Ex Ilva, Cdm: ok a norma per Arcelor sull’immunità

 

Nel provvedimento approvato sarebbe confermata scomparsa immunità al 2023 e introduzione piano di tutele legali a scadenza
pubblicato il 06 Agosto 2019, 22:37
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Una norma ad hoc per l’ex Ilva inserita nel decreto Imprese ed approvata questa sera nel corso del Consiglio dei Ministri. Era nell’aria da giorni e com’era ampiamente prevedibile il governo è intervenuto per provare ad evitare l’ennesima crisi per il siderurgico di Taranto.

Quello che trapela da Roma però, al momento è molto poco chiaro. Soprattutto non riusciamo al momento a capire cosa ci sia di diverso rispetto all’art. 46 del decreto Crescita, attraverso il quale era stata approvata una norma che andava a riscrivere il comma 6 dell’art. 2 del decreto legge del gennaio 2015, nel quale fu inserita la famosa e discussa esimente penale per i Commissari straordinari di Ilva in AS e per i futuri proprietari dello stabilimento, che prevedeva come “le condotte poste in essere in attuazione del Piano di cui al periodo precedente non possono dare luogo a responsabilita’ penale o amministrativa del commissario straordinario e dei soggetti da questo funzionalmente delegati, in quanto costituiscono adempimento delle migliori regole preventive in materia ambientale, di tutela della salute e dell’incolumita’ pubblica e di sicurezza sul lavoro“.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/06/25/ex-ilva-limmunita-resta-decadra-nel-tempo/)

Ciò detto, nella norma approvata questa sera dal Cdm, sarebbe stata confermata la scomparsa dell’immunità estesa sino al 2023 e l’introduzione di un piano di tutele legali a ‘scadenza’. Secondo quanto hanno appreso fonti vicine al dossier, “il provvedimento obbliga Mittal a rispettare il piano ambientale e risponderà della sicurezza dei lavoratori“. Il piano di tutele legali ‘a scadenza’, spiegano le fonti, sarà “strettamente vincolato al rispetto del piano ambientale, da parte dell’azienda, secondo precise prescrizioni” . Quindi “solo se l’azienda rispetterà le tempistiche, i criteri e le modalità di esecuzione del piano ambientale potrà usufruire di suddette tutele. Rimane inalterata la responsabilità penale, civile e amministrativa conseguente alla violazione di norme poste a tutela della salute e delle questioni inerenti la sicurezza dei lavoratori“, spiegano le fonti. “Non sarà dunque prevista alcuna forma di tutela straordinaria per l’azienda, che risponderà di ogni incidente dovesse verificarsi secondo le norme e i principi di diritto penale ordinariamente applicabili nel nostro Paese“. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/07/09/immunita-e-ambiente-laccordo-che-blinda-arcelor2/)

In pratica, quanto era già stato previsto in precedenza. Sicuramente la lettura del testo approvato questa sera nel corso del Consiglio dei Ministri chiarirà i dubbi. Almeno si spera.

Sempre secondo le fonti su citate, pare che Di Maio durante il Cdm abbia denunciato il fatto che “Mittal non ha pagato, pochi giorni fa, 40 milioni di euro di canone, sta assumendo un atteggiamento ambiguo nonostante l’impegno del governo“. “Non solo – avrebbe aggiunto il vicepremier -. Non si sono presentati al sopralluogo del forno. Noi non possiamo accettare ricatti. La nostra norma è di equilibrio: salva lavoratori e ambiente e ora ci aspettiamo collaborazione“. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/07/25/immunita-penale-la-consulta-arcelormittal-partecipera-al-giudizio6/)

Abbiamo individuato una norma di equilibrio, che rivede la precedente forma di immunità generalizzata in un sistema di tutele a scadenza vincolate al rispetto del piano ambientale, in questo modo Mittal potrà operare ma sarà obbligata a rispettare le prescrizioni“, avrebbe detto ancora il ministro per lo Sviluppo economico. “Se qualcuno pensava di riprendersi l’immunità rimarrà deluso, ma io non do l’immunità a chi ricatta i lavoratori e l’Italia“, avrebbe aggiunto il ministro. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/05/02/mittal-immunita-penale-resta-cambia-lapplicazione3/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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