MES: “ArcelorMittal e Taranto, una sfida senza vincitori rischia troppi sconfitti”

 

pubblicato il 13 Agosto 2019, 17:42
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Nuovo intervento del MES, Movimento Europeo Socialista, sulla vicenda ArcelorMittal: “Il braccio di ferro attorno al polo siderurgico è tra il modo d’agire di una multinazionale ed un territorio – e la sua classe politica – ancora impreparato ad un confronto del genere, legato a dinamiche vecchie ed ormai sorpassate.
Purtroppo, il ricorso al Tar contro la revisione Aia e il ridimensionamento del sistema indottuale, sono manovre comprensibili ma impopolari, che agli occhi dell’opinione pubblica mettono in cattiva luce i nuovi gestori della grande fabbrica. Allo stesso modo, le reazioni delle istituzioni locali evidenziano una certa immaturità, oltre che il solito spirito di perenne campagna elettorale, che non aiutano né il dialogo né tanto meno la crescita del territorio. La situazione è complessa come sempre, e voler ridurre tutto a frasi ad effetto non serve a nulla. ArcelorMittal sta seguendo la sua logica, quella di un colosso internazionale che, davanti a quelli che considera degli ostacoli prova ad evitarli. Gli accordi firmati prevedevano determinati punti e garanzie, la revisione Aia potrebbe alterare la situazione, sarebbe quindi un cambiare le carte in tavola. Il ricorso era più che preventivabile, ma l’ex-Ilva è un campo minato, una criticità non solo ambientale, ma anche sociale e politica, ed ArcelorMittal non deve sottovalutarlo. Dall’altra parte della barricata, vediamo definire il ricorso al Tar “uno schiaffo dato alla città”, una semplificazione sterile, così come alzare gli scudi verso tutto l’universo degli appalti attorno alla grande fabbrica. Non abbiamo timore nel rimarcare che nel corso delle decadi, attorno a quella che era prima l’Italsider di Stato e poi l’Ilva dei Riva, si sia creato un pantano di ditte discutibili sotto diversi punti di vista. Un sistema vizioso che ha danneggiato gli imprenditori locali seri, sfruttato gli operai e mortificato l’immagine stessa dell’indotto siderurgico. Che ArcelorMittal voglia avere attorno a sé un qualcosa di nettamente più efficace, che rispetti i suoi standard qualitativi, è un passaggio naturale. Chi in questo istante – giustamente – pensa ai lavoratori, deve tener presente che i primi a pagare erano proprio loro, operai costretti a lavorare sottopagati, solo per mantenere bassi i costi. Noi restiamo dell’idea che il buonsenso sia l’unica via d’uscita, un abbassamento dei toni ed una maggiore diplomazia da tutte le parti”.

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