Ex Ilva, Di Maio: “Nuova norma? Lasciateci lavorare”

 

Audizione dei sindacati in Commissione Attività Produttive della Camera. Nel testo del decreto Imprese stasera in Cdm forse novità
pubblicato il 06 Agosto 2019, 16:18
12 mins

Fateci lavorare sono ben cosciente che il 6 settembre ci siano delle scadenze e in attesa di quelle stiamo lavorando“. Così, ai microfoni dell’agenzia ANSA, il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, risponde alle preoccupazioni dei sindacati metalmeccanici sul futuro dello stabilimento siderurgico di Taranto. Il 6 settembre, ricordiamo, verrà rimodulata, ma non abolita, la cosiddetta immunità penale (leggi qui per approfondire). “Stiamo discutendo con tutte le parti”, ha continuato Di Maio “lo dico ai lavoratori dell’Ilva di Taranto, ho mantenuto sempre la parola con loro per permettere che si lavorasse anche in condizioni di sicurezza“. Sulla possibilità di inserire una norma nel decreto imprese ha ribadito: “Fateci lavorare.

E il nodo dell’ex Ilva potrebbe entrare, questa sera, nel dibattito in Consiglio dei ministri sul decreto del vicepremier Luigi Di Maio sulle crisi industriali. Lo affermano fonti parlamentari, secondo le quali la Lega dovrebbe porre il tema di una norma per ‘provare a sistemare’ la questione. Il decreto atteso stasera in Cdm, secondo le stesse fonti, potrebbe essere il veicolo giusto ma Di Maio solo questa mattina ha spiegato che il lavoro in vista della scadenza di settembre è in corso, nel confronto con tutte le parti. Il decreto sulle crisi industriali, intanto, sarebbe ancora oggetto di limature tecniche, anche sul fronte delle coperture, in vista della riunione del Cdm di questa sera.

FIOM, «Inerzia totale. I destini di Taranto non riguardano solo Taranto»

Si è svolta oggi l’audizione delle organizzazioni sindacali alla Commissione Attività Produttive della Camera sulle prospettive industriali del sito di Taranto.
Siamo di fronte ad un tornante molto preoccupante: rischia di addensarsi a Taranto una tempesta perfetta. Mancano 30 giorni al 6 settembre, data in cui entrerà in vigore la norma che supera le esimenti penali per ArcelorMittal, e tra 45 giorni, il 1 ottobre, l’altoforno 2 sarà definitivamente spento“, dichiara in una nota Gianni Venturi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile siderurgia, che ha partecipato all’audizione alla Commissione Attività Produttive della Camera.

Siamo in una condizione di inerzia pressoché totale, Parlamento e Governo hanno il dovere di intervenire perché il destino dello stabilimento non riguarda soltanto Taranto, che è collegato ad altri siti produttivi in Italia, in particolare Cornigliano e Novi Ligure. Inoltre, il gruppo ex Ilva nel suo complesso fornisce il 40% dell’approvvigionamento di acciaio nel Paese – prosegue Venturi -. Sarebbe utile che la Commissione Attività Produttive della Camera convocasse il Ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio perchè servono risposte concrete a partire dal rispetto degli impegni che sono stati sottoscritti con l’accordo di settembre del 2018 dal punto di vista del piano industriale, anticipando i tempi per i lavori sull’altoforno 5, riguardo al piano ambientale e occupazionale. In particolare, sulla scorta del verbale di accordo sulla sicurezza, devono uscire dal provvedimento di cassa integrazione gli addetti alla manutenzione ordinaria e straordinaria“.

Il Ministro Di Maio oggi risponde dicendo che conosce le scadenze e che sta lavorando “per noi”. Sarebbe davvero curioso il contrario, cioè che al Governo non fossero note le scadenze. Deve essere chiaro che la vicenda di ArcelorMittal non può rimanere una trattativa privata tra il Governo e la multinazionale, e che l’inerzia in atto si supera soltanto con decisioni chiare e con atti risolutivi” conclude Venturi. 

Palombella (UILM): «Si rischia situazione irreversibile»

C’è una bomba sociale, economica e occupazionale che sta per esplodere se il governo non mette in campo urgenti misure per salvaguardare  il futuro dei lavoratori e la continuità dell’attività produttiva“. Cosi Rocco Palombella, segretario generale della Uilm dopo le audizioni nelle Commissioni Attività produttive e Lavoro della Camera dei Deputati.

La situazione attuale è drammatica – dichiara Palombella – è stato avviato lo spegnimento dell’Altoforno 2 e tra un mese c’è il rischio chiusura dello stabilimento se non si trovasse una soluzione sulla tutela legale. Il risanamento ambientale – continua – è possibile solo se lo stabilimento rimane in attività, perché nessuno è in grado di investire miliardi di euro per risanare 116 kmq senza attività produttiva in marcia“. “Nel 2015 è stata approvata la tutela legale perché lo stabilimento dell’Ilva è sotto sequestro” puntualizza il leader della Uilm. “L’accordo del 6 settembre 2018 – prosegue – è stato approvato dal 94% dei lavoratori e non può essere rimesso in discussione, come con l’abrogazione della tutela legale“.  Lo stabilimento – continua – dopo il rigetto del dissequestro dell’ Altoforno 2, e con solamente due altoforno in marcia, va verso la fine dell’attività produttiva“. “Si devono iniziare le bonifiche – continua – per togliere le 3.750 tonnellate di amianto e si devono prolungare i benefici di legge oltre al 2003 per avviare alla pensione i lavoratori esposti all’amianto“.

Provo enorme tristezza e disperazione – prosegue – perché giorno dopo giorno vedo un lento e inarrestabile spegnimento dello stabilimento“.

Non c’è più tempo da perdere, servono risposte urgenti dal Governo e dal Ministro dello Sviluppo economico per risolvere la difficile situazione dell’ex Ilva di Taranto e le preoccupanti prospettive occupazionali per i lavoratori. Nella fabbrica e nella città di Taranto – dichiara Palombella – si sta creando una situazione ingovernabile che rischia di diventare irriversibile senza una chiara e netta posizione da parte delle istituzioni”. “Vogliamo sapere – continua – quali provvedimenti il governo voglia promuovere per salvaguardare la sicurezza e i livelli occupazionali dello stabilimento di Taranto e la salute dei cittadini all’esterno dell’acciaieria”.

Fermo restando il provvedimento di rigetto di dissequestro della Magistratura e il conseguente programma di spegnimento dell’Altoforno 2 da parte di AM e fatto salvo l’eventuale nuovo ricorso per scongiurarne la chiusura, si potrebbero anticipare i lavori sull’altoforno 5 e la sua messa in marcia nei primi mesi del 2021 così da poter dare una continuità produttiva allo stabilimento di Taranto. Siamo a un mese dal rischio chiusura dello stabilimento di Taranto – conclude – e le istituzioni e l’azienda devono trovare le soluzioni più idonee affinchè non vengano cancellati l’accordo del 6 settembre 2018 e gli interventi previsti dal piano ambientale per la tutela della salute all’interno e all’esterno dello stabilimento . Si devono trovare le migliori misure legislative per far continuare l’attività produttiva salvaguardando i lavoratori assunti da ArcelorMittal, tutti quelli che attualmente sono in Amministrazione Straordinaria e quelli occupati negli appalti, nei servizi e nelle manutenzioni”.

FIM: «Governo dica se accordo è carta straccia»

Per risolvere i problemi dell’ex Ilva e di Arcelor Mittal basterebbe “tenere fede a quello che con questo governo abbiamo già firmato” a settembre dello scorso anno: “siamo arrivati a un punto in cui con un accordo così forte e sofferto come quello fatto con voi le risposte ce l’abbiamo, altrimenti la domanda è: a quell’accordo ci credete ancora o non ci credete più? Bisogna essere chiari e dire se è carta straccia“. Così la Fim Cisl in audizione in commissione Attività produttive alla Camera.

L’accordo del 6 settembre è l’unica strada per il rilancio della fabbrica. Auspichiamo che in questi giorni il governo possa uscire allo scoperto, facendo chiarezza in quanto la partita di Taranto non è solo della città, ma dell’intero Paese Italia“. Lo afferma in una nota Biagio Prisciano, segretario aggiunto della Fim Cisl di Taranto. “Come Fim – aggiunge – abbiamo rappresentato le varie problematiche presenti a Taranto così come negli altri siti ArcelorMittal. Tra i temi segnalati, la situazione Afo/2, la questione dell’immunità che ha bisogno di estrema chiarezza, le bonifiche da mettere in campo sul territorio di Taranto, al fine di coinvolgere per le stesse i lavoratori in Amministrazione Straordinaria che attendono la giusta ricollocazione, come da accordo del 6 settembre 2018 e relativo addendum. Tra queste anche le opere di bonifica amianto“. La Fim ha chiesto “che venga applicato quanto concordato in sede ministeriale. C’è un piano industriale – sottolinea Prisciano – da portare avanti, che per nessuna ragione da parte di qualcuno, compreso ArcelorMittal, deve andare avanti in maniera spedita; così come l’impegno nel rilancio dei Tubifici e del Pla a cui bisogna applicare gli investimenti dovuti finalizzati al loro riavvio per evitare che la crisi sia pagata sempre dagli stessi“. Attualmente, osserva il sindacalista, “abbiamo circa 1700 dipendenti in A.S, 1400 lavoratori interessati da procedura di Cigo ed ulteriori 1100 lavoratori se l’Altoforno n.2 dovesse essere portato a spegnimento. A questo – conclude Prisciano – va aggiunto la situazione dell’appalto che continua ad avere seri problemi, con proroga di alcuni contratti che vanno non più di 3 mesi. I lavoratori non vogliono vivere di sussidi, ma vogliono tornare a lavorare in un luogo di lavoro salubre“.

Saltamartini (Lega): «Serve norma salva acciaio»

Leggeremo in Commissione Attività produttive, con tutta l’attenzione che merita, il testo del decreto Imprese all’esame del Consiglio dei Ministri di oggi. Ci auguriamo che, oltre al salva Whirlpool e rider, venga approvata anche una norma “salva acciaio”. Dopo le politiche improvvisate e non risolutive da parte dei governi precedenti, occorre proseguire con misure concrete ed efficaci, innovative e rispettose dell’ambiente, per consentire alla siderurgia italiana di guardare al futuro con ragionevole fiducia. Anche perché senza siderurgia non c’è sistema industriale che possa sopravvivere“. Così la deputata della Lega Barbara Saltamartini, presidente della Commissione Attività produttive della Camera. “Noi come commissione, con tutti i gruppi d’accordo – prosegue Saltamartini, riportata ancora da ANSA – abbiamo già chiesto l’audizione di Arcelor Mittal e del ministro» Luigi Di Maio «per muoverci velocemente, sapendo bene che c’è la data del 6 settembre che incombe“.

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