‘Ambiente Svenduto’, si riparte: clima teso tra le parti

 

Otto imputati hanno ricorso in Cassazione contro ordinanza della Corte d'Assise che ha accolto nuove prove e testi di altre indagini
pubblicato il 09 Settembre 2019, 17:57
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Sono riprese quest’oggi dopo la pausa estiva, le udienze del processo ‘Ambiente Svenduto’ sul presunto disastro ambientale provocato dall’Ilva sotto la gestione del gruppo Riva, nell’aula bunker della Procura situata nel quartiere Paolo VI, dinanzi alla Corte d’Assise di Taranto presieduta dal giudice Stefania D’Errico, e del giudice a latere Fulvia Misserini, che vede ben 47 imputati (44 persone fisiche e tre società, Ilva spa, Riva Fire e Riva Forni elettrici).

Piccola ma doverosa premessa 

Piccola premessa. No, non ci siamo dimenticati o stufati di seguire le udienze del dibattimento di quello che oggi viene considerato il processo più importante in campo di inquinamento ambientale in Italia. Nè abbiamo deciso di metterlo in soffitta o da parte. Ma da marzo in poi, dalla questione ‘collinette ecologiche‘ alla chiusura delle scuole dei Tamburi, dal nuovo caso ‘diossina‘ registrato alla masseria Fornaro alla vicenda sull’esimente penale, dall’ennesimo drammatico incidente mortale agli sportgenti del porto in gestione all’ex Ilva alla possibilità di addio nella gestione del siderurgico da parte di ArcerlorMittal, abbiamo dovuto dare inevitabilmente priorità alla cronaca quotidiana.

Ciò non toglie che a breve, abbiamo in serbo di pubblicare diversi articoli in merito alle udienze più importanti che si sono svolte dallo scorso marzo in poi, in particolar modo quelle riguardanti l’ex presidente della Provincia Gianni Florido, l’ex governatore della Regione Puglia Nichi Vendola e l’ex direttore generale di ARPA Puglia, Giorgio Assennato. Insieme ad altre udienze che hanno avuto un peso nel corso del dibattimento.

Il nuovo scontro in aula tra accusa e difesa

Certamente la ripresa del dibattimento non è stata delle più serene. Così come non lo è stata la sua conclusione prima della pausa estiva nel corso dell’ultima udienza dello scorso 8 luglio. Durante la quale la Corte D’assise ha accolto la richiesta della pubblica accusa da parte del pm Buccoliero, accettando ulteriori prove documentali e l’ascolto di altri testi, proposti dallo stesso pm, sulla base di ulteriore attività integrativa depositata il 26 giugno presso la segreteria della  Procura e poi portata in udienza dinanzi alla Corte d’Assise.

Per quanto riguarda i testi, si tratta del Luogotenente Roberto Mariani della Guardia di Finanza ad integrazione della richiesta già fatta in precedenza, in merito alla sua testimonianza proprio su questa ulteriore attività integrativa, nonché l’ascolto dei testi ovvero il dr. Vincenzo Musolino dell’ARPA Puglia, sede di Brindisi, che ha redatto una relazione quale ausiliario di P.G. della Guardia di Finanza in merito ad alcuni certificati di analisi e rapporti di prova, e quindi documentazione acquisita presso il laboratorio di analisi dell’Ilva S.p.A.; Domenico Magistro attuale capo area dello stabilimento ArcelorMittal Italia; Cosimo Zizzo militare della Guardia di Finanza.

Si tratta di indagini inerenti i rifiuti sversati in località Leucaspide e lo smaltimento delle polveri degli elettrofiltri del camino E312 dell’agglomerato. Che secondo l’accusa sono utili per il proseguo del dibattimento, mentre diversi legali della difesa non solo ha stigmatizzato l’interruzione dell’ascolto dei testimoni (evento già avvenuto un paio di volte nel corso della primavera), lamentando una “irruzione dell’indagine suppletiva nella fase del testimoniale difensi­vo”, ma anche che le in­dagini non riguardano “Ambiente svenduto” ma un procedimento parallelo.

Il collegio difensivo ha quindi giudicato ‘arbitraria‘ la scelta della Corte d’Assise, avendo inserito nel dibattimento “inserti accusatori fuori dai canoni codicistici“. Ponendo di fatto “in pericolo l’equilibrio funzionale del procedimento e la stabilità della sua conclusione“. Sempre secondo l’accusa, l’attività integrativa, “è assolutamente violativa di quello che è il disposto dell’Articolo 430 (che disciplina l’attività integrativa di indagine), in quanto, come più volte rappresentato anche nel corso della prima richiesta di attività integrativa di indagine, quello che questa difesa censura è evidentemente il momento in cui la stessa è intervenuta e che avrebbe determinato, secondo quello che è il normale, e normativamente prefissato dal legislatore svolgimento dell’istruttoria dibattimentale, arrivare ed essere veicolato nell’istruttoria dibattimentale attraverso quella che è la forma dell’Articolo 507 del Codice di Procedura Penale (che prevede al termine del dibattimento la proposta dalle parti al giudice dell’acquisizione di nuove prove ritenute indispensabili ai fini della decisione finale)”. Contestata infine anche l’aver presentato le nuove prove documentali su supporti telematici e non su supporto cartaceo

La Corte d’Assise ha però accettato, durante l’udienza dello scorso 8 luglio. la proposta dell’accusa, attraverso un’ordinanza che la difesa ha definito ‘abnorme‘, che ha avuto come conseguenza lo scorso 22 luglio il ricorso in Cassazione di otto imputati (la società Riva Forni Elettrici, Fabio Riva, Nicola Riva, Luigi Capogrosso, Girolamo Archinà, Alfredo Ceriani, Agostino Pastorino e Giovanni Rebaioli) tramite i loro avvocati.

Il dibattimento andrà comunque avanti, in attesa del pronunciamento della Cassazione sull’ennesimo scontro tra accusa e difesa.

Ps: E’ bene sottolineare ancora una volta che tranne per i reati più gravi, per quelli minori la prescrizione è oramai praticamente certa, visto che scatta dopo 7 anni e mezzo. Anche se si dovesse giungere ad un’eventuale sentenza di condanna infatti, ci sarebbe il ricorso in appello e i reati si estinguerebbero per prescrizione, salvo quelli gravi come disastro ambientale e avvelenamento di sostanze alimentari. 

(leggi tutti gli articoli sul processo ‘Ambiente Svenduto’ https://www.corriereditaranto.it/?s=ambiente+svenduto&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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