Ingegneria climatica: cos’è?

 

E' l’insieme delle tecnologie proposte per tentare di contrastare su scala planetaria le cause o gli effetti dei cambiamenti climatici
pubblicato il 20 Agosto 2019, 09:18
7 mins

In tutto il pianeta è scattato l’allarme clima, però come al solito il problema viene trasformato secondo le convenienze politiche, occasioni finanziarie commerciali, pubblicitarie e mediatiche. Pochi pensano a fermare il degrado del comportamento umano, frenare la dissennata tecnologia superflua pensando operativamente con fatti concreti; si sprecano soldi per andare su Marte con tutti i problemi che abbiamo sulla Terra. Detto questo considerando che ho visto direttamente per mezzo secolo in tutto il mondo il lento degrado degli ecosistemi e il degrado culturale del quinto primate, cioè l’uomo. Ritengo utile e doveroso comunicare elementi di educazione e prevenzione per evitare che sia troppo tardi. Inizio quindi con l’articolo sull’ingegneria climatica che esiste e poco conosciuta, invito le nuove generazioni ad approfondire.
L’ingegneria climatica è un bene comune
L’insieme delle tecnologie proposte per tentare di contrastare su scala planetaria le cause o gli effetti dei cambiamenti climatici e in particolare del riscaldamento globale.
Le tecnologie di ingegneria climatica si possono classificare in due grandi categorie: rimozione dell’anidride carbonica dall’atmosfera e riduzione della radiazione solare incidente. Esse hanno caratteristiche molto diverse per efficacia, velocità di implementazione, costi e profili di rischio per effetti non voluti poco noti o ignoti del tutto.
Proprio a causa delle incertezze scientifiche inerenti a tale approccio, e per le inevitabili ripercussioni politiche, sociali, ed etiche, l’eventuale gestione planetaria di progetti operativi di ingegneria climatica è oggetto di ampio dibattito. L’ingegneria climatica può essere considerata come la terza e ultima strategia di emergenza per affrontare i cambiamenti climatici dopo gli sforzi di mitigazione e adattamento, considerati prioritari
L’ingegneria climatica non va confusa con le tecnologie per la modifica locale del tempo meteorologico quali ad esempio l’inseminazione delle nubi per favorire le precipitazioni o varie tecniche per la dispersione della nebbia.
Le strategie per intervenire sul sistema climatico terrestre per contrastare il riscaldamento globale dovuto ai gas serra si possono distinguere in due tipologie

Rimozione CO2 – Le tecnologie di rimozione della CO2 ,cercano di eliminare o ridurre la causa dei cambiamenti climatici individuata dagli studi climatologici degli ultimi decenni, e cioè i gas “climalteranti” che causano un eccessivo effetto serra, soprattutto l’anidride carbonica ma anche il metano e altri. Fra le strategie proposte si possono elencare.
Riduzione della deforestazione – Riforestazione e gestione degli usi del territorio; generazione di biocombustibili con cattura e sequestro della CO2 gestione delle biomasse per sequestro della CO2 dilavazione accelerata delle rocce sedimentarie carbonatiche; cattura della CO2 via processi artificiali; fertilizzazione delle alghe oceaniche via nutrienti quali soprattutto il ferro in forma di minerale solubile, fosforo o azoto; modifiche della circolazione oceanica, riduzione del fenomeno di acidificazione degli oceani causato dalla presenza di eccessiva CO2 in atmosfe .
Riduzione delle radiazioni solari – Le tecnologie di riduzione della radiazione solare cercano di contrastare il riscaldamento globale mitigando l’incidenza e l’assorbimento dell’insolazione sulla superficie terrestre, causando un raffreddamento in grado di pareggiare l’effetto dei gas climalteranti. La riduzione dell’insolazione corrisponde a un aumento della radiazione solare riflessa cioè l’albedo terrestre, per cui si parla anche di modifica dell’albedo per questo approccio. Nello specifico, sono state proposti metodi basati sull’aumento della riflettività sulla superficie, in atmosfera e nello spazio[. superficie l’albedo potrebbe essere aumentata in linea di principio con interventi sulla riflettività delle aree urbane, della vegetazione o dei deserti, tuttavia la scala necessaria a realizzare tali interventi è tale da renderli difficilmente praticabili. Inoltre le modifiche su vasta scala della vegetazione terrestre avrebbero un ovvio impatto sulciclo del carbonio, sulla produzione agricola e sulla biosfera in generale. Anche il fatto che la riflettività terrestre verrebbe modificata in maniera disomogenea porterebbe a gravi effetti climatici collaterali. in atmosfera l’albedo potrebbe essere aumentata stimolando la generazione di nubi oppure mediante iniezione di aerosol o materiale riflettente in stratosfera. Nel primo caso la tecnica generalmente proposta si basa sull’incremento dei nuclei di condensazione sugli oceani mediante nebulizzazione di acqua marina.
Nel secondo l’approccio principale prevede la diffusione di solfuri in stratosfera, il cui effetto climatico è analogo a quello dei solfuri emessi dalle eruzioni vulcaniche. In entrambi i casi, effetti non voluti sia climatici sia sulla biosfera sono poco conosciuti e potenzialmente pericolosi. nello spazio sono stati proposti sistemi basati su specchi o nuvole di oggetti riflettenti orbitanti intorno alla Terra. Nonostante le speranze che erano nate dal recente piano dell’Unione europea e dall’accordo USA-Cina per le riduzioni delle emissioni di gas serra da oggi al 2030, i tentativi negoziali per contenere il riscaldamento globale attuati finora hanno ottenuto scarsi risultati In questo contesto, da più parti si propongono tecniche di  ingegneria climatica per ottenere in altro modo questi risultati di mitigazione della temperatura e dei cambiamenti ad essa collegati. In questo ambito si sono avute varie proposte.

Ad esempio, irrigare i deserti di Nord Africa e Australia per permettere una crescita di vegetazione che faccia incrementare la cattura di CO2, oppure pompare acqua fredda e ricca di nutrienti dal fondo degli oceani in superficie, per raffreddare quest’ultima e aumentare  l’assorbimento di anidride carbonica. E ancora, si pensa di pompare solfati in atmosfera per intercettare la luce solare e non farla giungere a terra, così raffreddandola. Infine, si pensa di aumentare l’alcalinità degli oceani o di “fertilizzarli” con ferro, per consentire loro di assorbire più CO2.

In figura compare anche il metodo di cattura e immagazzinamento nel sottosuolo della CO2..

Condividi:

Un Commento a: Ingegneria climatica: cos’è?

  1. Karim

    Settembre 6th, 2019

    Ovviamente l’affermazione che sia un ” bene comune” è semplicemente soggettiva, dopo che l’ autore dell’articolo stesso righe dopo afferma e riconosce il potenziale pericoloso per quanto riguarda quello che si chiama SRM e quindi dispersione di scie chimiche che avviene già da molti decenni in scala sembra globale ormai, con l’utilizzo di sostanze aviodisperse dannose. Però ricordiamoci…. È un bene comune…. A detta sua…

    Rispondi

Commenta

  • (non verrà pubblicata)