A proposito di Giochi e mancette…

 

Un po' di chiarezza non guasta in un mondo di urlatori stagionali e soprattutto poco informati sulla storia sportiva della città
pubblicato il 01 Settembre 2019, 09:16
8 mins

In tutta onestà avremmo preferito non commentare: non ci piace la polemica spicciola, evitiamo sempre di infilarci in scambi d’accuse becere che non producono nulla di positivo. La critica, secondo il nostro modesto modo di vedere, per quanto feroce possa essere deve possedere un’unica missione: contribuire al miglioramento, non certo alla distruzione. Sempre.
Questa storia dei Giochi del Mediterraneo e gli effetti collaterali di una campagna pubblicitaria promossa dal Comune, solleva polveroni quotidianamente. Soprattutto innesca insinuazioni, a parer nostro, di bassa lega propalate da censori stagionali. Ma rispettiamo anche il pensiero di costoro, fa parte del confronto di idee. A prescindere.
Scusate, di grazia: possiamo dire la nostra? Intanto, i Giochi del Mediterraneo – va sottolineato senza ombra di dubbio – non possiedono l’appeal delle Olimpiadi nè delle Universiadi, figuriamoci di un campionato del mondo o europeo di calcio e persino di basket o volley o nuoto, giusto per citare gli sport più popolari. Lo sanno gli organizzatori del pianeta sportivo, lo sanno perfettamente le città che di volta in volta li ospitano.
Però, è assolutamente incontrovertibile che rappresentano un momento importante per lo sport, una vetrina per i talenti del futuro (qualcuno fa finta di non sapere o non sa, per esempio, che la grande Federica Pellegrini ha vinto due medaglie d’oro nell’edizione dei Giochi di Pescara, nel 2009), una spesa d’immagine per il territorio il quale, se ben governata, ottiene buone ricadute in termini di economia diffusa: se vogliamo negare ciò, allora parliamo d’altro e lasciamo stare lo sport a chi lo ama e soprattutto lo conosce. Affermare poi che alcune discipline dei Giochi del Mediterraneo saranno dirottate anche fuori dai confini provinciali e per questo sparare negatività sull’evento, significa dimenticare che nella panoramica mediatica prima, durante e dopo il marchio dei Giochi è Taranto, e non altre città: le Olimpiadi invernali del 2026 si terranno a Milano e Cortina, i Campionati del Mondo di calcio sempre del 2026 in Canada e negli Stati Uniti, così, giusto per ricordare certe sinergie a più alti livelli. Se, infine, vogliamo minimizzare la possibilità (e qui bisognerà per davvero vigilare sull’efficienza del territorio) che nasceranno impianti nuovi (piscina olimpica e centro nautico, per esempio) e altri verranno recuperati, allora siamo lontani da una visione globale e lungimirante della città futuribile.
E, per favore, lasciamo stare discorsi che riguardano la sanità e le strutture sanitarie, così come abbiamo letto sui social ad esempio: le carenze ultradecennali in un comparto disastrato come questo non si risolvono rinunciando ai Giochi, anche perchè il governo della sanità appartiene allo Stato e soprattutto alla Regione, e non va dimenticato soltanto per inseguire demagogicamente un obiettivo politico da demolire.
Dunque, ben vengano i Giochi, così come eventualmente altre manifestazioni di grande livello. Perchè, purtroppo, la memoria corta di certe persone occulta la storia di questa città. In passato, e per quasi un ventennio, Taranto ha organizzato i campionati internazionali femminili di tennis, ch’erano secondi soltanto a quelli del Foro Italico e tra i primi tornei d’Europa. In passato, Taranto ha ospitato la final four di Coppa Italia femminile di pallavolo. In passato, Taranto ha più volte ospitato tappe del Giro d’Italia a vela e di ciclismo. In passato, e la finiamo qui, Taranto ha ospitato gare internazionali di motonautica (Pasquale Ariante, tarantino, è stato campione europeo se qualcuno lo ricorda), di canottaggio, per non parlare del campionato del mondo offshore (la Formula Uno di motonautica), la stessa Spartan Race. Di esempi ne potremmo fare a iosa, ma evidentemente c’è più di qualcuno che fa finta di non ricordare. O, peggio, non conosce.
E allora ci chiediamo: che senso ha tutta questa acredine nei confronti di un evento di grande spessore come i Giochi? L’importante è che tutto proceda come deve. E chi ci conosce e ci segue, sa benissimo che in tutta questa fase non ci siamo certi lasciati andare all’enfasi o ad apprezzamenti prosaici, non abbiamo fatto parte neppure del blitz a Patrasso (sabato scorso, per la proclamazione ufficiale di Taranto quale sede dei Giochi) perchè altri colleghi sono stati preferiti: non ci siamo lamentati in altre occasioni, non lo abbiamo fatto neppure in questo caso perchè crediamo nel nostro lavoro e cerchiamo di offrire ai lettori una produzione accettabile e credibile, senza invidie per altri chiamati in eventuali passerelle ufficiali.
Qui veniamo a quelle che più di qualcuno ha chiamato mancette ad alcuni organi di informazione, la famosa campagna pubblicitaria promossa dal Comune. Intanto, lo affermiamo in premessa: nelle scelte grafiche del Comune c’è poco di identitario e poca originalità, ma questo è un nostro umilissimo parere. I loghi scelti non ci sembrano il meglio: lo hanno sottolineato in tanti, ma chissà perchè non si afferma altrettanto (se non negli ambienti culturali) per quello del MarTà, la cui ‘M’ dell’acronimo somiglia parecchio a qualche simbolo del ventennio fascista. Ma tant’è…
Tornando al Comune. Avrebbe dovuto distribuire a pioggia le risorse messe in campo per la pubblicità? Avrebbe dovuto distribuirle a livello nazionale e non solo a RCS (editrice, tra l’altro, della Gazzetta dello Sport)? Sì, concordiamo: lo diciamo in tutta franchezza. Ma ciò non significa che conosciamo a fondo le strategie di comunicazione del Comune attuali e future. Soprattutto, ci chiediamo: perchè mai in passato, anche recente, non c’è stata levata di scudi allorquando il Comune ha scelto alcuni canali di informazione per campagne pubblicitarie (prendete quella delle festività natalizie) escludendone altri? E inoltre: perchè mai taluni protestano quando in passato con la politica e con i politici hanno sguazzato senza problemi, magari pure sotto forma di quelle che molti chiamano ‘marchette‘? Attenzione: sono scelte, che ripetiamo ancora rispettiamo ma che non possono essere dimenticate non appena qualcosa non va per il loro verso.
E, infine, lasciamo stare i problemi ambientali, le di cui sopra ‘mancette’ sarebbero utili quale oppio dell’informazione o i Giochi per nascondere sotto il tappeto una tragedia che è sotto gli occhi di tutti e che conoscono in tutto il mondo. Soprattutto, taluni censori farebbero bene – è un consiglio, credeteci – a seguire quotidianamente i gravi problemi ambientali attraverso la ricerca e lo studio delle documentazioni, approfondendo quel che accade nei meandri della vicenda, e non soltanto affidandosi a questo o quel comunicato.
Per favore, lo facciamo con garbo: svestitevi dei panni da censore, perchè certe lezioni sull’ambiente non possiamo proprio accettarle da chi il problema lo affronta demagogicamente e superficialmente. E, soprattutto, a seconda di come cambiano le stagioni…

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

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