Storie: i Pettirossi, la musica tarantina in tournèe all’estero

 

La meravigliosa esperienza del gruppo musicale negli anni Sessanta raccontata da Andrea Piras
pubblicato il 10 Agosto 2019, 17:33
6 mins

Moulin Rouge di Monaco, Casino di Montreux, Hilton e Habanera di Rotterdam, Charmain di Amburgo. E ancora, Francoforte, Hannover, Losanna, in un lungo susseguirsi di tappe in tutta Europa, come per una star internazionale. E invece si trattava del gruppo musicale tarantino I Pettirossi, che negli anni sessanta andava per la maggiore. Ne racconta Andrea Piras, 85enne, allora sassofonista e arrangiatore del complesso. “Assieme a Benito Dorme al pianoforte, Umberto Biallo alla batteria, Franco Amati alla chitarra e a Enzo Mucci chitarra basso e cantante, debuttammo nel maggio del 1962 alla ‘Lanterna Azzurra’ di Lama, dove rimanemmo fino a giugno – racconta – Enzo Mucci successivamente ci propose a diversi impresari in Germania (e non solo) di night e cabaret di mezza Europa, dove i gruppi italiani erano molto richiesti. Venimmo ingaggiati e la nostra prima tappa fu, all’Exil di Braunschweig, in Germania”.
Perché quel nome, i Pettirossi? “Era frutto – spiega Piras – di una battuta scherzosa scaturita quando il sarto incaricato di confezionari la prima divisa, come in uso in quel periodo, ci propose delle maglie di un rosso acceso. ‘Amma parè tanta pètterosse!’,  esclamò Franco Amati. E così fu”.
Il repertorio, molto vario e per tutti i gusti, con arrangiamenti molto raffinati, andava da “Tu che mi hai preso il cuor” a “Je ne regrette rien” di Edith Piaf, da “Surrender” al simpaticissimo cha cha cha “Lotorinolaringologo” e a “Moliendo Cafè”, da “Tre sono le cose che voglio da te” a “Bambina Bambina” di Tony Dallara fino alla suggestiva “ Eine Blonde”, dedicata a tutte le bionde del cinema. Continua il musicista: “Di notte, per il fuso orario, registravamo dalle emittenti radiofoniche americane le canzoni delle hit parade, le cui note venivano da me trascritte sugli spartiti per gli opportuni adattamenti”.
L’impresario li convinse anche a fare, oltre al dancing, anche il night-club e il cabaret, eseguendo il loro repertorio e accompagnando le diverse attrazioni della serata (prestigiatori, danzatrici, spogliarelliste, chansonnier…) “Il pubblico era internazionale – racconta i musicista – e le presentazioni dei numeri in programma erano in diverse lingue, persino in giapponese. L’impegno era molto faticoso in quanto si svolgeva dalle 21 alle 5 del mattino. L’indomani ci si incontrava con gli artisti per stabilire e provare i brani. Dopo il pranzo, si andava a riposare per poi prepararsi di tutto punto per la serata. Gli italiani emigrati? Il ticket di quelle serate era molto costoso e loro, giustamente, preferivano risparmiare i soldi per poi spedirli a casa”.
Le tournèe erano piuttosto lunghe e la nostalgia per Taranto veniva mitigata, finchè è stato possibile, dalla presenza delle famiglie al seguito e dalle esibizioni estive al Lido Gandoli di Pinuccio Alessano o a Brindisi nel rinomato locale dei fratelli Melcarne.
In quegli anni non mancarono gli inconvenienti. Racconta Piras: “Una mattina Lucio De Giorgio, venuto a sostituire Benito Dorme, ci riferì che non poteva partire con noi perché aveva ottenuto l’insegnamento. Cosa fare? Non potevamo interrompere le esibizioni, per via delle penali. Così avvisammo con telegramma il titolare del locale della ‘morte’ di Lucio in un incidente stradale, ricevendo anche le condoglianze. Avemmo così il tempo di sostituirlo adeguatamente”.
E ancora: “Accadde ad Hannover nel 67. Mentre il resto del gruppo era a cena fuori, Franco e Benito rimasero a mangiare nei rispettivi appartamenti, all’ultimo piano di una pensione. All’improvviso scoppiò un incendio. Le scale, essendo in legno, presero subito fuoco. Benito si mise subito in salvo saltando di terrazzino in terrazzino, dimenticando però di avvisare il collega, che rimase intrappolato. Meno male che la spogliarellista che abitava affianco a lui ebbe l’idea di buttare giù pentole e altri accessori di cucina, con grande fracasso che attirò l’attenzione dei soccorritori”.
Nel ‘67 i Pettirossi cessarono la tournèe e intensificarono le loro esibizioni a Taranto e spesso negli altri locali della regione, dedicandosi in particolar modo, con l’innesto di altri fiati, al rithm&blues. ”Franco Portone, detto ‘a faine, che gestiva un locale a piazza Ebalia, “La Stiva”, ci fece gratuitamente da impresario – dice Piras – E quando andavamo a esibirci in altri comuni i nostri fans organizzavano i pullman per venire ad applaudirci”.
Ottenuto l’impegnativo incarico di ispettore alle vendita dell’allora azienda produttrice di liquori Graubardt, Andrea Piras il 31 agosto del ’70 abbandonò il complesso. Due anni dopo si concluse la bella esperienza de “I Pettirossi”.

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