Ressa: «Riportare la popolazione in Città Vecchia»

 

A colloquio con l’assessore all’Urbanistica, per immaginare la Taranto del futuro. «A misura di cittadino». E sul turismo: «Occhio a quello ‘mordi e fuggi’»
pubblicato il 22 Agosto 2019, 20:17
14 mins

Ci accoglie nel suo ufficio del settimo piano, al quartiere Paolo VI, l’architetto Augusto Ressa. Da tre mesi ricopre l’incarico di assessore all’Urbanistica del Comune di Taranto e dalla sua scrivania (su cui occhieggiano stampe di foto satellitari che riconosciamo appartenere alla nostra Città Vecchia, buon segno) transitano alcuni dei documenti che potrebbero delineare la Taranto del futuro.

Siamo in una fase di importante pianificazione per la città di Taranto. Numerose sigle si stanno rincorrendo sulle testate locali: PUMS, PUG, DPP. Cosa significano concretamente?

Sì, c’è un proliferare di sigle, non c’è che dire. È vero, il Comune di Taranto, con questa Amministrazione, ha elaborato parecchi progetti funzionali al miglioramento della vita all’interno del nostro territorio. Il DPP, per esempio, che è il Documento Programmatico Preliminare, altro non è che uno studio molto dettagliato del territorio che è propedeutico all’elaborazione del (ecco, questa è un’altra sigla) PUG, cioè il Piano Urbanistico Generale, che è lo strumento che darà gli elementi per poter capire come modificare il nostro territorio.

Si tratta di un documento che non viene aggiornato dagli anni ’70…

Certo. Noi abbiamo uno strumento urbanistico molto vecchio. Ora si tratta di dare un orientamento diverso alle strategie riguardanti le trasformazioni del nostro territorio, già indicate in questo primo strumento che è il DPP. Gli interventi saranno orientati prevalentemente alla rigenerazione urbana: piuttosto che ampliare il costruito, così come è stato fatto, si tenderà a non consumare più il territorio, ma a realizzare quel che serve all’interno delle aree già costruite attraverso interventi di rigenerazione urbana.

Chi pianificò la Taranto del futuro negli anni ’70, immaginò una città da oltre 300.000 abitanti. Qual è la Taranto che stiamo immaginando, invece, per i prossimi decenni?

Taranto non è cresciuta così come nelle previsioni, ma naturalmente la decrescita demografica è un tema che riguarda l’intera nazione. È anche vero che nel Sud gran parte della popolazione, dei giovani in particolare, tende a migrare, e non solo all’interno delle aree più produttive del nostro Paese, ma soprattutto all’estero. Qual è il tentativo di questa Amministrazione, quindi? Quali sono gli obiettivi che si vogliono mettere in atto? Sono obiettivi che puntano a conservare nel nostro territorio la presenza dei giovani, far sì che trovino proprio nel nostro territorio, nella nostra città, le occasioni di vita e di lavoro. Certo, è un obiettivo molto ambizioso, ma verso questo noi ci stiamo muovendo.

C’è un nucleo vitale della nostra città che è stato trascurato per lunghi decenni, che è la Città Vecchia. Quali sono i progetti e, se vogliamo, i sogni su questa porzione della nostra città?

Non è vero che non sia stata nell’interesse delle varie amministrazioni negli anni. Diciamo, però, che non si sono mai visti risultati concreti su questo luogo della città, che è un luogo importante, perché è la matrice della nostra Storia. I sogni sono tanti, le azioni sono concrete, perché con il CIS la Città Vecchia diventerà un enorme cantiere. Naturalmente ancora non esistono progetti esecutivi, ma è stato delineato un programma per questa grande realtà, perché non è soltanto un piccolo quartiere, è una città, peraltro molto densa. Per questi progetti esistono una serie di step da seguire e che in parte sono stati già avviati. Per esempio, per l’affaccio sul mare esistono già dei progetti che sono stati elaborati dall’Amministrazione, si attende adesso di poterli cantierizzare non appena avremo la disponibilità dei fondi, che è, però, prossima.

Poi, esiste una strategia che riguarda la valorizzazione dei beni culturali, perché gran parte degli immobili storici versa in condizioni di degrado. Il recupero di questi immobili non sarà soltanto un recupero fine a sé stesso, ma ha anche l’obiettivo di introdurre all’interno di questi immobili di grande prestigio attività che siano legate alla vita reale della popolazione, che auspichiamo aumenti nel tempo. Fra le varie attività che sono state prefigurate per la Città Vecchia, infatti, c’è anche quella del cosiddetto “social housing”, che riguarda un’area molto vasta, per la quale saranno progettati interventi di recupero dell’edilizia fortemente ammalorata, ma con caratteristiche di ecocompatibilità, da destinare ad alloggi a basso costo.

In quali aree si concentreranno questo tipo di progetti, e, se riusciamo a strappare una notizia, quando vedremo le prime gru?

Il progetto di social housing riguarderà una porzione molto importante, nel cuore della Città Vecchia, che parte, di fatto, dalla Postierla Vianuova fino a Via Duomo, una grande Insula che ingloba il Palazzo Troilo e il Palazzo De Bellis. È una massa edilizia considerevole, in gran parte in condizioni di estremo degrado. Si è avviato di già uno studio specifico su quest’area, che riguarderà la realizzazione di alloggi di edilizia economica e a basso costo, ma anche di spazi pubblici. L’importanza di questi interventi su tutta la Città Vecchia consiste nel riportare la popolazione in Città Vecchia. La Città Vecchia è stata nel tempo spopolata, è stata svuotata dei suoi abitanti e il fatto che non sia abitata è sicuramente all’origine del degrado. Non dobbiamo riproporre una sorta di ghettizzazione, ma al contrario far diventare la città un luogo di diversificazione sociale e di attività.

Abbiamo iniziato quest’intervista parlando di strumenti di pianificazione. Ce n’è uno in particolare, approvato recentemente, che riguarda proprio queste aree della città: il Piano del Colore.

Dunque, il Piano del Colore, in realtà, è un progetto che dobbiamo ancora avviare, ma che è stato deliberato dalla Giunta, e che riguarda, ovviamente, il controllo delle cromie del paesaggio costruito. Questo piano riguarderà il nucleo storico del Borgo, l’Isola Madre e Porta Napoli. Non può, per il momento, occuparsi dell’intera città, e riguarderà non soltanto il colore in quanto tale, ma anche la materia che veicola il colore: lo studio riguarderà gli intonaci ma anche le varie finiture, come per esempio le zoccolature, le cornici in pietra, i rivestimenti dei tetti e così via, per poter avere un’immagine complessiva armoniosa e non casuale. Ovviamente non saranno indicati dei colori unici, ma una gamma di colori che nell’insieme costituiscano certezza che la visione sia una visione armonica.

Si è ragionato molto di questo concetto della Mobilità Sostenibile. Dal punto di vista della mobilità come potrebbe essere Taranto fra, diciamo, dieci anni?

Ecco un’altra sigla, quindi il PUMS, Piano Urbano della Mobilità Sostenibile. È uno strumento che è stato elaborato da questa direzione, da chi mi ha preceduto, che è stato molto bravo. Questo piano tende allo snellimento del traffico ma anche alla ricucitura di quelle parti della città che sono così slegate fra di loro. Taranto è una città policentrica, cioè esistono varie realtà che non sono collegate fra di loro. Questo è sicuramente un fatto negativo, che fa sì che anche non ci sia una precisa identità del tarantino.

Si direbbe che manchi il senso di comunità…

Ecco, manca proprio il senso di comunità, perché siamo tante realtà slegate fra di loro. Una delle possibilità per legare le persone, ma anche rendere più facile la vita, è quella di snellire il sistema di collegamento con i mezzi pubblici. Bene, a questo punta il PUMS, che riconosce nel mezzo pubblico il mezzo prevalente per i collegamenti. Un mezzo pubblico che deve essere naturalmente ecosostenibile, prevalentemente elettrico o comunque, in un primo momento, a trazione mista, ma la cosa importante è che il cittadino deve poter preferire il mezzo pubblico rispetto al mezzo privato, proprio per evitare il traffico e anche l’inquinamento che invece l’uso del mezzo privato determina. Uno dei fatti più importanti riguarderà la pressoché totale pedonalizzazione della Città Vecchia, che in realtà è uno dei nodi più complicati da risolvere a Taranto in quanto, per la conformazione della città, la Città Vecchia diventa quasi uno spartitraffico fra due linee di percorrenza, che sono via Garibaldi e Corso Vittorio Emanuele. Il tentativo è quello di ridurre al massimo l’uso dei veicoli nella Città Vecchia, limitandolo ai mezzi pubblici, che saranno molto frequenti e che garantiranno, quindi, la vivibilità di quel luogo e anche la permeabilità di questa parte della città. L’altro mezzo di locomozione, diciamo un po’ l’uovo di colombo, se vogliamo, è quello delle idrovie. Noi abbiamo un mare che separa i quartieri, ma contemporaneamente può essere, invece, il mezzo attraverso il quale questi quartieri possono essere collegati, anche con modalità di percorrenza che abbiano un aspetto estetico non indifferente. Percorrere il mare per raggiungere un punto diventa anche un’occasione estetica non da poco, anche per il turista, non soltanto per l’abitante.

Concludiamo quest’intervista con un flash sul futuro: la immaginiamo Taranto a misura di turista?

Una città, se è a misura del suo cittadino, sicuramente è a misura di turista. Poi bisogna capire cosa vuole il turista. Sono tante le cose che vuole il turista e poi c’è turista e turista, eh, parliamoci chiaro. C’è il turista “mordi e fuggi” e c’è il turista che invece si trattiene un po’ di più perché vuole approfondire dei temi. Io penso che Taranto si presti a vari livelli di turismo. Intanto, perché ha delle attrattive che sono uniche. Il mare, tanto per cominciare, e anzi i mari. È una città bimare, e non è un fatto solito. In secondo luogo, ha una storia plurimillenaria, una stratificazione leggibilissima. Poi dispone di un museo che probabilmente è il più importante della Magna Grecia. E, ovviamente, dispone di una serie di beni culturali importantissimi, come per esempio il Duomo, dove si conserva una delle architetture barocche più importanti del meridione, che è il Cappellone di San Cataldo. Certo, per poter attrarre il turista devi avere una città ordinata, efficiente, pulita. È quello che sta facendo l’Amministrazione, naturalmente con grande difficoltà perché dipende molto anche dal cittadino. Poi, deve avere strutture ricettive, specialmente se non si vuole il turista “mordi e fuggi”. Qui forse c’è qualche punto ancora da approfondire, perché la ricettività a Taranto non è proporzionata ai flussi che invece noi immaginiamo, ma stiamo già vedendo un certo fermento da parte anche degli imprenditori locali, che stanno puntando sulla presenza di alberghi nella città vecchia, di B&B, quindi diciamo che la strada è tracciata. Ora si tratta di capire come tutti possiamo fare quadrato intorno ad un progetto che è un progetto di una città bella, abitabile, sia per i suoi cittadini sia per il turista.

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Un Commento a: Ressa: «Riportare la popolazione in Città Vecchia»

  1. Roberto Missiani

    Agosto 23rd, 2019

    I mezzi di soccorso e di emergenza non possono transitare negli stretti vicoli dell’isola …..

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