Ex Ilva, IMA 1: sciopero revocato. Restano i problemi

 

Oggi incontro sindacati-azienda ha chiarito alcuni punti sul personale del reparto Impianti Marittimi. Ma le macchine restano imperfette
pubblicato il 14 Agosto 2019, 18:35
8 mins

Prosegue il caos nel reparto IMA1 dell’ex Ilva di Taranto, ora ArcelorMtital Italia. Dopo la proclamazione di ieri dello sciopero da parte delle rappresentanze sindacali unitarie Fim, Fiom e Uilm di Taranto, oggi si è tenuto un incontro odierno tra le stesse e l’azienda, al termine del quale è stato deciso di revocare l’iniziativa che avrebbe avuto durata di tre giorni (21, 22 e 23 agosto) riguardante i lavoratori del reparto Impianti marittimi 1 di ArcelorMittal. L’astensione dal lavoro era stata proclamata contro la decisione dell’azienda di ricollocare i gruisti che risultano in esubero, dopo il sequestro dell’area del IV sporgente disposto dalla Procura di Taranto in seguito all’incidente del 10 luglio scorso in cui ha perso la vita il gruista Mimmo Massaro.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/08/13/arcelormittal-ricollocazione-gruisti-indetto-sciopero/)

Come abbiamo riportato la scorsa settimana infatti, l’azienda aveva comunicato via telefono ai sindacati la decisione che i 24 lavoratori di cui c’è bisogno adesso nel reparto IMA (sui 50 totali), sarebbero stati scelti in base all’anzianità anagrafica. E non invece, come logica vorrebbe specialmente in una situazione del genere e come richiesto dagli stessi lavoratori, in base all’anzianità di servizio e quindi in base alla loro esperienza. Non solo: perché sempre l’azienda aveva comunicato nuovamente l’intenzione di presentare due scelte possibile ai restanti 26 lavoratori: o le ferie forzate (anche per chi non ne ha da smaltire) o il cambio mansione con la dislocazione in altri reparti, ovvero l’area cokeria e l’area parchi (ovviamente previa visita medica che accerti che il lavoratore possa essere impiegato in reparti ad alto impatto inquinante rispetto a quello da cui proviene) come avevamo riportato nei giorni scorsi.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/08/09/ex-ilva-caos-allima-e-arcelor-fa-ricca-italcave/)

Nel corso della riunione, si legge nel comunicato dei sindacati, l’azienda “ha illustrato le attuali necessità di personale funzionale alla marcia degli scaricatori presso il secondo sporgente. Il personale eccedente l’attuale forza lavoro di riferimento sarà individuato sulla scorta delle esigenze tecnico-organizzative dell’azienda declinata anche sulla base del complessivo bagaglio professionale del dipendente“. “Il personale così individuato – spiegano ancora le Rsu nel loro comunicato – sarà avviato, a far data dal 26 agosto, ad un percorso di training finalizzato all’inserimento lavorativo presso aree per le quali sussistono necessità aziendali (come ad esempio batteria n.9 e parchi minerali)“. L’azienda ha inoltre comunicato alle Rsu che “a partire dal mese di settembre saranno avviati ulteriori dipendenti (una posizione di lavoro a turno) ad un percorso di training presso gli scaricatori attualmente in uso presso l’area Ima1. Qualora dovesse modificarsi l’attuale assetto organizzativo dell’area summenzionata con eventuale impatto occupazionale, il personale ad oggi impiegato presso l’area Ima1 – concludono i sindacati nel comunicato – avrà un diritto dì precedenza nel reinserimento lavorativo“.

Dal 1 settembre saranno 28 i lavoratori, e non più 24, che torneranno a lavorare in reparto sul II sporgente del porto di Taranto. Come riportato nel verbale, l’azienda ha seguito l’indicazione dei lavoratori e delle Rsu, scegliendo i più esperti in un momento così delicato per il reparto in questione, essenziale per la vita produttiva del siderurgico.

La situazione delle macchine sul II sporgente 

Per quanto concerne la situazione delle varie macchina, sabato sera è ripartito il ‘CM1′, lo scaricatore di loppa. Dopo il sopralluogo ispettivo presso il reparto IMA1 da parte SPESAL (Servizio Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro) della dipartimento di Prevenzione della Asl di Taranto dello scorso 6 agosto, e all’indomani della riunione del 7 agosto tra l’azienda e gli RR.LL.S., sembrava che tutto fosse rientrato e che il lavoro potesse riprendere senza problemi. Ed invece così non è stato. Perchè quando lo scorso 8 agosto la macchina è stata rimessa in funzione, sono stati riscontrati non pochi problemi. Problemi che a questo punto sembrano rientrati.

Lo stesso non può dirsi per la macchina ‘CM 3 BIS’, un apparecchio di sollevamento, con il quale si scarica ferro, rottame, manganese che vengono caricati sui vagoni destinati agli impianti dell’area a caldo. Nel vernale dell’ispezione dello SPESAL dello scorso 6 agosto, si leggeva che “si dà atto – si legge nel verbale – che in fase di estensione e retrazione del braccio del CMS BIS si sviluppa rumorosità al riduttore di manovra braccio, dovuta all‘assenza di lubrificante al tubo telescopico di posizionamento. Prima della messa in esercizio della stessa dovrà essere effettuata l’attività di manutenzione prevista”. Rumorosità riscontrata anche in questi giorni e che non è dovuta al mancato grassaggio della macchina, perché dopo essere stato effettuato il rumore è rimasto lo stesso. Per questo motivo sono stati decisi ulteriori controlli ed interventi sulla macchina.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/08/07/ex-ilva-riparte-piano-reparto-ima-1-al-porto2/)

Infine, la questione anemometri. Ieri, l’operatore che stava lavorando sulla macchina ‘CSU1′, lo scaricatore a tazze rimesso in funzione qualche giorno dopo il fatidico 10 luglio, è sceso alloquando lo strumento ha segnato i 60 km orari, visto che dopo quanto accaduto è stato deciso di abbassare da 72 a 60 la soglia di allarme in presenza di vento forte. Vedendo il collega scendere dalla macchina, anche l’operatore del ‘CM1’ ha fatto lo stesso. Solo che, stando sempre alle nostre fonti, pare il capo turno abbia detto all’operatore del ‘CM1’ di risalire sulla macchina per metterla in sicurezza, visto che lo stesso era sceso in tutta fretta. A tal ammonimento, giustamente il lavoratore si è rifiutato di risalire sulla macchina. Il che denota come sia ancora molto radicata in fabbrica l’idea che la sicurezza dei lavoratori venga sempre dopo quella delle macchine e degli impianti e quindi dell’azienda.

Sempre a proposito di anemometri, segnaliamo anche il problema sulla macchina ‘CM 3 Bis’. Dove l’anemometro è posto in un luogo non visibile all’operatore, perché in fase di costruzione della stessa invece di essere posto in alto è stato posto alle spalle della macchina. Anche in questo caso è stato detto ai lavoratori che quando la macchina sarà rimessa in funzione, si dovrà lavorare inizialmente in queste condizioni. Perché bisognerà eventualmente aspettare che sia commissionata all’azienda che l’ha costruita la commessa per effettuare un lavoro ulteriore.

Non ci sembra che le premesse siano le migliori per far ripartire il lavoro sul II sporgente del porto di Taranto. Anzi, tutt’altro. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/07/13/2quel-che-resta-di-una-gru-e-della-sua-fabbrica/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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