Intervista al Questore:”Sono innamorato di Taranto”

 

Dichiarazione d'amore per la nostra città da parte del Dott. Giuseppe Bellassai che spinge per una larga divulgazione della cultura della legalità con l'aiuto di tutte le componenti sociali
pubblicato il 24 Agosto 2019, 08:51
13 mins

In un clima di grande cordialità e spontaneità nel corso del quale si è colta l’occasione di realizzare una interessante chiacchierata sui temi della legalità a Taranto, l’editore del corriereditaranto.it, Alessandro Epifani, ha incontrato il nuovo Questore di Taranto, Dott. Giuseppe Bellassai,  insediatosi appena lo scorso maggio.

Uomo già apprezzato dai cittadini di Taranto e dalla sua squadra di lavoro per l’operatività mostrata in questi primi mesi di mandato, il Dott. Bellassai per i mass media rappresenta l’interlocutore ideale poichè non c’è bisogno di porgergli domande che già sviscera gli argomenti da trattare, semplicemente dialogando.

Il prologo di questa intervista-chiacchierata è una dichiarazione d’amore spontanea nei confronti della sua nuova sede di lavoro dopo averne visto delle foto donate dal nostro editore: “Sono sinceramente innamorato di Taranto che trovo una città fantastica e non lo dico per piaggeria” – afferma, con tono di voce pacato ma deciso– “Sono rimasto affascinato dalla bellezza di questa città che il bombardamento mediatico negativo colpevolmente ci nasconde. Sentire parlare solo di inquinamento, industria, ciminiere, morte fa perdere la cognizione della realtà. Basti pensare che il giorno del mio arrivo, soffermandomi sul ponte di pietra mi sono chiesto: ma questa è Taranto? Pensavo di arrivare in un posto mostruoso ed invece c’è un bellissimo mare. Già il mare, addirittura ne ignoravo l’esistenza perché a furia di sentire quello che si dice all’esterno ho perso di vista quella cognizione di carattere geografico che ti fa subito pensare a Taranto come una città di mare. Una volta sul posto ho avuto l’impressione di una restituzione della visione di quella che è la realtà che è differente da ciò che ti viene raccontato.

Anche i tarantini sono diversi da quello che mi avevano detto; confrontandomi con loro in questi mesi posso affermare che non ho notato rassegnazione ma grande voglia di costruire un futuro differente dal presente e dal passato e noi siamo qui per aiutarli anche attraverso la divulgazione della cultura della legalità. Questo è un momento cruciale per Taranto, uno snodo tra il passato ed il futuro; ho notato in tutti questa voglia di cambiamento, questa tensione positiva verso l’obiettivo di migliorare la città”.

A proposito di cultura della legalità, come pensa che essa si possa diffondere se siamo ad esempio circondati di rappresentazioni cinematografiche che esaltano il ruolo di chi infrange la legge?

“In questi ultimi anni si è registrata la tendenza da parte di queste produzioni tv a raccontare le storie dalla parte di chi trasgredisce la legge. In certe fiction, mi viene in mente Gomorra, ci sono situazioni poco verosimili: ad esempio non si vede una macchina della polizia, la presenza dello stato e delle forze dell’ordine è assente se non marginale.

Non voglio entrare nel merito dell’opportunità di rappresentare determinati ambienti da parte di chi realizza questi film o queste serie tv ma ritengo sia importante che l’immagine del delinquente che arriva al ragazzino, gli venga poi spiegata per bene; deve essere spiegato cosa c’è dietro quella rappresentazione, quanto di negativo c’è in quel che vede, cosa c’è dietro quella realtà degradata sia pur romanzata, solo così queste fiction possono diventare fortemente educative.

Ritengo che in tema di diffusione della cultura della legalità il mondo della scuola debba essere l’interlocutore fondamentale con il quale interfacciarsi. Se vogliamo ritenerci un’organizzazione moderna, al passo coi tempi, dobbiamo interagire con i giovani, con gli studenti e anche con le famiglie e gli insegnanti. Su questo genere di sinergia insisteremo moltissimo nei prossimi mesi mettendo a frutto il protocollo della legalità sottoscritto appena qualche settimana fa per la realizzazione di azioni comuni per la lotta al bullismo e al cyberbullismo”.

Come affrontare la domanda sempre più crescente di sicurezza da parte del cittadino? In tal senso avete avviato un progetto (Comunità sicure) che sta cominciando a dare dei frutti. Collegandosi alla sua affermazione –  essere al passo con i tempi – non resta inosservata la vostra presenza sui social, segnale di un processo di attualizzazione ai nuovi contesti tecnologici già avviati dal suo predecessore..

“Anzitutto intendiamo proseguire sulla strada maestra perseguita in passato in termini di contrasto alla grande criminalità ma non perdendo di vista la necessità di dar riscontro ai cittadini anche in ordine a situazioni di illegalità che li vedono coinvolti nel quotidiano come la presenza fastidiosa dei parcheggiatori abusivi, il piccolo spaccio di droga per strada, il venditore ambulante non autorizzato; tutte situazioni, che se risolte, nell’immaginario collettivo rappresentano il modo più diretto per far percepire al cittadino la presenza dello Stato.

Vogliamo far comprendere che la sicurezza non può essere solo un affare che riguarda le Forze dell’Ordine ma che coinvolge, ognuno per la sua parte, tutte le componenti sociali. Con il progetto comunità sicure abbiamo creato sinergia con l’amministrazione comunale e la polizia locale lavorando a stretto contatto sul territorio. Questo progetto parte dal presupposto che una interazione migliore con i soggetti presenti sul territorio nello svolgimento delle attività mirate alla prevenzione dei reati sullo stesso consentano di ottenere migliori risultati ottimizzando le risorse a disposizione. Si tratta di far comprendere e comunicare al cittadino che siamo vicini alle sue esigenze di legalità legate al quotidiano sebbene spesso possa valutarci distanti dai suoi bisogni in quanto sovente impegnati in operazioni di largo raggio che abbisognano di una lunga attività investigativa per reati che certamente non sono contigui alla loro vita giornaliera.

Per quanto riguarda l’utilizzo dei social ed in particolare Facebook ed Instagram, essi ci aiutano ad avere un contatto diretto con i cittadini, che sono parte attiva dei temi legati alla legalità e non estranei. La partecipazione della gente alle nostre pagine social è andata oltre le aspettative. Darsi una organizzazione moderna e tenere conto dei nuovi strumenti di interazione è importante per noi, non è soltanto un mero fatto pubblicitario ma ci ha consentito di poter usufruire di una piazza virtuale nella quale incontrare il cittadino, leggerne i suggerimenti, raccoglierne le denunce riguardo situazioni di illegalità che magari prima non emergevano. Insomma anche attraverso l’utilizzo dei social cerchiamo di dare il nostro buon esempio facendo quello che dobbiamo fare e dando risposte alle esigenze delle comunità”.

Che tipo di criminalità ha trovato a Taranto; al suo insediamento l’ha definita frizzante , perché?

“La criminalità tarantina presenta dei connotati di assoluta peculiarità in quanto – dopo i noti fatti criminosi tra la fine degli anni ottanta e l’inizio dei novanta e la successiva reazione dello Stato –  si ha la sensazione netta che stia tentando negli ultimi anni di rendersi meno visibile, di mantenere un profilo basso, di far perdere le proprie tracce, dando vita ad attività illecite che consentono di  avere guadagni facili e sicuri, senza rischi particolari.

Nel capoluogo si riscontrano dei metodi di gestione organizzativi che sono propri della Camorra. Ho definito la criminalità tarantina frizzante, nel senso che la trovo fluida, effervescente. Le attuali organizzazioni criminali si aggregano e si disgregano con grande facilità. I grossi clan, con le operazioni effettuate dalle Forze dell’Ordine nei decenni scorsi, si sono disgregate anche se persistono famiglie attorno alle quali si accentrano apparati che hanno i crismi di quelli mafiosi, nel senso giuridico del termine. La provincia segue, invece, dettami di altre organizzazioni criminali come ad esempio la Sacra Corona Unita, legati, quindi, a contesti di altro tipo di criminalità organizzata”.

 Uomini e mezzi a disposizione li ritiene sufficienti per controllare un territorio così vasto?

“Questo non è un argomento che mi piace trattare perché non voglio che venga utilizzato per giustificare eventuali defaillance nell’enorme lavoro che svolgiamo. La situazione dei tagli alla pubblica amministrazione è chiara da anni ma noi continuiamo ad operare con quello che abbiamo e quel che abbiamo qui a Taranto non è certo poco. Abbiamo risorse che da un punto di vista qualitativo sono apprezzabili, disponiamo di professionalità importanti che cerchiamo di mettere in campo ottimizzandole al massimo. Si può fare tanto con quello che abbiamo”.

L’argomento immigrazione,  è sempre caldo e attuale. Qual è la situazione a Taranto?

“In questo momento Taranto non è in emergenza immigrazione. Il nostro ufficio immigrazione è strutturato bene ed in grado di fornire delle risposte adeguate e tempestive alle esigenze che provengono da flussi migratori anche non previsti. Sono a conoscenza che attorno all’hot spot di Taranto vi sia una un’organizzazione ormai rodata, efficiente, che funziona bene, tutto è diventato quasi routinario e posso affermare tranquillamente che non ci sono ci sono grandi difficolta da affrontare.

Per chi come me è, che ha dovuto gestire per quattro anni, situazioni di emergenza quotidiane a Lampedusa con circa 40 mila sbarchi in appena sei mesi, la situazione di Taranto è davvero molto tranquilla”.

Altro argomento attuale sono le linee guida per la sicurezza stradale ed il riferimento è all’uso del casco, delle cinture ed all’utilizzo corretto dello smart phone.

“La situazione è continuamente monitorata, anzi intensificheremo i controlli soprattutto per quanto concerne l’uso del casco che al di la della mera mancanza di rispetto di una norma del codice della strada correlato al fatto che non usarlo mette a rischio l’incolumità, vorrei sottolinearne anche un non trascurabile aspetto simbolico perché consente a chi non lo utilizza di diventare un simbolo itinerante in giro per la città della mancanza di regole e ciò genera un senso di insicurezza invece in chi lo usa. Pertanto cerchiamo quotidianamente di combattere questo malcostume; lo stesso dicasi per la campagna contro l’uso del telefonino alla guida che abbiamo iniziato e che certamente rafforzeremo”.

Un ultima domanda: l’attuale crisi di governo la preoccupa?

“Mi preoccupa nei limiti di quelle che possono essere i risvolti sociali legati ad essa e per quanto mi riguarda al territorio in cui opero. Sono attento alle dinamiche sociali del capoluogo e della provincia, seguo da vicino le vicende della Arcelor Mittal che possono avere un risvolto per l’ordine e la sicurezza pubblica; il rischio che certe turbolenze possano riaffacciarsi esiste ed il nostro compito è quello di monitorare la situazione e di capirne per tempo le evoluzioni e di stare sempre sul pezzo , pronti ad affrontare eventuali criticità”.

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