Ex Ilva, ArcelorMittal riprende le attività di scarico al II sporgente

 

Rimesso in funzione lo scaricatore a tazze CSU1 del II sporgente del porto dopo interlocuzione con lo SPESAL
pubblicato il 01 Agosto 2019, 17:44
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La multinazionale ArcelorMittal Italia da ieri sera ha ripreso a scaricare presso il II sporgente del porto di Taranto, in concessione all’ex Ilva. Precisamente è tornata ad operare il CSU1, macchina che scarica a tazze e non come le altre a benna. L’ok è arrivato dopo un confronto tra l’azienda e lo SPESAL (Servizio Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro) della dipartimento di Prevenzione della Asl di Taranto.

Piccolo passo indietro. Lo scorso 10 luglio, mentre sul IV sporgente si verificava l’incidente mortale e i danni alle tre gru ‘DM5’, ‘DM6’ e ‘DM8′ (area tutt’ora sottoposta a sequestro giudiziario e dove sono stati calcolati danni tra i 30 e i 40 milioni di euro), presso il II sporgente dove si scarica il carbone e la loppa, secondo quanto apprendemmo dalle nostre fonti, l’impianto di caricazione CM1 avrebbe traslato senza freni che si sarebbero dovuti azionare automaticamente, e la macchina terminò la sua corsa solo perché si andò ad incastrare sulla nave sulla quale stava operando, senza fortunatamente provocare gravi feriti. Le altre due macchine presenti al II sporgente, la ‘DM1’ e la ‘DM2’ (quest’ultima ormai ferma da anni e in attesa di essere demolita) non traslarono sui binari procedendo da sole come le altre, soltanto perché si stavano svolgendo dei lavori sui binari e quindi erano stati posizionati dei fermi (in gergo chiamati scarpette), altrimenti secondo le nostre fonti, avrebbero sicuramente causato danni e sarebbero andate a scontrarsi contro l’ultima gru li presente, il CSU1.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/07/29/ex-ilva-i-gruisti-del-reparto-ima1-senza-sicurezza-non-saliremo-piu-sulle-gru/)

Di fatto dunque, il Csu è l’unica gru attualmente funzionante e utilizzabile presso il II sporgente ex Ilva. L’ok all’utilizzo della macchina CSU1 non è di secondaria importanza, in quanto porterà a 20.000 tonellate giornaliere, le materie prime per l’alimentazione di due altiforni su tre attualmente in funzione (anche se Afo 2 rischia il prossimo spegnimento). Ricordiamo infatti che giorni addietro, presso la banchina del Molo Polisettoriale (non più pubblica dopo la concessione demaniale rilasciata il 30 luglio alla holding turca Yilport), la società Italcave dopo aver raggiunto un accordo commerciale con la stessa ArcelorMittal Italia, ha scaricato 10mila tonnellate di materie prime per conto della multinazionale dell’acciaio, trasferite poi nei parchi minerali ex Ilva attraverso l’utilizzo di camion telonati.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/07/19/ex-ilva-il-porto-e-fuori-uso-in-aiuto-lauthority/)

Nel verbale dello SPESAL redatto nella giornata di ieri, si legge che prima del ripristino delle attività di utilizzo della macchina CSU1, entro 10 giorni da ieri (prorogbili in caso di oggettiva difficoltà e particolare complessità dell’adempimento), dovevano essere verificatetutte le funzionalità dei principali impianti di sicurezza dello scaricatore da parte della ditta costruttrice“; che la ditta TENOVA spa “che ha redatto la relazione di verifica sui dispositivi di sicurezza, attui una programmazione periodica nell’ambito del programma di uso e manutenzione della macchina“; “che le verifiche attuate dalla ditta RIMA srl sulle tenaglie antiuragano e a cura di un ingegnere specializzato sul carico dei respingenti, siano oggetto di controlli periodici prestabiliti“; “che nell’ambito dei controlli di verifica e manutenzione della macchina CSU1, venga inclusa anche una check-list di controlli periodici sui binari di scorrimento della stessa“; “che nel rispetto di quanto previsto dall’art. 15 del decreto legislativo 81/2008, venga effettuata una valutazione tecnica di fattibilità per lo spostamento della cabina di comando al suolo in postazione sicura o la realizzazione di una ulteriore cabina di controllo al suolo per minimizzare i tempi di permanenza in quota“; “che venga consegnata copia del contratto con la società MV MAINTENANCE riguarante la manutenzione ordinaria dello scaricatore“.

Secondo le nostre fonti, sarebbero state effettuate diverse prove prima di dare l’ok per riprendere l’attività. Inoltre, pare sia stato raggiunto un accordo con i sindacati, per far scendere la soglia dell’anemometro da 72 a 60 kmh in merito all’allerta meteo con forte vento ed evitare che i lavoratori salgano sulle gru. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/07/22/ex-ilva-task-force-conferma-stop-afo2-e-accordo-italcave5/)

Qualora ciò non avverrà entro i tempi prestabiliti, fatto salvo le proroghe eventualmente concesse, lo SPESAL interverrà nuovamente riservandosi qualsiasi atto conseguenziale. Da quanto però ci risulta, l’interlocuzione tra ArcelorMittal e lo SPESAL è andata a buon fine vista la ripresa dell’attività, per la quale l’azienda era stata diffidata dal riprendere se non avesse ottemperato all’invio della documentazione richiesta. Staremo a vedere adesso cosa accadrà per le altre macchine del II e soprattutto del IV sporgente.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/07/13/2quel-che-resta-di-una-gru-e-della-sua-fabbrica/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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