Immunità, la Consulta: Arcelor ammessa al giudizio

 

Lo hanno deciso i giudici della Corte Costituzionale nella seduta dello scorso 16 luglio. Il 9 ottobre l'udienza
pubblicato il 25 Luglio 2019, 12:10
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La multinazionale dell’acciaio ArcelorMittal potrà partecipare al giudizio di legittimità costituzionale, in programma il prossimo 9 ottobre, relativo alla norma del decreto legge che assegna ai commissari dell’amministrazione straordinaria dell’Ilva, ai loro delegati e futuri acquirenti dell’azienda (ovvero ArcelorMittal qualora dopo i due anni di affitto degli impianti acquisti come da contratto gli impianti dell’ex gruppo Ilva) la così detta ‘immunità penale’ relativamente alle condotte attuative del piano ambientale dell’azienda.

A stabiirlo un’ordinanza la Corte Costituzionale, la numero 204 dello scorso 16 luglio, pubblicata nella giornata di ieri. “L’intervento di ArcelorMittal Italia spa è ammissibile, posto che essa, quale concreto gestore dello stabilimento, è titolare di un interesse qualificato, immediatamente inerente al rapporto sostanziale dedotto in giudizio e non semplicemente regolato, al pari di ogni altro, dalle norme censurate, avendo il giudice rimettente censurato le menzionate disposizioni perché, oltre a esonerare da responsabilità penale i gestori dello stabilimento, autorizzano ‘in ogni caso’ la prosecuzione dell’attività produttiva presso lo stabilimento ILVA di Taranto in pendenza di sequestro penale sino al 23 agosto 2023” si legge nella decisione dei giudici.

Nell’ordinanza la Corte ricorda che al giudizio che si svolgerà il prossimo ottobre parteciperà anche la Regione Puglia in qualità di parte offesa.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/07/09/immunita-e-ambiente-laccordo-che-blinda-arcelor2/)

Le tappe della vicenda giudiziaria

Nell’ordinanza si ripercorrono le tappe di questa vicenda che tiene banco da mesi e vede la multinazionale ArcelorMittal in conflitto con il governo. Che con l’art. 46 del Decreto Crescita ha modificato la norma precedente, riscrivendo i limiti e gli aspetti della così detta ‘immunità penale’.

Con ordinanza dello scorso 8 febbraio 2019 (reg. ord. n. 61 del 2019), il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale ordinario di Taranto Benedetto Roberto,  ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell’art. 2, commi 5 e 6, del decreto-legge 5 gennaio 2015, n. 1 (Disposizioni urgenti per l’esercizio di imprese di interesse strategico nazionale in crisi e per lo sviluppo della città e dell’area di Taranto), convertito, con modificazioni, nella legge 4 marzo 2015, n. 20, per ritenuto contrasto con gli artt. 3, 24, 32, 35, 41, 112 e 117, comma primo, della Costituzione, quest’ultimo in relazione agli artt. 2, 8 e 13 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848.

Secondo quanto riferito dal giudice, le questioni traggono origine da tre procedimenti penali rubricati al numero R.G.N.R. n. 10093/16 e ai numeri 7297/17 R.G. mod. 44 e n. 5568/17 R.G. mod. 44 istruiti dalla Procura della Repubblica di Taranto connessi all’assunta emissione di inquinanti riconducibile all’attività dello stabilimento siderurgico ex ILVA di Taranto. E che, in particolare, il giudice rimettente riferisce di essere stato investito, in relazione a tali procedimenti, di tre richieste di archiviazione e di dissentire dalle valutazioni espresse dal locale ufficio requirente poiché nei fatti rilevati sono a suo parere configurabili i delitti previsti dagli artt. 434 e 437 del codice penale e, per gli eventi successivi al 29 maggio 2015, quelli previsti dagli artt. 452-bis e 452-quater cod. pen., fatta salva la fattispecie residuale dell’art. 674 cod. pen., non senza precisare che, trattandosi di reati permanenti, potrebbe essere necessario anche accertare l’attuale e duratura prosecuzione delle attività inquinanti.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/06/25/ex-ilva-limmunita-resta-decadra-nel-tempo/)

I due aspetti della vicenda: l’immunità penale e l’attuazione del Piano Ambientale

Pertanto, nel quadro dell’udienza ex art. 409 del codice procedura penale, ha ritenuto di sollevare le menzionate questioni di legittimità costituzionale sotto due profili: in particolare il gip ha censurato sia la norma del decreto legge sull’immunità penale, sia quella relativa alla proroga alla scadenza dell’autorizzazione integrata ambientale (ad oggi fissata al 23 agosto 2023) per l’attuazione del Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria necessario per la prosecuzione dell’attività produttiva nello stabilimento Ilva di Taranto.

Riguardo al primo aspetto, concernente la prosecuzione dell’attività produttiva presso lo stabilimento siderurgico ILVA di Taranto, il giudice afferma che uno dei temi di indagine che intende approfondire riguarda l’eventuale permanenza dei fenomeni emissivi, di modo che le condotte su cui si sta indagando o che potrebbero essere oggetto di potenziali nuove indagini non riguardano solo il biennio 2014-2015, ma anche il 2016 (di cui al procedimento penale n. 7297/17 mod. 44) e, astrattamente, gli anni successivi, ove si consideri che si tratta di condotte riguardanti reati permanenti, la cui consumazione è strettamente connessa al ciclo produttivo, mai interrottosi.

Tuttavia, evidenzia il giudice, tenuto conto che la stessa attività produttiva, giusta d.P.C.m. 29 settembre 2017 è stata autorizzata sino al 23 agosto 2023, data di scadenza dell’autorizzazione integrata ambientale e termine ultimo per la realizzazione degli interventi del piano ambientale, le indagini non potrebbero non tener conto che si tratta di un’attività autorizzata per legge a proseguire, nonostante lo stesso legislatore l’abbia ritenuta fonte di pericoli gravi e rilevanti per l’integrità dell’ambiente e della salute.

Da qui sorge la ritenuta necessità di scrutinare la conformità a Costituzione delle disposizioni che hanno consentito e che stanno tuttora consentendo allo stabilimento ILVA di Taranto la prosecuzione dell’attività produttiva in costanza di sequestro penale.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/04/24/22ilva-limmunita-penale-resta-tale-e-quale-per-ora/)

In merito all’altro profilo, anch’esso strettamente correlato all’attività produttiva, concerne la speciale causa di non punibilità prevista dall’art. 2, comma 6, del d.l. n. 1 del 2015 in favore dei gestori dello stabilimento e dei soggetti da essi delegati. Secondo quanto sostiene il giudice, il mero rispetto delle previsioni contenute nel piano ambientale di cui al d.P.C.m. 14 marzo 2014 (Piano delle misure e dette attività di tutela ambientale e sanitaria, emanato in attuazione del decreto-legge n. 61 del 2013) da parte dei gestori dello stabilimento consente agli stessi di non incorrere in responsabilità penalmente rilevante per violazione delle norme penali comuni; e che, in particolare, tale disposizione, ove interpretata secondo quanto espresso dall’Avvocatura generale dello Stato, con proprio parere del 14 settembre 2017, potrebbe impedire sino al 23 agosto 2023 l’esercizio dell’azione penale da parte del pubblico ministero, rendendo così superflue quelle investigazioni che dovessero essere disposte da esso giudice rimettente, perché gli autori delle condotte, attive e omissive, che hanno cagionato quegli eventi possono godere della detta previsione.

E che, quand’anche tale norma fosse interpretata letteralmente, nel senso condiviso dal rimettente, di limitare al 30 marzo 2019 l’estensione temporale dell’esimente, in ogni caso la questione sarebbe rilevante perché quest’ultima comunque coprirebbe le condotte poste al suo vaglio nei menzionati procedimenti; pertanto, per il giudice tarantino è preliminare chiarire anzitutto se quelle norme che stanno consentendo l’attività produttiva presso lo stabilimento ILVA di Taranto, con garanzia di esenzione da responsabilità penale per le sue figure apicali (o soggetti da essi delegati), possano considerarsi costituzionalmente legittime.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/05/02/mittal-immunita-penale-resta-cambia-lapplicazione3/)

Infine nell’ordinanza vengono ricordati gli atti depositati dalle parti. Il 14 maggio 2019, è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, chiedendo la trasmissione degli atti al giudice rimettente per una nuova valutazione dei presupposti del giudizio incidentale di costituzionalità; sempre il 14 maggio 2019, è intervenuta l’ArcelorMittal Italia spa, la quale, dopo aver ripercorso l’iter argomentativo dell’ordinanza di rimessione, ha evidenziato le ragioni di ammissibilità del proprio atto di intervento, chiedendo, quindi, in via preliminare, la restituzione degli atti al giudice rimettente per effetto dello ius superveniens costituito dal richiamato art. 46 del d.l. n. 34 del 2019, concludendo, comunque, per l’inammissibilità e l’infondatezza della quaestio sollevata; con atto parimenti depositato il 14 maggio 2019, è intervenuta altresì la Regione Puglia, la quale, in prima battuta, ha esposto le ragioni in base alle quali è legittimata a intervenire nel presente giudizio incidentale di legittimità costituzionale per poi chiedere la restituzione degli atti al giudice a quo perché proceda a una nuova valutazione, in punto di rilevanza e non manifesta infondatezza della questione, che tenga conto dell’effettivo termine finale delle disposizioni oggetto di giudizio, non ritenendo essa interveniente legittimo il d.P.C.m. 29 settembre 2017, nella parte in cui autorizza la prosecuzione dell’attività produttiva presso lo stabilimento ILVA di Taranto sino al 23 agosto 2019 a condizione che siano rispettate le prescrizioni del piano ambientale; in via subordinata, ha chiesto che sia dichiarata l’illegittimità costituzionale delle disposizioni censurate sotto tutti i profili sollevati dall’ordinanza di rimessione.

ArcelorMittal Italia spa, in data 5 giugno 2019, ha chiesto, previa decisione di questa Corte sull’ammissibilità del proprio intervento in giudizio, di essere ammessa alla consultazione integrale del fascicolo di giudizio, anche ai fini della partecipazione all’eventuale trattazione orale della controversia. Che come abbiamo visto è stato ritenuto ammissibile in quanto i giudici della Corte Costituzionale, ripercorrendo tutte le tappe del contratto stipulato da ArcelorMittal, ritiengono la multinazionaleconcreto gestore dello stabilimento, è titolare di un interesse qualificato“.

(leggi tutti gli articoli sulla vicenda https://www.corriereditaranto.it/?s=immunità&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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