Porto di Taranto: futuro tra Yilport, ArcelorMittal e…

 

pubblicato il 27 Luglio 2019, 11:52
10 mins

Può sembrare strano, casuale, sospetto e forse a tratti anche demagogico per chi ama la dietrologia o gli intrighi economici internazionali: ma certamente quello che dalla prossima settimana in poi potrebbe accadere, è alquanto interessante e potrebbe aprire scenari sino a qualche settimana fa probabilmente imprevedibili.

Come confermato dall’Autorità Portuale di Taranto e dall’imprenditore turco Robert Yuksel Yildirim, CEO e presidente della Yildirim holding AS che controlla al 100% la Yilport holding, martedì 30 luglio verrà firmato l’atto di concessione demaniale marittima ex art. 18 per l’occupazione, in via totale ed esclusiva, dell’intero molo polisettoriale, per una durata iniziale di 49 anni, con facoltà di estensione per ulteriori 35 anni.

Un iter iniziato lo scorso 4 luglio e che quindi terminerà ad oltre un anno di distanza, dopo le note vicissitudini legate anche al ricorso al Tar di Lecce del Consorzio SET. Oltre ad un lungo e a tratti difficoltoso carteggio tra le parti legali, vista la complessità di un documento del genere, che siamo curiosi di leggere e che conterrà inevitabilmente una serie di clausole e di tutele sia per l’Autorità Portuale che per la holding turca.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/07/23/porto-autirta-e-yilport-il-30-luglio-firmano-concessione3/)

Ciò detto, siccome da sempre amiamo andare in profondità alle questioni, come quella del porto che seguiamo da quasi 20 anni, avendo visionato oltre un mese fa e nuovamente in questi giorni la visura camerale della Spa Terminal San Cataldo, controllata al 100% da un’omonima società di diritto olandese (controllata a sua volta da Yilport International Holding) e guidata da un cda presieduto da Yuksel Yildirim e composto da Blauert Christian e Ates Serdar, ovvero la società che gestirà il Molo Polisettoriale di Taranto. E abbiamo notato come il capitale sociale della società sia al momento ancora quello iniziale, ovvero di 50mila euro. 

Per questo abbiamo contattato l’Autorità Portuale, in quanto mesi addietro venne reso noto che in prossimità dell’atto di concessione, il capitale sociale sarebbe stato innalzato a 5 milioni di euro. Inoltre, da fonti sindacali trapelò la notizia che Yilport, sempre prima del rilascio della concessione, avrebbe versato una fidejussione bancaria di quasi 4 milioni di euro pari alla caparra messa a garanzia per due anni di canone concessorio. Di queste due operazioni, al momento, non c’è ancora traccia. E siccome il 30 luglio è oramai prossimo, abbiamo chiesto al presidente dell’Autorità Portuale, Sergio Prete, che nei giorni scorsi si è recato in Turchia, ad Instanbul, nel quartier generale della Yilport per chiudere la partita, come stiano esattamente le cose

Ci è stato risposto che entro il 30 tutto dovrebbe essere risolto. Qualora questo non accada però, nell’atto di concessione sarà inserita una clausola che indicherà un termine massimo entro cui effettuare le due operazioni bancarie, a tutela dell’Autorità Portuale. E che nell’ipotesi al momento remota quella data non venisse rispettata, l’intera operazione verrebbe a cadere. Certo è che appare difficile ipotizzare che una multinazionale del genere ritarderà nel portare a termine quanto previsto e pattuito. Ma mai dire mai.

Tra l’altro, fatto tutt’altro che secondario, in ballo ci sono le vite di quasi 500 lavoratori ex TCT, oltre che il futuro dell’infrastruttura più importante del capoluogo ionico, che potrebbe e dovrebbe finalmente diventare volano per un’economia alternativa. Anche per iniziare ad affrancarsi da un suo utilizzo prettamente industriale. Perché è sempre bene tenere a mente che al di là delle poche navi da crociera e della parentesi della ex TCT, il porto di Taranto è ancora oggi all’80% legato all’ex Ilva, all’Eni e, un tempo, anche all’ex Cementir (che ha pensato bene di andare via dopo tanti anni senza fare i lavori di bonifica e ristrutturazione previsti presso la Calata IV).

Si attende dunque entro fine agosto, massimo la prima decade settembre, il primo di una serie di incontri in cui si entrerà nel merito del piano industriale (nel link dell’articolo qui sotto potete rileggere i primi numeri ufficiosi previsti dalla Yilport nella bozza del piano industriale) e del piano occupazionale.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2018/12/13/2porto-primo-incontro-tra-yilport-e-sindacati2/)

Detto ciò, l’altra domanda che in molti in questi giorni, a ragione, si stanno ponendo è la seguente: una volta firmato l’atto di concessione, cosa succederà nell’immediatezza al Molo Polisettoriale? Ovvero, per essere più chiari: dove andrà a scaricare il minerale ArcelorMittal che attualmente, attraverso un accordo commerciale, sta effettuando lo scarico proprio presso la banchina pubblica del Molo tramite la società Italcave?

Ed è qui che si potrebbero aprire nuovi scenari, come dicevamo all’inizio. Perchè, tenendo semrpe bene a mente che la Calata 5 resterà una banchina pubblica, e quindi utilizzabile da società come ad esempio l’Italcave, non è remota l’ipotesi che Yilport possa addivenire ad un accordo con ArcelorMittal, concedendo alla multinazionale dell’acciaio la possibilità di scaricare il minerale su una parte della banchina del Molo Polisettoriale. Anche perché la società turca, secondo le previsioni, non sarà operativa prima di 3-4 mesi, che potrebbe essere il lasso di tempo entro il quale il IV sporgente del porto di Taranto tornerebbe nella disponibilità di ArcelorMittal, dopo il sequestro da parte della Procura avvenuto lo scorso 10 luglio a causa dell’incidente mortale che è costato la vita all’operaio Cosimo Massaro.

Inoltre, dall’Autorità Portuale non hanno escluso che in futuro possa esserci una collaborazione ulteriore tra Yilport e ArcelorMittal. Di che natura ancora non è chiaro. Certo è che ArcelorMittal, qualora volesse ancora continuare a gestire il IV sporgente, sarà chiamata ad investimenti notevoli dopo quanto accaduto lo scorso 10 luglio. Perché oramai è chiaro a tutti che quelle gru non vanno aggiustate, ma semplicemente demolite. Hanno da tempo terminato il loro ciclo di vita e si sono portate dietro già troppe vittime. Andranno sostituite con macchine di ultima generazione e sicure da ogni punto di vista: in primis sotto il profilo della sicurezza per i lavoratori e sotto il profilo della tutela ambientale.

Investimenti che al momento non rientrano nel piano di manuntezione prevsentato e discusso da ArcelorMittal con i sindacati, in questa settimana di riunioni con la task force composta da Rsu ed Rls. E di cui la società non ha fatto alcuna menzione. E certamente non è un mistero per nessuno che ArcelorMittal sia venuta qui anche per la possibilità di operare in uno dei porti migliori del Mediterraneo. E siccome Yilport gestirà in via esclusiva l’intero Molo Polisettoriale, immaginare una futura collaborazione tra le due multinazionali non è ipotesi peregrina.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/07/26/ex-ilva-quinta-ed-ultima-riunione-della-task-force/)

E’ bene dunque che l’Autorità Portuale, la classe politica e dirigente di questa città, sappiano cogliere il momento storico, di passaggio che ci troviamo a vivere. A sfruttare al meglio le opportunità che verranno, si spera, dalla ZES jonica, dal nuovo piano regolatore portuale, e soprattutto che sappia dare avvio a quella retroportualità ancora oggi sognata (vedi Distripark ed Agromed, magari attraverso il commercio del freddo e della nostra infinita e preziosa filiera agroalimentare).

Che si sappia dunque sfruttare quella possibilità di diversificare l’economia attraverso quello che già abbiamo: non ci si deve inventare nulla. Guardando, perchè no, anche all’aeroporto di Grottaglie come futuro impianto cargo. Stando bene attenti a non farsi nuovamente stringere il cappio al collo da multinazionali che hanno e avranno sempre al primo posto della loro agenda, il perseguire i loro interessi personali ed economici, com’è ‘normale’ che sia in un modello economico capitalistico-finanziario quel è il nostro mercato oggi.

Cooperando, convivendo e operando sempre con intelligenza, resistendo con orgoglio critico e non ottusamente e inutilmente tarantino. Possiamo e dobbiamo farci rispettare. Ma dobbiamo fare anche i conti con la nostra realtà, umilmente. Con i nostri ancora oggi troppi limiti. Consapevoli che il cambiamento si ottiene negli anni con un lungo, silenzioso e ostinato lavoro verso una direzione ben precisa. E non pensando, come accade ancora oggi, ognuno al proprio piccolo, e poco significante orticello.

Perchè come diceva il saggio e inarrivabile Michel de Montaigne: “Anche sul trono più alto del mondo, si sta seduti sul proprio culo”. Ad maiora.

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

Un Commento a: Porto di Taranto: futuro tra Yilport, ArcelorMittal e…

  1. Mrx

    Luglio 28th, 2019

    La realtà diviene intrigo, la propaganda costantemente smentita sarebbe reale. Arrampicarsi sugli specchi, nuova specialità da inserire nella spartan race

    Rispondi

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