Ex Ilva, i gruisti del reparto IMA1: “Senza sicurezza non saliremo più sulle gru”

 

Lungo comunicato dei lavoratori che operano al II e IV sporgente del porto di Taranto dove avviene lo scarico delle materie prime
pubblicato il 29 Luglio 2019, 19:59
11 mins

Un lungo comunicato firmato “I gruisti IMA1”, per chiarire la posizione e il pensiero dei lavoratori che operano presso il II e IV sporgente del porto di Taranto in concessione all’ex Ilva oggi ArcelorMittal Italia dove avviene lo scarico delle materie prime, dopo quanto accaduto lo scorso 10 luglio, con l’incidente mortale che costò la vita all’operaio Cosimo Massaro, caduto in mare con la gru ‘DM5’ dalla quale non è riuscito a scendere durante un forte nubifragio abbatutosi sul capoluogo ionico.

28/11/2012-10/7/2019: due date che hanno segnato le nostre vite, due date che ricorderemo per sempre, due date che ci hanno portato via due colleghi, due amici, due ragazzi: due vite! Erano come tutti noi: volevano esaudire i loro desideri, togliersi qualche soddisfazione, crearsi delle famiglie: ma le loro sono state distrutte per sempre, per la sola “colpa” di essere andati a lavorare. Si: di andare a LAVORARE!!!” si legge nell’incipit del comunicato stampa dei lavoratori.

Ma si può morire ancora di lavoro nel 2019? Si può morire perché il Dio DENARO e il PROFITTO sono più importanti della vita di un essere umano? – si chiedeono i lavoratori -. Ci ritroviamo oggi con il cuore spaccato in due, non dormiamo da giorni, guardiamo i nostri figli e piangiamo perché lì, al posto dei nostri colleghi, ci saremmo potuti ritrovare noi; e lo strazio che stanno vivendo quelle due famiglie, oggi lo starebbero videndo alla stessa maniera anche le nostre, per la perdita di un figlio, di un marito, di un fratello, di un padre“.

Non abbiamo più fiducia in nessuno: nei sindacati da anni assenti e pronti a revocare uno sciopero solo per aver ottenuto una semplice convocazione ministeriale, mentre il nostro caro amico era ancora lì disperso in fondo al mare; non abbiamo più fiducia nelle istituzioni locali e regionali; ma soprattutto non abbiamo più fiducia nel Governo – annunciano i lavoratori -, e di tutti quelli passati, che in tanti anni hanno approvato 12 decreti “salva azienda” senza mai approvarne uno “salva lavoratori” o “salva cittadini”, creando così vere alternative economiche per tutti“.

Qui oramai si baratta la nostra sicurezza per il posto di lavoro e quindi la possibilità di poter portare uno stipendio a casa. SIAMO STANCHI!!! Non vogliamo parlare degli impianti fatiscenti dell’ex Ilva, perché non ci compete e non sapremmo analizzare la questione nei dettagli, anche se le voci degli amici che ci lavorano confermano un totale stato di abbandono; vogliamo sorvolare anche sull’aspetto ambientale e sanitario, enorme problema che coinvolge in primis noi operai e poi tutti i cittadini; ma adesso ci teniamo almeno a spiegare la nostra situazione lì al porto dal 2012 ad oggi“, dopo i tre incidenti mortali e tanti episodi preoccupanti.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/07/13/2quel-che-resta-di-una-gru-e-della-sua-fabbrica/)

Per noi sono stati 7 anni nei quali saremmo potuti morire tutti, così come è accaduto al nostro amico Cosimo Massaro. Vogliamo ricordare e sottolineare ancora una volta che solo il caso ha voluto che anche le altre due gru del IV sporgente lo scorso 10 luglio non siano cadute in mare, altrimenti oggi staremmo piangendo tre vittime – denunciano i gruisti -. Quelle macchine concepite come anti-uragano, che ci avevano detto idonee a resistere a venti di 200-250km/h ed oltre, erano dotate di freni che non hanno funzionato nemmeno per dei venti a 110-120km/h registrati dagli anemometri lo scorso 10 luglio. In seguito a quell’evento straordinario del novembre del 2012, come lo hanno definito in molti ma che noi invece chiamiamo incidente mortale, (non ci esponiamo oltre perché è ancora in corso il processo) ci hanno fatto un mare di promesse, a cominciare dalla sicurezza, ma in realtà non abbiamo mai ottenuto nulla. Anzi fecero in modo, vista la difficile situazione a reperire il materiale che serviva a tenere tutti gli impianti in marcia e per continuare a produrre (cosa che si sta ripetendo in questi giorni), di convincerci a lavorare con dei radiocomandi. Una pratica operativa che non esisteva ed alquanto rischiosa, in quanto ci consentiva di lavorare a bordo alle navi, affacciati su una stiva, con un immensa gru che ci camminava sopra con la possibilità di caduta di materiale, di una semplice rottura cavi e a respirare a pieni polmoni minerale e carbone che si scaricava. Il terzo mondo insomma“.

Le gru sono sempre le stesse, vecchie di 50 anni e più, il cui ciclo di vita era scaduto, ma poi prolungato con certificazioni ad hoc, senza che siano mai stati effettuati rilevanti lavori di manutenzione, almeno a nostro avviso, se non per il montaggio di due nuove cabine perché, come tutti sanno, quelle precedenti nel novembre 2012 caddero in mare, e in una delle quali c’era il caro Francesco Zaccaria – proseguono nella denuncia i lavoratori -. Da tanti anni segnaliamo e redigiamo check list dove evidenziamo i vari problemi che presentano le gru, in particolare la “nuova” cabina del DM5 che oltre ad essere lenta nella sua traslazione (ci impiegava il doppio dei minuti rispetto alle altre), si bloccava sempre e in condizioni meteo avverse non ci consentiva di ritornare indietro a passerella dove ci sono le scale che servono per evacuare la gru (cosa successa proprio il 10 luglio scorso). Non dimentichiamo poi il montaggio al contrario delle porte di uscita di queste NUOVE cabine. Ci teniamo a precisare e soprattutto ricordare che dal giorno del dissequestro, alla gru DM5 non è stato più possibile movimentare il braccio, anche quando le operazioni di ormeggio e disormeggio delle navi lo richiedevano da pratica operativa. Come mai tutto questo?” si chiedono gli operai del II e IV sporgente.

Non abbiamo mai effettuato esercitazioni di evacuazioni e fortunatamente in questi anni nessuno di noi si è sentito male o ha perso i sensi, altrimenti con tutto il tempo che si sarebbe impiegato per tirarci fuori, si sarebbero rischiate altre morti. È accaduto anche di essere rimasti per più di 4 ore bloccati in cabina senza la possibilità di scendere, in seguito a black out generale del pontile. In seguito a questo episodio furono montati dei generatori di corrente alternativa che almeno in questi casi avrebbero consentito il movimento della cabina, con la possibilità di scendere dalle gru; ma si contano sulle dita di una mano le volte che si è provato ad utilizzarli, ed ogni volta il risultato è stato pessimo” denunciano ancora.

Quindi ora, stanchi di questa situazione oramai non più gestibile, stanchi di non aver mai ottenuto nè sicurezza nè manutenzione, noi gruisti, seguiti fortunatamente da un nostro collega, eletto da noi come delegato sindacale, ci siamo riuniti in assemblea e abbiamo verbalizzato tutto quello che abbiamo ritenuto necessario per poter andare avanti:

– delle gru nuove che siano dotate delle ultime tecnologie per garantire in primis la nostra sicurezza e che rispondino di tutti i requisiti a livello ambientale, in quanto tutti abbiamo rimarcato l’intenzione di non salire più su quelle presenti perché vecchie e sprovviste di un vero piano di evacuazione;

– binari nuovi su cui scorrano le gru e controlli sull’effettivo stato delle intere banchine;

– annullare e fare nuovo accordo sulle allerte meteo che hanno anche inciso su questi tragici incidenti mortali, e creare stazioni meteorologiche in punti strategici per dare un preallarme anche istantaneo;

– manutenzione periodica  e programmata di tutti gli scaricatori e relativi binari, e simulazioni di soccorso per noi operatori in cabina;

– CSU1, rivedere pratica operativa: ridurre soglia anemometro con preallerta; i DM ancora presenti, con la macchina in esercizio, devono essere posizionati fuori dal suo raggio di azione e scarpettati per maggiore sicurezza; creare una possibile sala camandi da terra, senza che i gruisti salgano più in cabina; 

– livello o eventuale indennità di rischio.

In seguito a questa nostra posizione, del tutto legittima, in quanto chiediamo solamente di lavorare in totale sicurezza, abbiamo delegato tutte le sigle sindacali a presentarsi a un confronto con i vertici aziendali per parlare di tutto ciò“.

Proprio nella mattinata odierna, 29 luglio, ci è stato solo riferito che per il momento gli investimenti al porto, nonostante la situazione delle gru sia evidente a tutti, e con un intero pontile momentaneamente sequestrato (IV sporgente), sono pari a zero. Si, zero euro! La loro preorità è quella di far ripartire già da domani l’unica gru forse efficiente rimasta, il CSU1, avendo delle certificazioni da ditte specializzate,come accadde già dopo la morte di Zaccaria.  NON CI PIEGHIAMO, SIAMO STANCHI DI QUESTI RICATTI!!!” concludono i gruisti dell’ex Ilva di Taranto.

Condividi:
Share
Il Corriere di Taranto, i fatti del giorno. Contatta la nostra redazione: [email protected]

Commenta

  • (non verrà pubblicata)