Ex Ilva in AS, ArcelorMittal e lavoratori nel limbo

 

Si aspetta la risolzuione della crisi di governo per la questione immunità. In sospeso la vicenda Afo 2, mentre c'è fermento nell'indotto
pubblicato il 29 Agosto 2019, 10:53
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Bocche cucite, linea attendista e lavoro sottotraccia. Potrebbe essere riassunto così l’incontro di ieri a Roma al MiSE presieduto dal capo di gabinetto Vito Cozzoli, alla presenza dei commissari straordinari di Ilva in Amministrazione straordinaria e dei rappresentanti di ArcelorMittal Matthieu Jehl (amministratore delegato) e Samuele Pasi (direttore generale).

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/08/28/ex-ilva-vertice-a-roma-tra-arcelor-e-commissari/)

Da entrambe le parti si è parlato di un vertice interlocutorio, per fare il punto della situazione sull’imminente futuro del siderurgico tarantino. Da ArcelorMittal Italia fanno sapere di essere sempre in attesa della risoluzione della crisi di governo, per capire che destino avrà la norma sull’esimente penale presente nel decreto Salva Imprese, approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 6 agosto con la formula del ‘salvo intese’, rendendolo di fatto un testo secretato e conoscibile soltanto una volta pubblicato in Gazzetta Ufficiale, dopo la firma del Presidente della Repubblica. Cosa che ovviamente non è ancora avvenuta. Sembrerebbe però che durante la riunione di ieri il MiSE abbia garantito di star lavorando affinché tutto si risolva al più presto.

Sia come sia, il 6 settembre scadrà la norma sull’esimente estesa sino al 2023 approvata nel 2015, ed entrerà in vigore quella prevista dal decreto Crescita: azione che ha portato ArcelorMittal a minacciare di lasciare la gestione degli impianti di Taranto, in quanto sguarnita delle protezioni legali che garantiva la vecchia norma. Inoltre, per la multinazionale aver cambiato in corso d’opera una norma così importante, va a rendere nullo l’addendum al contratto di affitto dei rami d’azienda sottoscritto il 14 settembre di un anno fa, consentendo quindi alla stessa di presentare eventualmente una richiesta di danni allo Stato italiano. Una situazione ingarbugliata gestita malissimo a livello politico, che ha fornito un assist incredibile alla multinazionale dell’acciaio.

Sul fronte prettamente tarantino, è stata poi affrontata l’annosa questione relativa allo stop dell’altoforno 2 previsto per il 10 ottobre. La prossima settimana, Ilva in Amministrazione Straordinaria dovrebbe presentare altre due istanze (una in Appello e l’altra direttamente al giudice monocratico Maccagnano) nelle quali chiederà il dissequestro dell’impianto e la possibilità di attuare quelle prescrizioni ancora in sospeso, presentando ai giudici un quadro diverso rispetto al passato. Anche qui però le cose non sono affatto chiare e lineari, visto che la Procura lo scorso 23 luglio aveva accettato l’istanza dei commissari, prescrivendo però agli stessi una tempistica minore rispetto ai 150 giorni prospettati da Ilva in AS per ottemperare ai lavori previsti. Resta inoltre irrisolto il nodo maggiore di tutta questa vicenda, come scrivemmo tempo addietro: l’altoforno 2 è un impianto datato, non di ultima generazione e di fatto è impossibilitato a recepire tutte le prescrizioni indicate dal custode giudiziario, l’ing. Barbara Valenzano, nel lontano 2015. In particolar modo la presenza del lavoratore sul piano di colata, che si vorrebbe evitare introducendo un sistema di automazione in remoto: cosa che per l’Ilva non è realizzabile. Tra l’altro, ciò avviene anche per quanto riguarda gli impianti Afo 1 e Afo 4, dunque il problema riguarda tutti gli altiforni presenti in Ilva e non soltanto quello incriminato. Anche qui staremo a vedere come sarà dipanata questa matassa.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/08/28/2ex-ilva-pronte-due-istanze-per-evitare-sto-afo-2/)

Infine, come era facile prevedere oltre un anno fa, si iniziano a registrare i primi problemi nell’indotto e nell’appalto, visto che il 30 settembre scadranno molti contratti per diverse aziende, in particolar modo nei servizi e nelle pulizie civili e industriali e nei trasporti. ArcelorMittal ha infatti deciso di affidare la gestione di questi servizi ad una società da essa controllata, oltre ad aver affidato compiti a singole aziende che prima venivano svolte da molte più imprese, risparmiando sui costi una cifra pari al 40%. Non tutti gli operai potranno però usufruire della clausola sociale che impegna il nuovo operatore a riassumere i lavoratori delle ditte escluse, visto che la clausola è presente soltanto nel contratto Multiservizi e non in quello Metalmeccanico. Si parla di quasi 500 lavoratori che rischierebbero il licenziamento: un fronte molto caldo che i sindacati stanno denunciando da tempo, ma anche in questo caso di difficile soluzione.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/08/28/ex-ilva-partono-prime-procedure-di-licenziamento-nellindotto/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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