Groenlandia, terra di ghiaccio

 

I cambiamenti climatici ne minano la geografia ma è appetibile dalle potenze mondiali
pubblicato il 02 Settembre 2019, 10:52
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Questa foto è stata scattata del satellite Landasat pochi gioni fa, si vedono i ghiacciai Helheim, Fenris e Midgard in Groenlandia e confrontano l’attuale situazione dei ghiacciai con quella del 1972. Tale confronto serve a studiare le modifiche ambientali che avvengono sulla superficie del nostro pianeta Ebbene, in quest’arco di tempo, di poco meno di 50 anni, il ghiacciaio Helheim, uno dei più grandi della Groenlandia, si è ritirato di circa 7,5 chilometri, mentre il ghiacciaio Midgard, più a est, si è ritirato di circa 16 chilometri dividendosi in due rami: le cime delle rocce appaiono dunque più esposte.
L’altra grande preoccupazione è legata al fatto che i ghiacciai appaiono visibilmente più scuri rivelando che la superficie si è sciolta e ricristallizzata più volte, incorporando polveri e frammenti minerali in questo processo. Inoltre le terre emerse mettono in evidenza il permafrost, cioè la terra ghiacciata che contiene il metano e altri gas Co2 che stanno provocando il riscaldamento globale e il cambiamento delle correnti marine che regolano il clima .
L’informazione è in continua evoluzione, non sempre completa per capire bene il pianeta su cui viviamo e l’ecosistema. Da tempo siamo abituati alla pubblicità intervallata da notizie, mentre prima era il contrario. In questo modo il fattore umano conta sempre di meno, si riassume brevemente con poca o nessuna conoscenza delle reali conseguenze sulle popolazioni che vivono sopra il circolo polare Artico.
La Groenlandia è caratterizzata da fenomeni naturali come il sole di mezzanotte in estate e l’aurora boreale in inverno, un inverno rigido che blocca tutte attività. Sul comportamento dei ghiacci e sul loro spessore e l’ambiente marino, ho avuto la netta sensazione dall’inizio degli anni ’70, in particolare nella zona della ”Disko Bay” detta anche il garage degli iceberg, documentando anche con immersioni sotto i ghiacci, che le le polveri presenti analizzate provenivano dalle industrie del nord Europa: venivano trasportate dal vento, causando le piogge o le nevi acide, provocando un danno sul delicato ecosistema di una vasta area, configurando il reato di inquinamento trasnazionale.

Scoperta dai Vichinghi intorno all’anno 1000 colonizzata poi da pescatori inuit di origini siberiane, la Groenlandia (in danese Grønland, Terra verde) è l’isola più grande del mondo. Collocata nell’estremo nord dell’oceano Artico, per decenni isolata dai grandi giochi geopolitici e culturali, oggi la Groenlandia ha 60000 abitanti, di cui una percentuale, il 90%, è di origine inuit, mentre le percentuali rimanenti sono in massima parte europei (danesi in maggioranza). La popolazione è concentrata lungo i fiordi nella parte sudoccidentale dell’isola, che ha un clima più mite. In questi giorni è salita alla ribalta delle cronache, perché il presidente Trump ha chiesto alla Danimarca di voler comprare l’isola.
Ricoperta di ghiaccio per l’84% della superficie, con una catena montuosa che arriva ai 3000 metri, dove le attività umane principalmente si svolgono con l’industria della pesca nella zona costiera, è soggetta ai cambiamenti climatici. Tra il 31 luglio e il 3 agosto scorso l’ondata di caldo che ha colpito l’Europa continentale ha portato grandi masse di aria calda sull’isola, con risultati drammatici: in soli cinque giorni, 60 miliardi di tonnellate di ghiaccio si sono sciolte sulla superficie della calotta groenlandese. Una cifra che supera di 40 miliardi di tonnellate le medie stagionali, e che non tiene in considerazione i ghiacci sciolti al di sotto della superficie marina, su un totale di 440 miliardi di tonnellate di ghiacci.
Ma l’attenzione attuale è dovuta anche alle ricchezze di materie prime. I progressi tecnici, di ricerca e sistemi moderni di estrazione, le materie prime come l’uranio e idrocarburi hanno risvegliato gli interessi delle grandi potenze. In passato la  Danimarca, dal 1752 al 1917, aveva delle colonie nelle Antille Danesi, oggi Isole Vergini , dopo la Seconda mondiale furono vendute agli Stati Uniti e la Dainimarca riprese il controllo dell’isola; poi nel 1953 passò allo status coloniale, dal 1979 ottenne il diritto all’autogoverno e nel 1985 l’isola usci dalla Comunità Economica Europea tramite un referendum.
Rimane agli Usa il territorio della base militare di Thule, creata durante la Seconda guerra mondiale, è la base militare più settentrionale. Durante la Guerra Fredda, la Groenlandia ebbe una importanza strategica, in quanto controllava parte del passaggio tra i porti sovietici sull’Artico e l’Oceano Atlantico, oltre ad essere una buona base per l’osservazione di qualsiasi uso di missili balistici intercontinentali, le cui rotte erano tipicamente programmate per passare sopra l’Artico. Gli USA erano di conseguenza molto interessati alla Groenlandia e anche nel 1946 provarono addirittura a comprarla offrendo ben 100.000.000 di dollari alla Danimarca, ma questa rifiutò l’offerta come ha fatto in questi giorni per le proteste della popolazione.
La capitale. Fu fondata 1728 dal missionario norvegese Hans Egede col nome Godthåb (“buona speranza”). Allora la Groenlandia era una colonia norvegese sotto il Regno di Danimarca e Norvegia. Nuuk è abitata sin dall’epoca dei Vichinghi, nel decimo secolo.
Il nome danese Godthåb fu abbandonato nel 1979 in favore di quello groenlandese Nuuk, con il significato di “il capo”, in quanto posta alla fine del fiordo Nuup Kangerlua. Vivono circo 20000 persone e sede di una Università che ho avuto modo di visitate lasciando come ricorda una foglia grande dei fichi di Puglia, in una terra dove gli alberi non esistono.

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