Amarcord rossoblù: Brunetti e quei gol – cult a Juventus e Pescara

 

Uno sguardo al glorioso passato nella speranza di un futuro diverso dall'inferno della serie D. "Seguo a distanza il Taranto e gli auguro di tornare presto tra i professionisti. I tifosi? Sono da serie A", le parole dell'ex difensore rossoblù
pubblicato il 07 Settembre 2019, 13:03
9 mins

Luca  “Bazooka” Brunetti, 55 anni da Cecina (provincia di Pisa), soprannominato anche “Marine” per via del taglio di capelli stile militare che usava, è stato tra il 1988 ed il 1992 (tre stagioni di B ed una in C) un indimenticato giocatore del Taranto, uno stopper di quelli che facevano sentire i tacchetti agli attaccanti avversari, uno che si faceva rispettare in campo.

I tifosi del Taranto, ora che suo figlio gli ha creato la pagina facebook, continuano a ringraziarlo per le emozioni che ha regalato nei suoi anni di militanza in riva allo jonio e anche noi giornalisti ogni tanto lo interpelliamo al telefono per farci raccontare degli aneddoti- magari sempre gli stessi ma arricchiti di nuovi particolari- a partire dalle due reti per le quali il buon Bazooka è nella memoria dei supporters rossoblù: il gol della vittoria per 2-1, su punizione, in un Taranto-Juventus di Coppa Italia(12 settembre 1990) e la rete del pareggio (1-1) in un match del campionato di serie B  a Pescara (12 gennaio 1992) con un siluro dai 75 metri che ancora oggi è tra i filmati che riguardano il Taranto più cliccati su You Tube https://www.youtube.com/watch?v=AiWE45ARTkw

“Per la gente di Taranto, quella con la Juventus era la partita dell’anno seppur si trattava di una gara eliminatoria di Coppa Italia” – ricorda l’ex difensore rossoblù –“In quella Juve, allenata da Maifredi, c’erano Baggio, Tacconi, Casiraghi. Fui orgoglioso, con quel gol, di aver regalato a Taranto ed ai suoi tifosi una storica soddisfazione. Però su punizione ricordo che realizzai un gol ancora più bello in serie C ad Ischia – stagione 1989/90 – con un tiro da trentacinque metri che si insaccò all’incrocio dei pali. Certo, è ovvio che quello con la Juve se lo ricordano tutti”.

Invece quell’incredibile gol segnato al Pescara da distanza siderale ce lo racconti ancora una volta? Non fu voluto vero?

“Assolutamente no. Però all’epoca ero giovane e feci un po’ il Pinocchio dichiarando che avevo visto il portiere fuori dai pali e avevo provato a sorprenderlo. In realtà andò così: c’era questa palla vagante, poco fuori la nostra area di rigore, che in contrasto stavo per contendermi con l’attaccante del Pescara Bivi, il quale all’ultimo momento si tirò indietro dall’impatto con me; io vidi questa palla che rimbalzava davanti e calciai di contro balzo più forte e più lontano possibile, così forte che sopresi Torresin, il poritere del Pescara, fuori dai pali. In realtà quel gol fu favorito anche dal tipo di pallone che si usava in quegli anni, erano bianchi, di fabbricazione inglese e un po’ più leggeri”.

Un ricordo particolare della tua esperienza a Taranto?

“In tema di gol a me, per importanza, ne è rimasto impresso uno realizzato all’Avellino – stagione 1990-91 nel girone di ritorno – a due minuti dalla fine. Quella rete ci fece capire che potevamo lottare non solo per la salvezza ma anche per qualcosa di più ed in effetti per qualche settimana siamo stati addirittura quinti o sesti in classifica (il Taranto, allora allenato da Nicoletti, terminò poi la stagione  undicesimo, ndc).”

Quanto pesava quella maglia del Taranto?

“Tutti sanno quanto sono onorato dei miei quattro anni a Taranto e del mio attaccamento alla maglia rossoblù che ho sempre nel cuore. Mi sentivo parte integrante del club, avevo avuto anche questa storia con la figlia del compianto grande presidente Carelli. Nelle ultime due stagioni sono stato anche capitano per cui mi sentivo maggiormente responsabile nei confronti dello spogliatoio e della gente che veniva a tifare per noi. Ricordo che quella squadra era come una famiglia, c’era una grande coesione. Ad esempio, all’epoca, quando c’era il premio partita lo si divideva con tutti i componenti dello staff, compreso il magazziniere, Aldo Scardino e un certo Zio Nicola, che abitava alla Salinella e che dava una mano ad Aldo in magazzino, perché era giusto condividere con tutti coloro che ci erano vicini i nostri successi. Taranto ha rappresentato un periodo bellissimo della mia carriera, ho trascorso quattro anni entusiasmanti e fosse stato per me sarei rimasto anche più a lungo. In casa si giocava sempre davanti a 15/20 mila persone. Il Presidente Carelli mi fece un contratto che, lo posso dire senza problemi, dal punto di vista economico parecchi giocatori di serie A all’epoca si sognavano.  Nell’estate del 1991 fui richiesto da Fiorentina, Bologna, Genoa e Lecce, tutti club di massima serie ma rifiutai la loro corte, stavo bene a Taranto. Poi al termine di quella stagione fui sacrificato per portare denaro nelle casse societarie ed accettai il trasferimento al Brescia; accettai per il bene del club. Ripeto di Taranto ho ricordi bellissimi e mi fa enormemente piacere che a distanza di trenta anni la gente si ricordi ancora di me”.

Sei stato uno stopper arcigno, hai vestito le maglie anche di Lazio e Brescia in A. Qual è stato il giocatore più difficile da marcare?

“Si è vero ero uno tosto, entravo deciso specie sui giocatori più tecnici di me perché in qualche modo dovevo sopperire alle mie lacune ma non ero cattivo. Se devo citare un giocatore sicuramento quello è Gullit (centrocampista offensivo del Milan strabiliante di Sacchi, nota per i millenials…). Lui fisicamente era impressionante dirompente, devastante, una vera forza della natura. Io entravo deciso quando lo marcavo ma credetemi a volte ci rimbalzavo, non riuscivo a fermarlo. Ma poi in quegli anni nel nostro campionato c’erano tanti altri fuoriclasse come ad esempio Maradona e Van Basten”.

Sappiamo che segui da lontano le sorti del Taranto. Cosa auguri ai tuoi ex tifosi, stanchi ormai di vedere la propria squadra del cuore in serie D?

“È dura fare calcio oggi e soprattutto è difficile venir fuori dalla serie D. Per vincere ci vuole una società capace oltre che in possesso di una disponibilità economica importante. So che i tifosi tarantini sono un pò arrabbiati ed anche un po’ depressi per tutti questi anni passati nei dilettanti. Basta una sconfitta, come quella con il Brindisi, per far mugugnare una piazza che nonostante tutto riesce a portare allo stadio presenze che in molte piazze dell’attuale serie B si sognano. Taranto merita altri palcoscenici.  Io vorrei vederlo addirittura in serie A visto che non c’è mai stato. Però occorre fare un passo per volta, prima bisogna tornare tra i professionisti per cui dico ai tifosi, che meritano sicuramente il meglio, di avere pazienza, di dare fiducia alla società che so ha allestito una squadra molto competitiva. Ci sono delle cose da rivedere, da quel che sento, ma ci sono i presupposti per fare bene. L’importante è restare tutti uniti. Il mio augurio finale per gli splendidi tifosi rossoblù è che quest’anno sia quello giusto per il ritorno in C, ripeto il minimo per una città come Taranto.”

 

*foto tratte dal web e dalla pagina facebook di Luca Brunetti

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