«reMar Piccolo», un progetto di rilancio

 

Sottoscritti a Palazzo di Città i protocolli di intesa per il rilancio del Mar Piccolo
pubblicato il 05 Settembre 2019, 17:28
2 mins

Al Mar Piccolo spetta senza dubbio un posto d’onore fra le ricchezze di Taranto. È, dunque, inevitabile che gran parte del rilancio della città debba passare da qui. Questa mattina, a Palazzo di Città, il Comune, la Soprintendenza ai Beni Culturali e Archeologici, l’Istituto Talassografico e l’associazione Slow Food hanno sottoscritto un protocollo d’intesa che mira proprio a questo obiettivo.

Il Comune, infatti, si è aggiudicato un finanziamento regionale (€ 1.298.682,00) per il progetto «reMar Piccolo». Come spiegato in conferenza stampa, esso prevede una lunga lista di obiettivi di riqualificazione paesaggistica e ambientale delle coste del Mar Piccolo. Una delle linee d’azione più rilevanti prevede la realizzazione di infrastrutture per la mobilità lenta (ciclovie, percorsi pedonali), che in parte prevederà il recupero del tracciato della vecchia ferrovia Circummarpiccolo. Si tratta di un intervento già in parte anticipato, nelle sue linee guida, dal Piano Urbano della Mobilità Sostenibile. Occorrerà, poi, “ripulire” la costa dagli elementi “detrattori”, che deturpano l’ambiente. Il pezzo forte, tuttavia, potrebbe essere la riqualificazione dell’ex-deposito dell’Aeronautica Militare, recentemente dismesso. L’area, fra le più belle da un punto di vista paesaggistico, negli obiettivi del progetto, dovrebbe essere destinata a funzioni sportive, culturali e naturalistiche.

Oltre a queste azioni “concrete”, il progetto prevede una serie di “azioni immateriali”. La più rilevante, che sarà portata avanti con la collaborazione di Slow Food, è il “Presidio della cozza nera tarantina”, che prelude all’ottenimento (che il sindaco ha auspicato essere prossimo) della certificazione di origine per un prodotto che resta caratteristico del territorio, oltre che cruciale per l’equilibrio dell’ecosistema (la cozza, si ricorderà, è un organismo filtratore). Sarà sempre più necessario, però, affrontare il tema delle ricadute ambientali della mitilicoltura. Le “calze” in materiali plastici, infatti, infestano i fondali. Fra ricerca di nuovi materiali e istruzione dei mitilicoltori su alcuni comportamenti più ecosostenibili, molto c’è ancora da fare, ma le prospettive non mancano.

Condividi:

Commenta

  • (non verrà pubblicata)