Rifiuti radioattivi, prosegue attesa per il deposito nazionale

 

Aggiornamento sul deposito nzionale, smantellamento impianti nucleari, tavolo tecnico permanente e destino rifiuti radioattivi
pubblicato il 04 Agosto 2019, 17:00
11 mins

Il sottosegretario allo Sviluppo economico Davide Crippa è stato audito in settimana in Commissione Parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, per aggiornare sul lavoro portato avanti sulle attività relative al decommissioning nucleare, alla gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi.

Il ministero dello Sviluppo Economico, che svolge un ruolo di coordinamento tra i Ministeri dell’Ambiente, dell’Interno, del Lavoro, della Salute, dei Trasporti e le Regioni e gli enti locali interessati, ha costituito un tavolo permanente per il monitoraggio delle attività di decommissioning degli impianti nucleari della SOGIN. La sinergica collaborazione con il Ministero dell’Ambiente, l’ISIN (l’Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione, ovvero l’ex Dipartimento Nucleare dell’ISPRA), l’ARERA (Autorità di regolazione per energia reti e ambiente) e la SOGIN ha lo scopo di monitorare lo stato autorizzativo ed esecutivo delle attività e di trovare soluzioni condivise alle problematiche riscontrate.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2018/04/16/cnapi-ispra-deposita-relazione-dove-finiranno-i-rifiuti-nucleari/)

“La gestione sicura dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito nel nostro Paese costituisce un tema di grande rilevanza, cui il Ministero dello Sviluppo Economico dedica la massima attenzione, anche attraverso un lavoro di confronto costante con gli altri dicasteri interessati e gli enti territoriali. Questo Governo – ha dichiarato il Sottosegretario con delega all’energia Crippamette al primo posto la necessità di preservare la salute di cittadini e lavoratori, nonché la qualità dell’ambiente dal rischio di esposizione alle radiazioni ionizzanti, cercando di assicurare l’adozione delle necessario soluzioni, senza più ingiustificati ritardi, che scongiurino l’indebito trasferimento alle future generazioni dell’onere di gestione dei rifiuti radioattivi oggi presenti”.

Finora, lo stato di avanzamento del decommissioning è stato lento, principalmente a causa di diverse criticità dell’intero processo autorizzativo. Adesso, si sta procedendo con maggiore rapidità verso soluzioni condivise che conducono in modo chiaro e trasparente ad una gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi provenienti dalla pregressa gestione nucleare, nonché quelli derivati dalle attività industriali, di ricerca e di medicina nucleare.

Il piano a vita intera 2019-2022 del decommissioning, approvato dalla Sogin nel novembre 2017, prevede che lo smantellamento degli impianti nucleari italiani sarà completato nel 2036, con una spesa stimata in 7,2 miliardi di euro; l’obiettivo del green field, invece, sarà raggiunto tra il 2029 e 2042. Rispetto al piano complessivo, Sogin attesta uno stato di avanzamento dell’attività di disattivazione e smantellamento dei siti nucleari, al 31 dicembre 2018, pari a circa il 30,1% dei costi a vita intera, calcolato sui costi commisurati della commessa nucleare. Il precedente consuntivo, datato 2017, ammontava al 27%. L’attività di gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi in Italia affidata alla Sogin, ha previsto costi pari a 7,2 miliardi di euro, ovvero 400 milioni in più rispetto ai 6,8 miliardi stimati all’inizio.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2018/03/24/deposito-nazionale-nucleare-la-carta-nazionale-delle-aree-idonee-pubblicata-nei-prossimi-giorni/)

Il ritardo sulla CNAPI

“Con la prossima approvazione del Programma Nazionale e la pubblicazione della CNAPI si potrà dare un’accelerazione al processo di approvazione e di costruzione del Deposito Nazionale – ha concluso il Sottosegretario Crippa -. Il Governo, anche per garantire il rispetto di accordi internazionali, è inoltre a lavoro per creare le condizioni dello smaltimento dei rifiuti radioattivi di alta attività attraverso la stipula di accordi con Paesi esteri, previa opportuna analisi costi/benefici delle alternative percorribili”.

Il rilascio del nulla osta per la pubblicazione della Cnapi (la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee per i rifiuti nucleari) da parte della Sogin, attende dal 2015 l’ok del Minambiente e del MiSE, che secondo il sottosegretario Crippa dovrebbe arrivare entro la fine dell’anno. La Cnapi è propedeutica alla realizzazione del Deposito nazionale, che sarà realizzato dalla stessa Sogin, destinato solo allo “smaltimento a titolo definitivo dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività” (secondo il d.lgs. 31 del 2010).

Deposito che dovrà essere operativo entro il 2025, termine entro il quale l’Italia dovrà riprendersi i rifiuti stoccati in Francia: 235 tonnellate di combustibile nucleare utilizzato negli impianti nucleari italiani, di cui 64 elementi di combustibile presenti ancora oggi nel deposito Avogadro di Saluggia (Vc) della Deposito Avogadro spa. Spedizione che secondo gli accordi sottoscritti negli anni passati, sarebbe dovuta terminare entro il 2015. Ma il combustibile da inviare all’estero, quello non ancora processato e che dopo il trattamento diventa rifiuto radioattivo, è presente anche in altri siti: ci sono 1,7 tonnellate all’Itrec di Rotondella (Matera) e 0,7 tonnellate presso il centro di ricerca di Ispra (Varese). 

Il direttore dell’Ispettorato per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (Isin) Maurizio Pernice, audito anche lui insieme al sottosegretario Crippa, ha ricordato che l’Isin ha realizzato un inventario nazionale dei rifiuti radioattivi: gli ultimi dati risalgono al 31 dicembre 2017, e parlano di 30.497 m3 di rifiuti distribuiti in sette diverse regioni italiane. Si tratta solo di una piccola parte rispetto al quantitativo iniziale, per la gran parte in attesa di rientrare in Italia dopo essere stato spedito temporaneamente all’estero. Dovranno finire tutti nel Deposito nazionale per essere custoditi con maggiore sicurezza: un progetto da 1,5 miliardi di euro, che però nessuno ha ancora idea di dove sarà realizzato.

(leggi gli articoli sulle bonifiche https://www.corriereditaranto.it/?s=bonifiche&submit=Go)

Perchè di fatto la scelta non è delle più semplici, visto che è pressochè certo che qualsiasi territorio individuato protesterà verso tale scelta. Nel deposito verranno stoccati circa 78mila metri cubi di rifiuti radioattivi a bassa e media attivitàla cui radioattività decade a valori trascurabili nell’arco di 300 anni – 50mila dei quali arrivano dagli impianti nucleari italiani in via di smantellamento, e altri 28mila arrivano dall’attività di ricerca scientifica, dalla medicina nucleare (dalle lastre in su) e dall’industria. Sul totale di 78mila metri cubi circa 33mila sono già stati prodotti, mentre i restanti si stima verranno prodotti nei prossimi 50 anni.

Secondo quanto dichiarato lo scorso 16 luglio, davanti alla Commissione Ecomafie, dal sottosegretario al Ministero dell’Ambiente Vannia Gava, la Cnapi non è ancora stata pubblicata perché si attende un aggiornamento da parte dell’Isin rispetto alla sismicità delle aree. Uno studio chiesto nel 2015 alla Sogin, i cui costi sono coperti dalla bolletta elettrica. E dal 2001 al 2018, dei 3,7 miliardi di euro pagati dai consumatori, solo 700 milioni sono stati spesi nello smantellamento (il resto in costi di gestione e per far trattare il combustibile radioattivo in Francia e nel Regno Unito).

Toccherà dunque al ministero dello Sviluppo economico e a quello dell’Ambiente scegliere il sito attraverso una trattativa con le comunità locali. Come detto il deposito nazionale delle scorie nucleari dovrebbe iniziare a funzionare a partire dal 2025, mentre l’avvio dei lavori è previsto per il 2021. Questo è quello che prevedeva la legge del 2010, che prevedva che dalla pubblicazione della Cnapi dovessero passare 44 mesi per arrivare all’inizio della costruzione del sito. Il dibattito pubblico dovrebbe iniziare quanto prima, per rientrare nei tempi dettati dal cronoprogramma.

C’è poi la possibilità che si scelga di seguire la strada indicata dalla così detta strategia del ‘brown field’, ovvero la trasformazione degli attuali siti in depositi di sé stessi, rispetto alla realizzazione di quello nazionale. Ciò significherebbe che le scorie resterebbero dove sono, ossia nelle quattro ex centrali nucleari di Trino (Vercelli), Caorso (Piacenza), Latina e Garigliano (Caserta) e negli impianti del combustibile di Saluggia (Vercelli), Bosco Marengo (Alessandria), Casaccia (Roma) e Rotondella (Matera).

Intanto, i ritardi accumulati nella pubblicazione della Cnapi hanno portato la Corte di giustizia Ue, l’11 luglio scorso, ad accogliere il ricorso della Commissione europea contro l’Italia. Si tratta della procedura di infrazione aperta ad aprile 2016 dalla Commissione contro Italia, Austria e Croazia, che avevano trasmesso solo le bozze dei loro programmi, e non quelli definitivi, entro il termine previsto del 23 agosto 2015, indicato dalla direttiva 2011/70/Euratom del 2011. In seguito al parere motivato inviato dall’Italia a Bruxelles, la Commissione aveva fissato un nuovo termine a luglio 2017, anche questo disatteso. Da qui la decisione della Corte, che però al momento non prevede sanzioni economiche. Cosa che però potrebbe accadere presto, in caso la Commissione europea deferisse ancora l’Italia.

(leggi gli articoli sulla ex Cemerad https://www.corriereditaranto.it/?s=ex+cemerad&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

Un Commento a: Rifiuti radioattivi, prosegue attesa per il deposito nazionale

  1. Agosto 6th, 2019

    Sogin deve scegliere il plasma a 20.000 °con deposito ridotto robotizzato e riduzione costo da 25 miliardi a 2 miliardi.Il sistema Svizzero permette un passaggio di Sogni al plasma che poi per 10 miliardi mette 20 plasmarifiuti levando in 10 anni tutte le discariche plastica-amianto-sanitari.Il piano Caffè se è al Mise ed è aggregabile in Ansaldo Energia.

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