Cosimo Cinieri ci ha lasciato

 

Cosimo Cinieri non c'è più la moglie Irma Immacolata Palazzo tratteggia un uomo, la sua malattia, il loro amore e la loro arte. "E noi eravamo i bimbi che giocavamo."
pubblicato il 19 Agosto 2019, 14:50
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Era in coma Cosimo Cinieri, il suo respiro era superficiale, le macchine erano state staccate ed ora il grande attore tarantino non c’é più. L’Alzheimer lo ha portato via e di questi ultimi mesi difficili ci racconta la moglie, Irma Immacolata Palazzo, la donna che gli è accanto da quarantaquattro anni e che domani avrebbe voluto  essergli ancora accanto per ricordare il loro trentaquattresimo anniversario di matrimonio e l’ottantunesimo compleanno del suo amato marito. La peggiore malattia che ci sia, l’Alzheimer, è arrivata l’anno scorso, con un decorso lento che poi ha preso un andamento veloce. Alla fine di febbraio a peggiorare le cose c’è stata la frattura del femore, sebbene l’operazione fosse riuscita il sostegno di una seria fisioterapia non c’è stata poiché non c’erano posti negli ospedali e non le fu suggerito di provvedere privatamente.

Il calvario era ormai iniziato, ricoveri in ospedale per infezioni, convalescenze portate a buon fine, addirittura la visita alla sorella di Cinieri a Genova nel dicembre scorso, nuovo ricovero a gennaio e da aprile la costrizione in un letto. “L’ho acchiappato per i capelli duemila volte” riferisce la moglie, che mai si è persa d’animo, “ma la fase terminale di questa malattia è tremenda, si presenta con disfagia da liquidi e solidi, non riuscendo a deglutire, nonostante una alimentazione molto accurata, le cose sono precipitate. E pensare che per il resto Cosimo è sano! La tosse lo sconquassava e da ieri è in un hospice, il My life a due passi dalla nostra casa di Nepi, affinché anche il suo medico possa seguirlo. E’ una malattia pazzesca, che non auguro a nessuno.”

Dal contingente, Irma Immacolata Palazzo indugia nel ricordo dell’anima del suo compagno di vita: “Era uno spiritaccio! Parlava in maniera lirica fino a qualche tempo fa ma nell’ultimo periodo a causa delle crisi cognitive non parlava più. Ho riportato però in un diario le sue parole. Ogni giorno si spegneva di più, perdeva qualcosa: la memoria, il linguaggio. Delirava nel pensiero di Taranto, ricordava i luoghi e pensava di stare nella sua città, che amava tanto. Avevo il desiderio di farlo tornare ancora una volta ma ci verrò io, perché desidero lasciare a Taranto le sue opere originali, al Museo dei tarantini illustri dell’avvocato Egidio Viola, Cosimo ci teneva molto. Non posso dimenticare la sua parentela con Luigi Viola e Cesare Giulio Viola. La memoria è importante!

Si fanno più veementi, poi, le sue parole quando torna a fare i conti con la burocrazia che non le ha permesso di offrire a suo marito una assistenza più efficace. Ce l’ha con INPS che ha negato accompagnamento, che si è avvalsa di una circolare interna che ha determinato l’annullamento della richiesta del 2016, ma le cose non sono state per niente limpide, il ricorso alla Corte di Cassazione, poi vinto, ha messo in moto anche i sindacati per mettere riparo a questa ingiustizia. Il tempo si spera riparerà ma con l’amaro in bocca e forse a vantaggio di altri malati trascurati per via delle carte.

“Sono soldi che servono a curare i malati, non sarebbero stati miei ma lo Stato con me ci ha guadagnato perché l’ho sostituito nell’accudire al meglio Cosimo, avrei potuto sostenerlo meglio con un fisioterapista come Cristo comanda e non ho potuto! C’è stato un abuso di potere ma a Cosimo non è mancato nulla, mi sono fatta in quattro e mi hanno anche costretto a fare sceneggiate pubbliche per rivendicare il nostro diritto ad un sostegno degno, ad un diritto sacrosanto!”

“Ma come fanno i burocrati a dormire il sonno del giusto?” – Continua amaramente Irma Immacolata Palazzo, mostrando la sua etica – “Come dicono gli orientali: noi siamo quello che facciamo! Qui ed ora! Questa è l’essenza della vita, delle cose e questo assioma mi rappresenta in toto. Non so come elaborerò tutto questo, siamo stati insieme per decenni e ho avuto accanto a me un poeta-attore e ce ne sono pochi, in questa generazione nessuno. Certo in quella cerchia che ha racchiuso menti come, per esempio, Carmelo Bene, erano tutti arroganti e moralisti, erano il Cristo che cacciava via i mercanti, la generazione successiva è stata più morbida.”

Il suo sfogo è una parentesi di vita, di arte, di amore, di senso civico, di una donna che ha vissuto e non può permettersi di lasciare un patrimonio di esperienza, di rigore, di sofferenza, di esaltazione, di poesia, di riflessioni ed entusiasmo senza definire tanti punti preziosi.

“Devo chiudere questa pagina” – conclude – “Sono una iraconda emotiva. Non ho voluto figli (Cosimo ne ha avuto uno nel precedente matrimonio) perché ho vissuto per i nostri spettacoli, per le nostre cose. Chi fa queste cose seriamente è come un monaco, non si stacca mai, appartengo a questa scuola: fai ciò che ti rappresenta! Siamo come i bambini che quando giocano sono serissimi e non bisogna disturbarli, nulla interessa loro tranne quello che in quel momento stanno facendo e non si stanno rilassando, sono impegnati. E’ come il gioco del teatro che è dedizione totale e senza pause e ti piace così. E noi eravamo i bimbi che giocavamo.”

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Laureata in Lettere Moderne. Giornalista. Ha partecipato al Corso di Giornalismo dell'Ordine dei Giornalisti di Puglia. 2 figli. Ha lavorato per alcune emittenti televisive locali: Videolevante, Studio 100, Telerama, Jotv, Tele.5 (in qualità di direttore). Ha collaborato con Taranto Sera, Voce del Popolo, Paese Nuovo (allegato de L'Unità), Pigreco, Tarantoggi, Primaveraradio (circuito Popolare Network), Magazine (in qualità di direttore), Edili, Radiocittadella. Ha curato numerosi uffici stampa, tra cui il Comune di Lizzano e l'Associazione Musicale della Magna Grecia, Magna Grecia... il Premio (Provincia di Taranto), Crest, VIALIBERA. Ha condotti programmi televisivi e radiofonici.

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