‘Medea’ a Palazzo Pantaleo, successo oltre le previsioni

 

pubblicato il 30 Luglio 2019, 17:05
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Serata indimenticabile quella di domenica scorsa a palazzo Pantaleo. L’androne e il piano nobiliare colmi fino all’inverosimile sono stati lo scenario della tragedia di Euripide, riadattata, Medea. Il progetto “Medea” nasce da un gruppo di allievi delle accademie teatrali del torinese, che aspirano a fare della loro passione un mestiere. La fondazione dell’associazione cultuale Hetairos, in cui questi studenti ventenni, tutti di origine meridionale si raccolgono avviene grazie a Mariella Orlando (presidente della stessa) ed Alessio Boccuni (studente dell’accademia di teatro Tofano e studente di lettere antiche). Entrambi di origini tarantine, trasferitisi a Torino e con un profondo attaccamento alla loro terra ionica, dopo i successi raccolti nel torinese, in cui ambivano a proporre qualcosa di teatrale più vicino alle loro origini, aspiravano a portare il loro adattamento euripideo a Taranto. Le due sorelle Federica e Sofia Leuci, di origini salentine e siracusane, rispettivamente la Nutrice e la Hybris, Daniela Aquino, una Medea anch’ella con radici pugliesi e calabresi, affiancate da Alessio Boccuni, orgogliosamente tarantino, Giasone e regista del progetto, si sono emozionati tantissimo di fronte ad un pubblico partecipe e profondamente coinvolto da questa intramontabile tragedia, che ha risposto numerosissimo all’evento.

“Taranto deve riscoprire quelle che sono le sue radici culturali, La tragedia greca è nel nostro dna meridionale come lo è Pirandello o Eduardo. Il suo messaggio è senza tempo, attualissimo e fortemente d’impatto”, dice Alessio. “Taranto ha bisogno di riscoprirsi, di riappropriarsi delle proprie radici culturali e farne un settore di punta nel rilanciare la propria immagine. Siamo andati via per motivi professionali, ma l’attaccamento a questa nostra terra resta incancellabile”, conclude Mariella Orlando.

La seconda parte della serata è stata dedicata al mito della divina, a Maria Callas. Il grande soprano è indissolubilmente legato al personaggio che Pier Paolo Pasolini portò sulle scene cinematografiche dopo averla vista nel 1961 alla Scala. La tragedia di Medea fatta di ossessione, disperazione e vendetta trova il suo compimento nell’uccisione dei figli come distruzione viscerale di quell’amore che l’ha legata a Giasone. Così lei non si sente più sottomessa al suo destino, ma eroica nel ciniscmo. “Del Fiero duol”, celeberrima aria dall’opera lirica di Luigi Cherubini rispecchia nella tessitura e nelle intenzioni interpretative teatrali folia, amore doloroso, preghiera, perdita del sè. Dai gravi pieni e intensi quasi macabri agli acuti strazianti. Una nebulosa di sentimenti e cambiamenti d’animo complessi da interpretare. E Valentina Colleoni, figlia e prodotto straordinario della tradizione musicale tarantina ha accettato la sfida di farci rivivere il mito della divina, sfida che in questi decenni in pochissime grandi soprano hanno accettato perchè emulare la divina è impossibile, ma avvicinarsi alla sua immensità è possibile. E Valentina Colleoni, ormai sempre più amata dal suo pubblico e dai suoi sempre più numerosi estimatori chiamata la divina dei due mari, ha accettato la sfida e l’ha vinta. L’ha vinta perchè il suo segreto, il suo valore aggiunto è quello di saper trasportara il pubblico, prendendolo quasi per mano, all’interno del variegato mondo di sentimenti che propagano dai personaggi che interpreta. L’ha vinta insieme alla sua carissima ed inseparabile amica e collega maestro di piano Sara Lacarbonara dalle cui mani di fata partono note sempre celestiali. L’ha vinta anche dal punto di vista scenografico andando in scena con i costumi, magistralmente ricostruiti e modellati dall’artista Irene Scialpi, che la divina indossò durante le riprese del film di Pasolini.

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