Governo, Conte si dimette. Taranto e Ilva in attesa

 

La gravissima crisi politica rischia di trascinare con sè anche la vicenda Ilva. Tra immunità, indotto, altoforno 2 e riesame dell'AIA
pubblicato il 20 Agosto 2019, 18:14
13 mins

Il premier Giuseppe Conte poco fa in Senato ha annuncia le dimissioni: “Alla fine di questo dibattito mi recherò dal Presidente della Repubblica per dimettermi“, ha detto. “Ora il presidente della Repubblica guiderà il Paese in questo passaggio delicato” ha affermato il premier nel suo intervento in Senato. La crisi di governo è dunque ufficiale e rischia di trascinare con sè, nemmeno a dirlo, anche quella dell’ex Ilva di Taranto. Lungi dall’esprimere commenti e considerazioni sugli scenari nazionali, riaccendiamo i riflettori sui tanti nodi ancora da sciogliere in merito al prossimo futuro del siderurgico. Lasciando come sempre agli altri la demagogia e il sensazionalismo a tutti i costi. 

Attesa per la pubblicazione del decreto Imprese sulla Gazzetta ufficiale per la norma sull’esimente penale

Restano in bilico, adesso, diversi provvedimenti approvati dal Consiglio dei Ministri nelle ultime settimane, tra cui il decreto Imprese che contiene la norma sull’esimente penale. La norma, lo ricordiamo, delimita il perimetro dell’esimente penale per gli affittuari e proprietari degli impianti Ilva, in materia ambientale e va ad intervenire sull’art. 46 del decreto Crescita che a sua volta aveva riscritto quanto previsto dal comma 6 dell’art. 2 della legge del 2015 con cui fu introdotta la norma.

Secondo le fonti vicine al dossier, si tratterebbe di una sorta di piano di tutele legali a ‘scadenza’. Ora si precisa che per “affittuario o acquirente e i soggetti da questi funzionalmente delegati l’immunità resta anche dopo quella data ma applica con riferimento alle condotte poste in essere in esecuzione del Piano ambientale sino alla scadenza dei termini di attuazione previsti dal piano stesso per ciascuna prescrizione o dei più brevi termini che l’affittuario o acquirente si sia impegnato a rispettare nei confronti della gestione commissariale di Ilva Spa in amministrazione straordinaria“. Quindi “solo se l’azienda rispetterà le tempistiche, i criteri e le modalità di esecuzione del piano ambientale potrà usufruire di suddette tutele. Rimane inalterata la responsabilità penale, civile e amministrativa conseguente alla violazione di norme poste a tutela della salute e delle questioni inerenti la sicurezza dei lavoratori”.

Il decreto, atteso in Gazzetta Ufficiale già ieri, potrebbe essere pubblicato nei prossimi giorni, dopo essere stato approvato dal Consiglio dei ministri del 6 agosto con la formula del ‘salvo intese’, che di fatto ha reso secretato il testo e quindi non conoscibile se non dopo la pubblicazione inizialmente prevista per il prossimo 28 agosto.

Non è detto però che la nuova norma possa soddisfare le esigenze della multinazionale, a cui la scorsa estate era stato garantito una situazione di diritto e di tutele legali venute meno con la norma inserita nel decreto Crescita dal governo lo scorso aprile. Anche se c’è da credere che la norma inserita nel decreto Imprese sarà stata al centro di ‘trattative‘ tra il MiSE e i vertici di ArcelorMittal.

(leggi tutti gli articoli sull’immunità penale https://www.corriereditaranto.it/?s=immunità+&submit=Go)

La riorganizzazione nell’indotto e nell’appalto nel settore di pulizie civili, industriali e trasporti. Per ora

Altra importante scadenza è quella del 30 settembre, allorquando scadranno molti contratti di aziende locali che lavorano nell’indotto e nell’appalto dell’ex Ilva. Le organizzazioni datoriali come Confindustria e Ance, oltre ai sindacati metalmeccanici, temono le ripercussioni delle scelte che ArcelorMittal effettuerà nelle prossime settimane, ovvero affidare a ditte esterne al territorio la gestione e la funzione di varie attività, tra cui in primis quella delle pulizie civili e industriali e trasporti, ma potrebbero anche essere coinvolti i lavori elettrici, meccanici, edili e le manutenzioni di stabilimento.

Il nuovo assetto dell’indotto e dell’appalto, è stato affidato alla Alliance Green Services con sede in Lussemburgo, società partecipata dalla multinazionale ArcelorMittal, a cui sarà trasferito fino al 30% del settore servizi e trasporti. Intendiamoci, nulla di nuovo sotto il sole, visto che Mittal sta applicando per Taranto ciò che applica in tutti gli stabilimenti del mondo di sua proprietà. Di fatto, la riorganizzazione rientra nel perimetro della gestione dei costi che consentirà alla multinaizonale un taglio del 40% rispetto al passato. Come però previsto dal contratto nazionale del settore Multiservizi, tutti i lavoratori dell’indotto che lavorano presso aziende che operano in questi settori, saranno assorbiti dalla nuova società, perchè lo prevede la presenza nel contratto nazionale della clausola sociale.

Il settore delle pulizie civili e industriali occupa un ruolo importante nell’indotto dell’ex Ilva, visto che ci lavorano circa mille addetti: 300 nel primo e 700 nell’altro. Nelle pulizie civili, come riportato nelle scorse settimane, la ristrutturazione è intanto già avvenuta. Dal 1 settembre opererà nel settore soltanto la ditta Pellegrini che gestirà tutto il comparto dopo un’intesa trovata con ArcelorMittal Italia, con la scomparsa delle ditte Chemipul e Sodexo. La Pellegrini assorbirà anche i 300 lavoratori di queste ultime due società.

Al momento, all’interno di questa maxi ristrutturazione e riorganizzazione dell’indotto e dell’appalto di questi specifici settori, rischiano di restare fuori i lavoratori della società Castiglia di Massafra (che però si occupa di trasporti), circa un centinaio, perché assunti attraverso il contratto nazionale dei Metalmeccanici, che non prevede la clausola sociale. Della quota parte di mercato che resterà fuori dal perimetro della Alliance, un buon 60% è occupato dalla società Ecologica di Castellana Grotte, entrata nel siderurgico negli anni della gestione commissariale.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2018/11/03/222ilva-mittal-cambia-la-grande-fabbrica/)

Il limbo in cui è sospeso l’altoforno 2. Con la prossima fermata dell’altoforno 4

Così come entro fine settembre, qualora non interverranno novità, inizieranno le operazioni di spegnimento dell’altoforno 2, dopo che il giudice monocratico ha rigettato l’istanza dei commissari straordinari per la facoltà d’uso dello stesso e l’attuazione delle prescrizioni impartite all’azienda nel 2015, dopo l’incidente mortale che costò la vita all’operaio Alessandro Morricella. Si attende infatti, un’istanza in Appello da parte dei commissari o della stessa ArcelorMittal, nella speranza di evitare lo spegnimento di uno dei tre altiforni attualmente in funzione, vista anche la prossima e prevista fermata per manutenzione dell’altoforno 4 (in particolare interventi sulle piastre di rame). Quest’ultimo infatti ha bisogno di un intervento non di poco conto ( ) che dovrebbe comportare una sua fermata di quasi due mesi. E’ chiaro che, qualora Afo 2 venisse spento, il siderurgico non avrebbe più la possibilità di mantenere una marcia regolare e alternata grazie ai tre altiforni attualmente in funzione.

(leggi gli articoli sull’altoforno 2 https://www.corriereditaranto.it/?s=altoforno+2&submit=Go)

Secondo il custode giudiziario della Procura, l’ing. Barbara Valenzano, che lo scorso ottobre depositò in Procura la sua relazione, l’ex Ilva in AS non avrebbe ottemperato a tutte le prescrizioni impartite nel 2015. Cosa che di fatto rende l’impianto ancora fortemente pericoloso per la sicurezza dei lavoratori e quella dell’ambiente. Secondo i commissari, la mancata attuazione delle prescrizioni è stata dovuta al fatto che per l’altoforno 2 alcune di esse non potevano essere attuate in quanto si riferivano ad impianti di ultima generazione, cosa che l’impianto in questione non è. Di fatto, sia l’istanza dello scorso gennaio che quella di luglio sono state rigettate, nonostante la Procura avesse accolto quest’utlima stabilendo in 4 e non i in 6 mesi la tempistica per ottemperare ad ulteriori interventi previsti dalla struttura commissariale. Adesso potrebbe giungere un’istanza in Appello da parte di ArcelorMittal, che avrebbe le carte in regole e le possibilità economiche e tecniche, a differenza della struttura commissariale, di intervenire sull’impianto per garantire quegli standard di sicurezza per i lavoratori e l’ambiente chiesti dai vari giudici che si sono espressi sulla vicenda e dal custore giudiziario. Ricordiamo ancora una volta infatti che secondo gli accordi sottoscritti per la gestione del siderurgico tarantino, tutte le vicende pregresse ad essi sono rimasti sotto la responsabilità della gestione commissariale.

Ci permettiamo soltanto di sollevare due questioni, a nostro modo di vedere tutt’altro che secondarie. La prima, riguarda il fatto che ad oltre 4 anni da quel drammatico 8 giugno 2015, ancora non sappiamo cosa sia realmente accaduto nell’impianto in questione. Non sappiamo, perché nè il custode giudiziario nè i vari giudici nelle loro ordinanze lo hanno specificato, cosa abbia davvero comportato la morte dell’operaio Morricella. Che, è bene ricordarlo, secondo l’ex Ilva, la Paul Wurth, il prof. Carlo Mapelli ed altri, non fu dovuta ad una disfunzione dell’impianto. Se questa versione sia vera o meno, lo stabilirà il processo che partirà ad ottobre. Ma a questa vicenda, è legata l’altra questione, tutt’altro che secondaria: se Afo 2 è attualmente pericoloso per i lavoratori e l’ambiente, come evidenziato dal custode giudiziario e dai giudici della Procura, per quale motivo non si sequestrano senza facoltà d’uso anche Afo 1 e Afo 4 che funzionano con le stesse modalità? Non è dato sapere.

Tralasciando per un attimo la grave situazione degli sporgenti del porto in concessione all’ex Ilva su cui abbiamo abbondantemente scritto nell’ultimo mese e i cui articoli potete rileggere al link qui sotto.

(leggi gli articoli sull’altoforno 2 https://www.corriereditaranto.it/?s=sporgente&submit=Go e https://www.corriereditaranto.it/?s=gru&submit=Go)

Il riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale

Infine, si è in attesa di conoscere la decisione del Tar sul ricorso presentato dalla stessa multinazionale nei confronti del decreto con il quale il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, lo scorso maggio, ha riaperto i termini dell’AIA, e che prevede che “in base alle risultanze si procederà a rivalutare l’Autorizzazione integrata ambientale, eventualmente fissando più adeguate condizioni di esercizio”. Il che significherebbe, in tal caso, prescrivere l’adozione di nuove tecnologie rispetto a quelle previste del Piano Ambientale e dall’Addendum allo stesso dello scorso settembre. Anche qui, di fatto, siamo di fronte ad un cambio di regole in corso d’opera di non poco conto. Difatti, si potrebbe creare il paradosso che ArcelorMittal nel frattempo ottemperi a prescrizioni del Piano Ambientale che potranno essere riviste quando finirà il percorso di riesame, rendendo di fatto inutili gli interventi effettuati. Motivo per il quale, soprattutto sulle prescrizioni più importanti, la multinazionale al momento sembra prendere tempo.

Staremo a vedere. 

(leggi gli articoli sul riesame AIA https://www.corriereditaranto.it/?s=riesame+aia&submit=Go)

Condividi:
Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

Commenta

  • (non verrà pubblicata)