, hanno trovato un accordo rivedendo al ribasso le tonnellate di rifiuti da trattare: che passano dalle 380mila previste dalla società a 280mila tonnellate, limite massimo fissato dall’AIA oltre il quale non si può andare. Previsto inoltre da parte del Comune, un piano di monitoraggio di almeno sei mesi dopo l’entrata in funzione del secondo impianto, che vedrà la partecipazioni di tecnici dell’ente civico oltre che di ARPA Puglia, per valutare l’impatto sull’ambiente. Probabilmente sarà chiesto anche il supporto dell’Asl di Taranto in merito agli eventuali impatti sulla salute.

Il tutto, ovviamente, dovrà essere messo nero su bianco al tavolo ministeriale ed ottenere il via libera. 

Di fatto dunque, un cambio di vedute da parte dell’amminstrazione comunale guidata da Vito Parisi (Movimento 5 Stelle), o forse sarebbe meglio dire un compromesso raggiunto con la società, vista l’importanza che riveste l’intera operazione per il terriotorio in termini occupazionali. Certo, non il massimo, visto che ancora una volta si parla di rifiuti da trattare, tema che nella nostra provincia è ben noto. Lo stesso Parisi si è detto non soddisfatto, rimarcando la vocazione agricola del territorio e ribadendo, quasi a volersi in parte smarcare politicamente dalla vicenda, che la sua amministrazione è subentrata quando gli accordi con la società erano stati in parte già raggiunti. Tutto vero, tutto giusto. Ma poi bisogna anche fare i conti con la realtà ed è alla politica che spetta il compito di realizzare alternative economiche.

Di contro i sindacati hanno chiesto delucidazioni in merito al cambio di volumetria del progetto ed alle conseguenze ricadute occupazionali (che sperano siano in aumento), e soprattutto adesso si aspettano una prossima convocazione del tavolo vertenziale al Ministero dello Sviluppo Economico e del Lavoro al fine di chiarire criteri e tempi assunzionali per i 58 lavoratori ancora in attesa di ricollocazione.

Sul sito di Castellaneta regna ancora l’incertezza più assoluta

Invece i circa 60 ex addetti tessili che invece sono rimasti fuori dall’investimento di Logistic & Trade a Ginosa nel settore del trattamento della plastica differenziata e degli imballaggi per ortofrutta, un tempo lavoratori nel sito ex Miroglio di Castellaneta, attendono ancora di ricevere notizie sul loro futuro

Gli ex lavoratori del sito di Castellaneta, chiuso da ben 14 anni, in più di una circostanza in questi anni hanno fatto sentire la loro voce chiedendo lumi sulla vicenda, oramai privi di copertura degli ammortizzatori sociali da anni, e tornati, per chi è stato possibile e fortunato, alle loro vecchie occupazioni.

Negli ultimi mesi, si era anche parlato di un terzo progetto da parte della Logistic, un’ipotesi e niente di più, che prevedeva la possibilità di conferire a Castellaneta vetro e cartone, da lavorare poi a Ginosa. Ma, ripetiamo, siamo solo alle ipotesi e niente di più. Il futuro di questi lavoratori resta più incerto che mai.

(leggi gli articoli sulla ex Miroglio https://www.corriereditaranto.it/?s=miroglio&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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