Discarica Grottaglie, Consiglio di Stato ‘chiude’ il sito

 

Ecco la sentenza che spiega nel merito il perché il progetto di 'sopralzo' era sbagliato e ingiustificato. Ora inizia una nuova storia
pubblicato il 29 Agosto 2019, 19:45
18 mins

Il Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), ha pubblicato la sentenza con la quale accoglie la tesi del comune di Grottaglie, di San Marzano di San Giuseppe e Carosino, contro il progetto di ‘sopralzo’ della discarica di Linea Ambiente e rigetta il ricorso della società. Il Consiglio di Stato di fatto ha riscritto la sentenza del Tar dello scorso gennaio, entrando nel merito della questione. Sostenendo come fosse del tutto errata la tesi formulata dalla società Linea Ambiente, proponente il progetto che ottenne il 5 aprile del 2018 l’ok da parte della Provincia di Taranto. Tanto da ritenere fondati i rilievi dei comuni originari ricorrenti che avevano ravvisato nella decisione della Provincia profili di “illogicità e iraggionevolezza”.

Lo scorso 23 maggio, come si ricorderà, si tenne la pirma udienza presso il Consiglio di Stato, che decise di andare avanti nel procedimento ed emettere quindi una sentenza definitiva, dopo aver rigettato la richiesta di sospensiva avanzata dalla società Linea Ambiente.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/07/24/discarica-grottaglie-la-procura-chiede-giudizio-immediato-per-tamburanno2/)

L’origine della vicenda 

La Società Linea Ambiente S.r.l., come si ricorderà, gestisce una discarica di rifiuti misti non pericolosi sita nel Comune di Grottaglie, località Torre Caprarica, avente una volumetria di 2.334.000 mc.

In data 14 dicembre 2015 la stessa società presentava alla Provincia di Taranto un’istanza tesa a ottenere il rilascio di un provvedimento di compatibilità ambientale (VIA), un’autorizzazione integrata ambientale (AIA) e un provvedimento di compatibilità paesaggistica per l’aumento della volumetria della discarica di ulteriori 2.234.000 mc, sul presupposto che il profilo altimetrico autorizzato non sarebbe stato altrimenti idoneo a garantire il regolare deflusso delle acque meteoriche di ruscellamento.

Un’iter amministrativo iniziato l’11 febbraio 2016 la Provincia di Taranto dava avvio alla Conferenza di Servizi, che si concludeva il 5 aprile 2018, senza sottoporre il nuovo parere del CTP alla Conferenza di Servizi, la Provincia di Taranto adottava il provvedimento favorevole all’accoglimento dell’istanza.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/07/17/discarica-grottaglie-tutto-puo-ancora-succedere/)

Le considerazioni nel merito della sentenza del Consiglio di Stato

La domanda di Linea Ambiente, ricorda il Consiglio di Stato nella sentenza, è stata formalmente avanzata al fine di pervenire all’ “ottimizzazione orografica” del III lotto del sito di discarica. Con la Provincia che ha ritenuto che l’unica opzione percorribile fosse quella di abbancare sul sedime di discarica esistente ulteriori quantità di rifiuti, per un totale di 1.580.000 mc, sopraelevando la quota di conferimento di 15 metri e prolungando il ciclo di vita dell’impianto di ulteriori 5 anni dalla data di esaurimento della volumetria attualmente autorizzata.

In tal senso, si riportano i passaggi rilevanti del provvedimento impugnato:

l’opzione zero, analizzata nello Studio di Impatto Ambientale (SIA), cioè il non realizzare l’intervento, determinerebbe, in un orizzonte a breve e lungo termine, il non regolare deflusso delle acque meteoriche di ruscellamento causando potenziali aree di ristagno delle acque meteoriche nel corpo della discarica;

l’ottimizzazione orografica senza modificare i quantitativi di rifiuto autorizzato non è tecnicamente perseguibile dato che quest’ultima sarebbe ottenibile solo tramite l’ipotetica rimozione del rifiuto dalle zone perimetrali della discarica e successivo riporto nella parte centrale, con tutti i risvolti negativi dell’operazione (gestione degli impatti sull’ambiente). Inoltre, la ricarica dei rifiuti locale/settoriale non può garantire con certezza il rispetto delle pendenze necessarie anche nella fase di post-chiusura della discarica, ad assestamenti avvenuti, presentandosi quale soluzione estemporanea;

l’alternativa progettuale per la riprofilatura della discarica con l’utilizzo di inerti anziché con i rifiuti determinerebbe, in considerazione del maggior peso specifico del materiale, maggiori rischi per la stabilità delle tubazioni di raccolta del percolato e del fondo della discarica nonché consumo di materia prima e impatti ambientali legati alle operazioni di scavo;

l’utilizzo dei rifiuti, ancor più in presenza della frazione organica stabilizzata dello stesso (FOS), è una buona prassi progettuale che è frequentemente adottata per interventi simili a quelli in oggetto;

l’intervento di riprofilatura, elaborato sulla base del rispetto di consolidati riferimenti di settore, trova altresì un positivo riscontro tecnico in un procedimento analogo (rif. sentenza del TAR Puglia n°127/2017 – sezione prima); dalla lettura della citata sentenza si evince, tra l’altro, che per quanto attiene la riprofilatura di una discarica per rifiuti speciali non pericolosi, “la conformazione a panettone risulta essere ottimale per la gestione delle acque meteoriche incidenti sul corpo della discarica”.

Nella sentenza il Consiglio di Stato evidenzia come non sia oggetto di contestazione che l’autorizzazione originaria, nella cui titolarità Linea Ambiente è succeduta, prevedesse l’obbligo di garantire il regolare deflusso delle acque meteoriche anche nella fase di post chiusura, per almeno trenta anni. Del resto, a tal fine, il d.lgs. n. 36 del 2003, prescrive anche l’appostamento di congrue garanzie finanziarie unitamente all’elaborazione di un piano di gestione operativa e finanziaria che ha riguardo anche, se non soprattutto, alla fase di post – chiusura (cfr. l’art. 8 del d.lgs. n. 36 del 2003).

L’unico tema che poteva venire in rilievo in sede di autorizzazione della variante richiesta era quindi squisitamente tecnico e riguardava l’individuazione delle misure più idonee alla corretta gestione della discarica nella fase di post-chiusura.

Orbene, pare al Collegio, si legge nella sentenza, “che LE OPZIONI ALTERNATIVE A QUELLE DELL’ABBANCAMENTO DI UNA ULTERIORE INGENTE MOLE DI RIFIUTI SPECIALI, NON SIANO STATE SUFFICIENTEMENTE INDAGATE E CHE, AL RIGUARDO, LA PROVINCIA DI TARANTO SI SIA GENERICAMENTE LIMITATA AD EVOCARE MAGGIORI IMPATTI NEGATIVI SULL’AMBIENTE DI TALI SOLUZIONI ALTERNATIVE, SPOSANDO INTERAMENTE LE TESI PROPUGNATE NELLA DOCUMENTAZIONE ALLEGATA ALL’ISTANZA AIA (CFR. IN PARTICOLARE RELAZIONE TECNICA AIA E DOSSIER TECNICO, DOC. 2 ED DOC. 26 LA IN PRIMO GRADO; CFR. ANCHE, DOC. 40, ANALISI TECNICA, SEMPRE DEPOSITATO DA LA), IN CUI SI ASSUME L’ECCESSIVO SOVRACCARICO DETERMINATO DAL MATERIALE INERTE E IL MAGGIORE SPRECO DI RISORSE AMBIENTALI“.

In particolare, al Consiglio di Stato non è chiaro “perché siano state del tutto escluse le soluzioni poste in essere dalla Linea Ambiente per far fronte al medesimo problema quale verificatosi nei lotto I e II della discarica di Grottaglie. Come ricordato dal consulente tecnico dei Comuni ricorrenti, prof. Erio Pasqualini (doc. n. 41 depositato dai ricorrenti in primo grado), è stata la stessa LA, a pagina 29 e 30 del documento denominato Annesso I – Hystory Case, allegato alla Relazione tecnica AIA, ad affermare: “Il corpo rifiuti dei Lotti I e II è stato oggetto in passato di diverse riprofilature (con rimozione dei teli provvisori e successivi ripristini) per compensare i cali registrati che non garantivano il regolare deflusso delle acque. L’attuale configurazione morfologica del I e II Lotto con pendenze mediamente superiori al 5% favorisce il deflusso delle acque meteoriche, ad esclusione di una porzione limitata di discarica stimabile in circa 4.500 mq, presso l’angolo Sud-Est della discarica che presenta pendenze dell’ordine dei millesimi percentuali. Per far fronte a tale problematica Linea Ambiente nella relazione tecnica di chiusura, allegata alla comunicazione prot. 538 del 21.3.2016 inviata alla provincia di Taranto, ha avanzato la proposta di depositare sul manto provvisorio in HDPE strati di materiale inerte in misura maggiore rispetto a quelli previsti dal D.lgs. 36/03, in modo da ottenere il ripristino delle pendenze necessarie a garantire il corretto allontanamento delle acque meteoriche”.

In linea di principio, quindi, per garantire il regolare deflusso delle acque meteoriche non occorre necessariamente incrementare la volumetria di discarica. Viene quindi fatto al Collegio “di chiedersi perché, nel caso di specie, non sia tecnicamente possibile operare come già fatto nel Lotto I, con la riprofilatura del corpo rifiuti associata alla rimozione dei teli provvisori e al loro successivo ripristino, o come previsto per il Lotto II con il riporto di strati di materiale inerte“.

Al riguardo, ad esempio, le più volte evocate Linee Guida delle Regione Lombardia per la progettazione e gestione sostenibile delle discariche (richiamate nella documentazione AIA e nella memoria tecnica di Linea Ambiente) “si limitano a stabilire che le pendenze di fine conferimento debbano essere progettate per garantire una pendenza minima di almeno il 5%, ma non già che, per ovviare ad un errore progettuale, tale obiettivo possa essere conseguito in modo soddisfacente solo attraverso l’abbancamento di ulteriori rifiuti“.

In ogni caso, anche nel corso del presente processo, nella sentenza si legge che “non è stata fornita una specifica dimostrazione relativa alla necessità di aumentare la volumetria del III lotto esattamente nella misura individuata da Linea Ambiente, la quale, di fatto, per la sua entità, configura una nuova discarica al di sopra di quella esistente“.

Al riguardo, per il Consiglio di Stato occorre in particolare considerare che ai sensi dell’art. 12, comma 2, del d.lgs. n. 36 del 2003, la verifica della conformità delle morfologia di una discarica – “e, in particolare, della capacità di allontanamento delle acque meteoriche” – al progetto autorizzato, è un adempimento specifico della fase di chiusura.

Di talché “non è chiaro come una modifica funzionale alla corretta chiusura della discarica, e quindi funzionale alla fase di post – gestione, abbia condotto invece alla programmazione del prolungamento dell’esercizio operativo di ben cinque anni“.

Per completezza, quale utile dato di raffronto, si evidenzia che, nel precedente citato dalla Provincia di Taranto (ovvero la sentenza del TAR per la Puglia n. 127 del 9 febbraio 2017, confermata dalla sentenza di questo Consiglio n. 3972 del 28 giugno 2018) “si verteva in ordine ad una variazione morfologica implicante un aumento di soli 72.000 mc di rifiuti speciali non pericolosi, notevolmente inferiore alla volumetria di cui oggi si verte, pari ad 1.580.000 mc“.

Infine, una ragionevole spiegazione dell’ineluttabilità di tale opzione (dal punto di vista tecnico – ambientale) non si rinviene nemmeno nella “memoria tecnica” depositata in primo grado da Linea Ambiente a firma del prof. Raffaello Cossu laddove questi, da un lato, si è limitato ad affermare che “l’incremento del volume (necessario per garantire il 5% di pendenza) rappresenta un’opportunità per la comunità in primis. In campo ambientale queste sinergie sono normali e frequenti” (pag. 19 e ss.), e dall’altro che le soluzioni alternative proposte dai ricorrenti sono “assurde” dal punto di vista tecnico, ambientale ed economico. In particolare, secondo detto consulente, la prima soluzione (quella della riprofilatura dei volumi esistenti) creerebbe delle zone di vuoto al di sotto del piano di campagna, mentre il conferimento di inerti sarebbe “insostenibile ambientalmente (spreco di risorse) ed economicamente”.

Premesso che della convenienza economica di una soluzione non è più possibile discettare in sede di assolvimento di un obbligo già assunto con il rilascio dell’autorizzazione originaria, nessuna specifica deduzione risulta tuttavia formulata dal prof. Cossu in ordine alla (asserita) non praticabilità per il III lotto delle soluzioni già seguite dalla stessa Linea Ambiente per assicurare la corretta post-gestione dei lotti I e II (cfr., in particolare, la tabella II, pag. 27 e ss. della relazione del prof. Cossu, doc. 48 deposito di primo grado di LA)” scrivono i giudici nella sentenza.

Infine, i giudici sottolineano come “lo stesso perito di parte appellante ha sostanzialmente confermato quanto rappresentato dall’ing. Pasqualini e cioè che non è la sopraelevazione di per sé a garantire il regolare deflusso delle acque meteoriche. A tal fine sarà infatti comunque necessario prevedere specifici interventi da mettere in atto una volta completata la sopraelevazione poiché la pendenza ottimale della discarica può essere garantita solo dagli interventi che saranno messi in atto nella fase successiva al completamento della soprelevazione, dal momento che possono – e devono – essere realizzati solo dopo aver osservato gli effettivi cedimenti verificatisi nelle diverse parti del corpo rifiuti“.

In definitiva, “l’accoglimento dei motivi riproposti (come descritto innanzi sub punto 18), rende superfluo l’esame degli ulteriori motivi di appello, il quale – fermo quanto affermato innanzi sub punto 16 – deve essere rigettato, con la conseguente conferma, sia pure con diversa motivazione, della sentenza pronunciata in primo grado. La complessità della vicenda, giustifica, peraltro, l’integrale compensazione delle spese del presente grado di giudizio”.

(leggi tutti gli articoli sulla discarica Grottaglie https://www.corriereditaranto.it/?s=discarica+grottaglie&submit=Go)

Cosa succede adesso

La discarica dunque va chiusa. E per i prossimi 30 anni bisognerà garantire il giusto deflusso delle acque meteoriche. Grande soddisfazione per il Comune di Grottaglie, per il comitato ‘Vigiliamo la Discarica‘ dal lontano 2004 per la chiusura del sito, degli altri Comuni che hanno preso parte nella vicenda, e degli altri comitati come ‘Sud in Movimento‘.

Ora il Comune di Grottaglie chiederà di rimuovere i rifiuti bancati con quell’autorizzazione. Oltre ad un risarcimento per danni ambientali e sanitari, e di chiudere definitivamente il sito.

La sentenza è storica e mette un punto definitivo sulla vicenda, per la quale si aprirà a breve il processo derivante dall’inchiesta ‘T-Rex’, per l’ex presidente della Provincia di Taranto Martino Tamburrano (Forza Italia), per il dirigente della Provincia Lorenzo Natile, l’imprenditore di San Marzano di San Giuseppe, Pasquale Lonoce (titolare di una società attiva nel settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti), e per il procuratore speciale della società-gestore della discarica di Grottaglie Roberto Venuti. Al processo il Comune di Grottaglie si costituirà parte civile.

Difficile ipotizzare adesso quali saranno le decisioni e le prossime mosse della società Linea Ambiente, visto che questa sentenza non è appellabile. Il rischio, ovviamente, è che la società possa decidere di abbandonare il sito a se stesso, il che aggreverebbe drammaticamente la stiuazione ambientale e sanitaria del territorio. Motivo per il quale il Comune di Grottaglie e i vari comitati continueranno ad essere vigili affinchè la dismissione del sito avvenga in tempi certi e con le modalità stabilite dalla legge. 

Detto tutto ciò, non bisogna però dimenticare che in tutta questa vicenda ci sono dei protagonisti silenziosi, che sono i lavoratori della discarica. A cui bisognerà comunque garantire tutte le tutele del caso, evitando di abbandonarli al loro destino. Perchè la tutela dei diritti deve essere per tutti e deve essere un’unica battaglia.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/07/24/discarica-grottaglie-la-procura-chiede-giudizio-immediato-per-tamburanno2/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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