Ex Ilva, multa da 55 milioni per Taranto Energia

 

Comminata dall'Autorità di regolazione per energia per il mancato obbligo d'acquisto di certificati verdi dal 2012 al 2015
pubblicato il 08 Agosto 2019, 19:06
10 mins

Con la pubblicazione di quattro delibere, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera) nella settimana dal 29 luglio al 2 agosto 2019, relativi ai settori elettrico e gas, ha comminato sanzioni pari a 55.130.000 milioni di euro alla Taranto Energia (ex Ilva in Amministrazione Straordinaria, oggi denominata ArcelorMitta Italy Energy), per il mancato rispetto dell’obbligo di acquisto di certificati verdi negli anni dal 2012 al 2014.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2018/09/09/2accordo-pure-per-ilva-taranto-energia/)

La Taranto Energia, ora ArcelorMittal Italy Energy, ex Edison

Per i profani, sitamo parlando dela centrale Taranto Energia costituita dagli impianti denominati CET2 e CET3, situati all’interno dello stabilimento siderurgico, che fornisce energia elettrica e vapore allo stabilimento Ilva di Taranto. Le centrale riceve i gas di lavorazione che provengono da cokerie e altiforni, che a loro volta servono a far marciare gli impianti a valle dell’area a caldo come i laminatoi e i treni nastri.

Nell’ottobre del 2011 (la notizia la anticipammo nell’aprile dello stesso anno sulle colonne del ‘TarantoOggi‘) la Edison cedette all’Ilva Spa controllata all’87 dal gruppo Riva FIRE le centrali termoelettriche di “Taranto Energia” per 164,4 milioni di euro. Ai Riva fu ceduto l’intero capitale sociale di “Taranto Energia”, società nella quale Edison conferì il ramo d’azienda costituito dalle centrali termoelettriche CET 2 e CET 3, situate all’interno del siderurgico. Qualche giorno prima, il 30 settembre 2011, la Commissione europea dette il via libera all’acquisizione di “Taranto Energia” (società veicolo di Edison) da parte di Ilva: l’operazione venne esaminata sotto procedura semplificata. 

Come riportammo nel dicembre del 2012 (sempre sulle colonne del’TarantoOggi’) nel silenzio più assoluto, il 16 dicembre del 2010 la Riva FIRE S.p.A ottenne dalla Banca europea per gli investimenti un prestito di ben 400 milioni di euro a favore della società: 200 milioni subito ed ulteriori 200 concessi il 3 febbraio 2012. Tra l’altro si trattava di finanziamenti ben scorporati: 140 alla Ilva S.p.A. e 60 alla Rive FIRE S.p.A.

Non siamo mai riusciti a scoprire per cosa fu utilizzato quel prestito. Il progetto, si leggeva sul sito ufficiale della BEI, riguardava un programma di investimenti “in un impianto in acciaio di grandi dimensioni”. Lo scopo era quello di mantenere la competitività del sito attraverso un vasto programma di investimenti per “migliorare le strutture di produzione, migliorare la produttività dell’azienda facilitando nel contempo l’efficienza energetica e riducendo l’impatto ambientale”. Il sospetto che quel prestito, possa essere servito anche per ammortizzare i costi dell’operazione con la Edison, è rimasto tale negli anni. E tale resterà.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2018/02/16/lispra-indica-quattro-siti-rischio-incidente-rilevante-ilva-eni-taranto-energia-basile-petroli/)

Cosa dicono le delibere dell’Arera

Nella prima delle quattro delibere, la numero 357, si legge che il 4 luglio 2014 il Gestore dei Servizi Energetici – Gse S.p.a. ha segnalato, all’Autorità, il mancato adempimento, da parte di Taranto Energia S.r.l. dell’obbligo di acquisto, per l’anno 2013, di 283.853 certificati verdi relativi all’energia elettrica prodotta nell’anno 2012, che la società avrebbe dovuto trasmettere al Gse, entro il 31 marzo 2014.

Taranto Energia, il cui capitale sociale è interamente detenuto da Ilva S.p.a., nel 2012, ha infatti prodotto energia elettrica attraverso i propri impianti termoelettrici situati all’interno dello stabilimento siderurgico Ilva. Pertanto la società era tenuta, ai sensi dell’articolo 11, comma 1, del decreto legislativo 79/99, ad immettere, nel sistema elettrico nazionale, nell’anno successivo, una quota di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, oppure, ai sensi del comma 3, dello stesso articolo 11, ad acquistare, in tutto o in parte, l’equivalente quota o i relativi diritti da altri produttori, purché immettessero l’energia da fonti rinnovabili nel sistema elettrico nazionale o dal Gestore della rete di trasmissione nazionale (ossia ad acquistare “certificati verdi”, come definiti dall’articolo 2, comma 1, lettera o), del decreto legislativo 387/03).

L’obbligo di acquisto di certificati verdi è posto a tutela di un interesse pubblico rilevante come la protezione dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile, attraverso la promozione dello sfruttamento dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili. 

Nella relazione redatta ex articolo 4, del decreto legge 347/03, sulle cause di insolvenza di Taranto Energia in amministrazione straordinaria, depositata nell’ottobre 2015 dai Commissari straordinari, si richiama espressamente, a giustificazione del mancato acquisto dei certificati verdi relativi all’anno di produzione 2012, la tensione finanziaria in cui versava Ilva e di conseguenza Taranto Energia, nel periodo di Commissariamento Speciale”, circostanza, comunque, “inidonea ad integrare alcuna delle cause di esclusione di responsabilità” secondo l’Area. Nella stessa relazione, i Commissari straordinari hanno inserito, tra le “posizioni debitorie al 31 dicembre 2014”, un debito per “certificati verdi” per un importo di euro 43.502.729, dei quali euro 25.300.000 riconducibili al mancato adempimento  dell’obbligo di acquisto relativo all’anno di produzione 2012.

Nel provvedimento dell’Arera viene fatto presente inoltre che per quantoattiene alle condizioni economiche della società, il fatturato realizzato dalla società, nell’anno 2013, è pari a circa 440.337.000 milioni di euro, come risulta anche dalla relazione sulle cause di insolvenza. Ai fini della quantificazione della sanzione, l’Arera rileva, altresì, la circostanza che la società risulti attualmente sottoposta alla procedura di amministrazione straordinaria disposta con decreto ministeriale del 20 febbraio 2015 e che, con sentenza del 5 marzo 2015, il Tribunale di Milano abbia dichiarato lo stato di insolvenza di Taranto Energia S.r.l.. Pertanto, si è proceduto alla riduzione della sanzione base ai sensi dell’art. 31 del Regolamento Sanzioni. Che hanno determinato una prima sanzione nella misura di 25.992.000 milioni di euro.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2017/12/29/controlli-ispra-nel-2018-previsti-lilva-taranto-energia-non-la-raffineria-eni/)

Nel 2014 sanzionata anche l’Ilva SpA

Per l’anno 2014 invece, come si legge nella seconda delibera (la n. 358) l’obbligo di acquisto era di 142.101 certificati verdi relativi all’energia elettrica prodotta nell’anno 2013. Nella relazione di cui sopra redatta dai Commissari straordinari, si legge che ben 13.979.000 milioni di euro sono riconducibili al mancato adempimento dell’obbligo di acquisto relativo all’anno di produzione 2013.

Il fatturato della Taranto Energia nell’anno 2014, è stato pari a 481.794.000 milioni di euro: pertanto, seguendo lo stesso procedimento dell’anno precedente, la sanzione dell’Arera per l’anno in questione è stata quantificata nella misura di 17.748.000 milioni di euro.

Nel 2014 però, anche l’Ilva S.p.a. non ha provveduto al’obbligo di acquisto, di 85 certificati verdi relativi all’energia elettrica prodotta nell’anno 2013, prodotta attraverso un impianto termoelettrico situato all’interno del proprio stabilimento siderurgico. Anche in questo caso viene ricordato come la società risulti attualmente sottoposta alla procedura di amministrazione straordinaria disposta con decreto ministeriale del 21 gennaio 2015 e che, con sentenza del 30 gennaio 2015, il Tribunale di Milano abbia dichiarato lo stato di insolvenza di Ilva S.p.a. Pertanto all’Ilva Spa è stata comminata una sanzione nella misura di 8.500 euro.

Infine, per l’anno 2015, sono stati ben 88.768 i certificati verdi non acquistati dalla Taranto Energia, relativi all’energia elettrica prodotta nell’anno 2014. Per questa violazione la sanzione comminata alla società è stata pari a 11.390.000 milioni di euro.  

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2016/09/08/ilva-lautorita-lenergia-concede-un-altro-anno-default-gas-richiesta-del-mise/)

Le sanzioni economiche a carico dell’Ilva in AS

E’ chiaro che provvedere al pagamento delle sanzioni toccherà alla struttura commissariale di Ilva in AS. E che quasi certamente le risorse saranno distratte dai trecento e rotti milioni di euro ancora in dotazione ai commissari, rinvenienti dal famoso sequestro di oltre un miliardo di euro operato ai danni del gruppo Riva da parte della Procura di Milano nel 2013. E si spera che ciò avvenga. Anche perché come riportato nelle varie delibere, “in considerazione di tutto quanto sopra e, in particolare, dell’interesse leso dalla normativa violata, della rilevante entità dell’inadempimento e della natura essenzialmente ripristinatoria della sanzione, le somme versate in esecuzione del presente provvedimento potranno, tra l’altro, nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 11bis, del decreto legge 35/05, eventualmente essere destinate a progetti volti alla riduzione degli oneri tariffari, a carico dei consumatori, per l’incentivazione delle fonti rinnovabili“.

Insomma, un fine alquanto nobile in un momento così complesso per le sorti ambientali del pianeta. 

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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