Ex Ilva, cassintegrati: lettera a Di Maio. Lavoratori Ilva in AS: “Basta con i sindacati!”

 

pubblicato il 04 Settembre 2019, 18:26
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L’incertezza che regna sul futuro di ArcelorMittal è palpabile fra i lavoratori, soprattutto fra coloro i quali sono coinvolti nella cassa integrazione e in Ilva AS. Abbiamo ricevuto e pubblichiamo due lettere da parte di alcuni di essi. Una è rivolta direttamente a Luigi Di Maio, ex ministro dello Sviluppo economico.
“Egregio signor Di Maio, gradiremmo porre alla sua attenzione il disagio sociale ed economico che stiamo attraversando ormai da diversi anni, in particolar modo in questo periodo che avrebbe dovuto rappresentare una svolta positiva dopo un calvario subito nel corso di diversi anni or sono. Concettualmente eravamo ormai disposti a sacrificarci per l’ennesima volta in previsione di una lenta ma continua risalita, figlia di un accordo, il migliore possibile a vostra detta, concluso con una azienda che, a conti fatti, non ha mantenuto fede ai piani presentati, gli stessi che in primis hanno permesso di prevalere sull’altra cordata e seguentemente di riprendere quella fetta di mercato ormai persa a causa di negligenze imprenditoriali e questioni di carattere legale ed amministrativa. Le promesse di questa multinazionale hanno tratto in inganno noi comuni mortali perché utenti di una informazione particolarmente manipolabile e veicolata ma ci sorprende onestamente pensare che la stessa gaffe, nella accezione più formale possibile, sia stata fatta da un organismo sovrano che ha il compito di tutelare quantomeno la nostra dignità morale. Non capiamo come una potenziale flessione negativa di mercato così immediata ed eclatante possa sconvolgere quelle che erano in realtà le premesse di un rilancio sicuro ed annunciato, come riesca una azienda con queste prerogative ad accedere in modo così facile, diretto e disinvolto ad un ammortizzatore sociale tanto inverosimile quanto inaccettabile considerate le basi di questo accordo. In una situazione logica dato il grado di attendibilità di medio lungo termine dei piani industriali presentati, frutto di indagini di mercato appurate e mirate, qualsiasi accordo fondato su queste premesse diventerebbe fallimentare per definizione e, di conseguenza, meritevole di annullamento. La cosa sorprendente è che in virtù di questa analisi non solo questo non accade ma si concede con una facilità disarmante la cassa integrazione ordinaria per crisi di mercato distruggendo una economia che già versava in condizioni disastrose e questo per noi risulta assolutamente inaccettabile. Siamo esausti di pagare, noi con le nostre insicurezze economiche e la nostra dignità, le nostre famiglie ma soprattutto i nostri figli già vittime di uno scenario ambientale catastrofico ed allo stesso tempo martiri di un futuro che dovrà necessariamente portarli lontani dai propri affetti perche intorno a loro vi è solo terra bruciata e nessuna prospettiva. Riteniamo, a nome di tutti i dipendenti ma soprattutto dei cittadini di Taranto, che venga rispettata la nostra dignità, di non essere presi in giro neanche dalla più grande delle multinazionali e che il governo si faccia carico di questa situazione in quanto ciò che potrebbe apparire come nostra debolezza potrebbe diventare contro ogni aspettativa lo spunto per far nascere qualsiasi forma di protesta se questa dovesse anche solo consentirci di fare un piccolo ma significativo passo in avanti. La vera moralità consiste non nel seguire già il sentiero battuto, ma nel trovare la propria strada e seguirla coraggiosamente (Mahatma Gandhi). F.to Cassaintegrati Mittal“.
“Siamo un gruppo di lavoratori ex-ILVA (Amministrazione Straordinaria) in Cigs (Cassa integrazione straordinaria), vittime sacrificali di un accordo calato dall’alto e mai discusso con i lavoratori in fabbrica. Accordo ‘maledetto’ intavolato per la cessione ILVA alla multinazionale Arcerol Mittal e sottoscritto al Ministero dello Sviluppo economico lo scorso 6 settembre 2018 tra sindacati, Am Investco, Governo e Commissari Straordinari. Tramite questo accordo è stata ratificata la morte della città di Taranto e la messa al lastrico di migliaia di operai che grazie al lavoro in quella fabbrica riuscivano a sfamare famiglie intere. Nel volgere di qualche mese, sono stati spediti a casa ben 2586 lavoratori, con criteri di scelta al quanto discutibili, le cui motivazioni non sono mai arrivate per diretta volontà dei nuovi proprietari, ma per mezzo di una sentenza del giudice Lorenzo De Napoli che condannava Mittal per comportamento anti sindacale. A distanza di 5 mesi dall’ esubero e nonostante la sentenza di condanna, tali motivazioni comunque, risultano ancora incomplete e parziali. A tutt’oggi le discriminazioni operate sulle scelte scriteriate utilizzate per la selezione degli esuberi non sono state chiarite e nonostante le numerose missive fatte pervenire attraverso i legali di alcuni lavoratori, TUTTO TACE! con gentile placet del ‘governo del cambiamento’! Ad un governo silente ed una giustizia parziale, fanno eco gli slogan penosi dei sindacati ascoltati nel post accordo: ‘ZERO ESUBERI’, con la promessa di un sicuro riassorbimento degli operai entro il 2024; promesse che ad oggi ci sembrano chimere; cosi come utopie restano le promesse di reimpiego dei lavoratori nelle fantomatiche bonifiche, con annessi corsi di formazione di cui oggi si è persa voce. Ma i sindacati ormai abbiamo imparato a conoscerli molto bene, sulla carta dovrebbero tutelare i lavoratori ma che nei fatti sono totalmente piegati alle volontà aziendali, abili oramai nel revocare scioperi un secondo dopo averli proclamati anche con colleghi scomparsi nell’acque nella zona portuale e ritrovati dopo alcuni giorni cadaveri. A distanza di un anno infatti lo scenario è completamente opposto a quello preventivato dai sindacati, i famosi ‘zero esuberi’ sono diventati 1100 autolicenziamenti. Operai che hanno optato per l’esodo incentivato, con la speranza che 100mila euro lordi possano aiutarli ad avviare un lavoro in proprio. Ma il loro futuro è ben chiaro a tutti. Disoccupazione! Oggi assistiamo ad ennesime prese in giro, da parte della politica, infatti, durante il dibattito dello scorso 30 agosto alla festa Usb a Talsano, il senatore (5stelle) Mario Turco ha affermato di aver già pronto un emendamento da inserire nel prossimo D.L Impresa di settembre. Ci chiediamo da chi abbia avuto mandato per redigere un tale emendamento? Se ci sono dei lavoratori Ilva in AS che gli hanno suggerito di adoperarsi per loro perché non specifica da quali lavoratori è stato consigliato? Chi gli ha chiesto di anticipare la CIGS restante dei futuri prossimi 4 anni? Secondo quali teorie il pentastellato crede che ciò incentiverebbe l’ulteriore uscita dal mondo metalmeccanico/siderurgico di ulteriori lavoratori? Siamo davvero stanchi quasi sfiniti da questo mondo politico infame, non ci sentiamo più in alcun modo rappresentati da NESSUNO! E per questo non escludiamo di costituire nei prossimi mesi un Comitato di lavoratori in Cigs, che resterà completamente fuori da contesti e logiche sindacali, non sarà serbatoio di voti per nessuno e non sarà foraggiato da alcun partito politico. Avremo come vero e unico scopo quello di dare la reale voce dei lavoratori per troppo restata inespressa. Una sola ed unica voce senza filtri sindacali alla camomilla. Con questo comunicato intendiamo inoltre informare tutti, dalla classe dirigente a quella sindacale che da oggi non avrete più a che fare con dei lavoratori sporadici in cigs ma con un gruppo sostanzioso di persone incazzate sul serio che pretendono rispetto e dialogo sulle attuali precarie condizioni in cui stiamo vivendo. Chiediamo quindi ufficialmente che qualunque idea o mossa che i sindacati intendessero intraprendere per tutelare i nostri interessi venga completamente condivisa preventivamente con noi. La voce dei lavoratori in Cigs (se permettete) la portiamo noi diretti interessati, quindi da oggi ogni azione andrà discussa in dibattiti pubblici riservati ai soli lavoratori, con tutte le sigle sindacali e senza bandiere o stendardi al seguito. F.to Lavoratori Ilva in AS”.

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Un Commento a: Ex Ilva, cassintegrati: lettera a Di Maio. Lavoratori Ilva in AS: “Basta con i sindacati!”

  1. Antonio Forte

    Settembre 4th, 2019

    Complimenti per l’articolo….le solite minacce e rabbia (spacca e mitt a u sol) come si dice a Taranto.Io sono un ex lavoratore ilva come voi,che ho deciso di accettare l’incentivo all’esodo volontario e farla finita con questi giochi di potere messi in atto da governo,sindacati e azienda……MI RIVOLGO ALL’AMICO CHE HA PUBBLICATO L’ARTICOLO…….CHI HA ACCETTATO L’ESODO INCENTIVATO, LO HA FATTO NON PERCHÉ STA BENE ECONOMICAMENTE O PERCHÉ HA UN DIVERSIVO (COME NEL MIO CASO)LO HA FATTO PER UNS PRESA DI COSCIENZA CHE AD ARCELOR MITTAL NON SERVITE.CHIARO?VOLETE CONTINUARE A VIVERE DI ILLUSIONI?FATE PURE,LA REALTÀ È QUESTA,CHE VI PIACCIA O NO…..RIUNIRSI PER COMBATTERE IL SISTEMA?(MA SAI COSA SE NE FREGANO DI UN MIGLIAIO DI DISOCCUPATI CHE PROTESTANO?)NIENTE……SIETE STATI VOI INGENUI A NON COMPRENDERE IL GIOCO MACABRO MESSO IN ATTO……IL POSTO SICURO SPONSORIZZATO DAI SINDACATI?UTOPIE,SOLO STUPIDSGGINI…..LA REALTA È CAMBIATA SIGNORI, NEL 2019 LA PAROLA CHIAVE È “FLESSIBILITÀ “NEL MONDO DEL LAVORO, A TUTTI FA COMODO AVERE IL POSTO SICURO……”DI SICURO C’È SOLO LA MORTE”
    ps.un ex operaio ilva come te.

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