Caporalato, CIA Due Mari: “La repressione da sola non basta”

 

Secondo i dirigenti dell'associazione degli agricoltori "può essere sconfitto, con flessibilità e più basso costo lavoro"
pubblicato il 06 Agosto 2019, 17:38
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Alla luce di quanto sta accadendo in queste settimane nel Tarantino, con numerosi arresti per caporalato, ribadiamo che non serve soltanto la repressione, ma un cambiamento vero“. Lo affermano Pietro De Padova e Vito Rubino, presidente e direttore provinciale di Cia Due Mari (Taranto-Brindisi). “Sul lavoro agricolo – aggiungono – sono necessarie riforme radicali: il caporalato può essere sconfitto, ma più dell’approccio repressivo è necessario un quadro di regole che permetta flessibilità, reale abbassamento del costo del lavoro, meno burocrazia“. Secondo i dirigenti dell’associazione degli agricoltori, “lo sfruttamento dei lavoratori è inaccettabile, sempre, e per fermarlo occorre soprattutto che le aziende sane, la stragrande maggioranza, siano realmente aiutate a rispettare le regole“. Ma, sottolineano, “il quadro normativo attuale, però, non aiuta le imprese: non c’è alcun sostegno all’incontro tra domanda e offerta di lavoro stagionale“. Gli imprenditori agricoli, concludono De Padova e Rubino, “non sono messi nelle condizioni di poter fare un piano assunzioni basato sulle reali esigenze dei cicli colturali e sulla variabilità dell’andamento dei raccolti; il costo del lavoro è fra i più alti d’Europa, con un carico eccessivo di oneri sociali“.

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