Ex Ilva, pronte due istanze per evitare stop Afo 2

 

La prossima settimana i Commissari Straordinari dovrebbero depositare un'istanza in Appello e una al giudice Maccagnano
pubblicato il 28 Agosto 2019, 12:23
7 mins

I Commissari Straordinari di Ilva in Amministrazione Straordinaria, presenteranno la prossima settimana due nuove istanze per ottenere il dissequestro dell’altoforno 2.

La prima direttamente al Tribunale in Appello contro il provvedimento dello scorso 31 luglio con il quale il giudice monocratico Francesco Maccagnano, che lo scorso 31 luglio rigettò l’istanza presentata dai Commissari Straordinari di Ilva in A.S. lo scorso 23 luglio, in cui si chiedeva la possibilità di effettuare i lavori di messa in sicurezza dell’altoforno 2, dopo l’ordine di spegnimento del pm De Luca dalla Procura di Taranto dello scorso 9 luglio.

La seconda istanza arriverà direttamente sulla scrivania del giudice Maccagnano, nella quale verrà evidenziato come l’impianto in questione abbia subito comunque dei lavori e non sia più lo stesso del giugno 2015, quando si verificò l’incidente mortale che costò la vita all’operaio Alessandro Morricella. Alla stessa istanza sarà allegata una relazione della Paul Wurth (la stessa che si dovrà occupare dello spegnimento dell’altoforno e che redasse la relazione nella quale si sostiene che l’incidente del 2015 non fu provocato da una disfunzione dell’impianto), con la quale si mettono nero su bianco gli impegni per adempiere a tutte le prescrizioni indicate anni addietro e non del tutto attuate.

I 60 giorni per lo spegnimento dell’altoforno 2, che contribuisce ad un terzo dell’attuale produzione del siderurgico, scadono il prossimo 10 ottobre. Il custode giudiziario Barbara Valenzano ha infatti avviato da luglio il cronoprogramma che prevede lo svolgimento delle fasi preliminari dello stop all’impianto, che termineranno il 7 ottobre con il colaggio della salamandra (ovvero la parte di ghisa che si deposita sul fondo dell’altoforno). Operazioni che hanno un costo di quasi un milione di euro (ovvero 879mila euro per la progettazione e l’esecuzione della foratura per il colaggio della salamandra e 31mila euro per i costi della sicurezza delle operazioni).

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/08/01/ex-ilva-perche-stop-ad-afo2-contro-lok-della-procura3/)

Le varie tappe giudiziarie della vicenda

Ricordiamo che Ilva in A.S., ente imputato per l’illecito amministrativo contestato, avanzava al Gup Carrere (giudice per le udienze preliminari), il 23.1.2019, istanza di dissequestro dell’AFO 2 ritenendo non più attuali le esigenze cautelari. A fronte di tale istanza, successivamente all’emissione del decreto che disponeva il giudizio, il Giudice con provvedimento del 27.6.19, pervenuto presso la segreteria del pm De Luca il 3.7.2019, rigettava l’istanza di dissequestro dell’impianto (Altoforno AFO 2) prendendo sostanzialmente atto della circostanza oggettiva che alcune delle prescrizioni imposte all’Ilva in A.S. (con provvedimento del 7.9.2015 e non oggetto di impugnazione e di alcuna eccezione) “non risultano attuate o risultano attuate solo in parte“.

Decisione che si basava sulla relazione dell’8 ottobre 2018, all’interno della quale il custode giudiziario, l’ing. Barbara Valenzano, evidenziava lo stato delie 7 prescrizioni impartite con il provvedìmento di restituzione del 7.9.2015: “la n. 1 non era stata attuata, la n. 2 parzialmente attuata, la n. 3 attuata, la n. 4 parzialmente attuaîa, la n. 5 non attuata, la n. 6 attuata e la n. 7 parzialmente attuata“.

Il giudice Maccagnagno, basandosi su quella relazione, ha quindi proseguito sulla stessa strada indicata dall’ing. Valenzano e dagli altri giudici, ritenendo l’impianto un pericolo per la sicurezza e la salute dei lavoratori, oltre che un pericolo per l’ambiente.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/07/31/ex-ilva-afo2-va-spento-respinta-istanza-commissari3/)

Bisogna però ricordare che la Procura aveva invece accolto l’istanza dei Commissari dello scorso 23 luglio. Nella quale veniva chiesto un termine di 150 giorni per adempiere alla prescrizione n.1) e ulteriori 30 giorni per adempiere alle prescrizioni di cui ai punti n. 2, 4, 5, 7.2, 7.4 (sia di carattere ingegneristico-impiantistico, sia di carattere organizzativo, gestionale e procedurale).

Nel suo parere la Procura della Repubblica di Taranto sosteneva che l’istanza avanzata da Ilva in amministrazione Straordinaria “appare recepire, seppur tardivamente, quanto indicato dal custode giudiziario in ordine alle modalità esecutive dell’analisi di rischio del’Afo 2, conformemente alle prescrizioni allegate al provvedimento di restituzione del 7 settembre 2015 della Procura della Repubblica”. La Procura evidenziava inoltre che “il termine richiesto per procedere a tale analisi, stimato da Ilva S.p.a. in AS in giorni 150, appare troppo ampio, tenuto conto che sono trascorsi circa quattro anni dalla conoscenza da parte di IIva delle prescrizioni cui era subordinata la restituzione del bene”. Ciò nonostante l’autorità giudiziaria aveva comunque espresso parere favorevole all’accoglimento dell’istanza “di dilazione temporale e facoltà d’uso per un periodo non superiore a 120 giorni”, espressamente prendendo “atto del positivo proposito di Ilva di procedere conformemente alle prescrizioni indicate dal custode, tenuto conto del periodo feriale incombente con numerose maestranze in ferie e aziende chiuse e considerando che l’analisi di rischio indicata dal custode non può essere istantanea”.

(leggi l’articolo sull’ordinanza del pm De Luca e la ricostruzione storica della vicenda https://www.corriereditaranto.it/2019/07/10/afo-2-ecco-lordinanza-trattativa-in-corso2/)

Dunque, la Procura aveva accettato, seppur modificandolo in parte, il piano messo a punto dalla struttura commissariale. Ciò nonostante, il giudice Maccagnano, che dal prossimo 1 ottobre presiederà il processo sull’incidente mortale del giugno 2015, ha rigettato l’istanza dei Commissari Straordinari.

Adesso vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni e quali saranno eventualmente le nuove decisioni della Procura e del giudice Maccagnano. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/07/09/2ex-ilva-la-procura-ferma-laltoforno-2-commissari-e-arcelormittal-chiedono-la-sospensiva4/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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