Il gas dalle batteria dell’area cokeria dell’ex Ilva

 

pubblicato il 21 Agosto 2019, 19:25
4 mins

Il forte odore di gas che nelle ultime 48 ore ha creato notevoli disagi alla popolazione residente nei quartieri Tamburi e Paolo VI proviene, ovviamente siamo pronti ad un’eventuale rettifica, dalla zona industriale. E più precisamente dall’ex Ilva ora ArcelorMittal Italia. In particolare dalle batterie del reparto cokeria, dove si sarebbero verificati dei problemi durante il caricamento del carbon fossile. Ciò ha causato la dispersione di una notevole quantità di idrogeno solforato (il famoso H2S). E’ questa la versione più accreditata secondo le nostre fonti. In attesa di comunicazioni ufficiali da parte di ArcelorMittal e di ARPA Puglia.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/08/21/puzza-di-gas-a-tamburi-e-paolo-vi-eni-non-centriamo3/)

Del resto, le mani avanti poste dall’Eni con una nota ufficiale e il comunicato della Fiom Cgil che denunciava emissioni diffuse e fuggitive dall’area cokeria, avevano ristretto il campo sui possibili responsabili e sull’area di provenienza del gas. La mossa dell’Eni, tra l’altro, non è un caso, visto che per anni, ha consapevolmente inondato la città di idrogeno solforato, come dimostrato da decine di relazioni di ARPA Puglia che abbiamo pubblicato sulle colonne del ‘TarantoOggi’ sino al 2015 e poi sulle pagine del corriereditaranto.it sino ad oggi. L’ultimo caso, nello scorso febbraio, riguardava una nave ancorata al campo boe dell’Eni, come si può leggere dall’articolo linkato qui sotto.

Difatti l’H2S è un gas incolore dall’odore caratteristico di uova marce, per questo definito gas putrido, che può avere una doppia origine: naturale perchè è presente nelle emissioni delle zone geotermiche e vulcaniche, ed è quindi prodotto dalla degradazione batterica di proteine animali e vegetali; antropica, quando è un coprodotto indesiderato nei processi di produzione di carbon coke, di cellulosa con metodo Kraft, di raffinazione del petrolio, di rifinitura di oli grezzi, di concia delle pelli (calcinaio e pickel), di fertilizzanti, di coloranti e pigmenti, di trattamento delle acque di scarico e di altri procedimenti industriali.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/06/08/emissioni-idrocarburi-a-febbraio-fu-colpa-di-una-nave3/)

Per quanto riguarda i risvolti ambientali, di fatto non ce ne saranno. Sempre se le sostanze che si sono disperse appartengono soltanto all’idrogeno solforato. Questo perchè chi mastica la materia, dovrebbe sapere che la normativa europea e quella nazionale non stabiliscono valori limite, soglie di allarme e/o valori obiettivo di qualità dell’aria. Ciò non toglie che si tratti di una sostanza estremamente tossica poichè è irritante e asfissiante. L’azione irritante, che si esplica a concentrazioni superiori ai 15.000 µg/mc ha come bersaglio le mucose, soprattutto gli occhi; a concentrazioni di 715.000 µg/mc, per inalazione, può causare la morte anche in 5 minuti (WHO 1981, Canadian Centre for Occupational Health and Safety 2001). L’inquinamento delle acque con idrogeno solforato provoca la moria di pesci; l’effetto sulle piante non è acuto, ma cronico per la sottrazione di microelementi essenziali per il funzionamento dei sistemi enzimatici. Nei confronti dei materiali mostra una discreta aggressività per i metalli, provocandone un rapido deterioramento.

Un episodio, quello odierno, che va ad incastonarsi in un puzzle tutt’altro che semplice vista l’attuale situazione del siderurgico. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/08/20/governo-conte-si-dimette-taranto-e-ilva-in-attesa2/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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