Ex Ilva, task force: stop Afo2. Accordo con Italcave

 

Dalla seconda riunione svolta oggi, importanti novità sullo scarico del minerale e la situazione dell'altoforno 2. Domani altro incontro
pubblicato il 22 Luglio 2019, 20:19
10 mins

E’ tornata a riunirsi come previsto oggi, per la seconda riunione in programma, la task force composta dalle Rsu (Rappresentanze sindacali unitarie) ed Rls (Rappresentanze dei lavoratori per la sicurezza) firmatarie dell’intesa ministeriale del 15 luglio e tecnici aziendali (Risorse Umane, Operations, Sicurezza e Salute, Ambiente) per esaminare i Piani di manutenzione delle aree degli impianti dello stabilimento siderurgico di Taranto.

(leggi l’articolo sulla prima riunione della task force https://www.corriereditaranto.it/2019/07/19/ex-ilva-il-porto-e-fuori-uso-in-aiuto-lauthority/)

Durante la riunione è innanzitutto arrivata la conferma di quanto abbiamo riportato questa mattina. Ovvero che il gruppo Italcave e ArcelorMittal hanno siglato un accordo commerciale, che consente al momento alla multinazionale dell’acciaio di scaricare il minerale dalle navi, vista l’impossibilità di utilizzare il IV sporgente. L’accordo commerciale sottoscritto nei giorni scorsi, prevede che Italcave operi come cliente di ArcelorMittal Italia. In pratica, tralasciando la trattativa iniziata venerdì mattina tra la società e l’Authority, dalla giornata di sabato Italcave sta operando con i suoi mezzi per scaricare il minerale dalle navi destinate all’alimentazione degli altiforni.

Sempre secondo quanto discusso oggi, lo scarico delle rinfuse avviene in fase, senza il temporaneo stoccaggio della merce in ambito portuale. Quindi, sempre come abbiamo riportato questa mattina, direttamente nei cassoni telenotati dei camion tramite l’utilizzo di gru semovente su ruote, attrezzata con benna bivalve e di una tramoggia aspirata e depolverata (eco-hopper) a basso impatto ambientale, in modo tale da ridurre per quanto possibile lo spolverio delle polveri da minerale sulla banchina e in mare, durante le operazioni di scarico del materiale.

Un’operazione non certo economica per ArcelorMittal che nei prossimi giorni tornerà ad incontrarsi con l’Autorità Portuale, per provare ad operare in autonomia presso il Molo Polisettoriale. Sino a quando non è dato sapere, visto che nei programmi prossimi è prevista la firma della concessione della banchina alla holding turca Yilport per i prossimi 49 anni con rinnovo per altri 35.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/07/19/ex-ilva-il-porto-e-fuori-uso-in-aiuto-lauthority/)

La situazione dell’altoforno 2

L’azienda, durante la riunione della task force, ha fornito un aggiornamento sulla questione relativa all’Altorno 2, per il quale è stata avviata, almeno da un punto di visto burocratico, la procedura di spegnimento. Il cronoprogramma di spegnimento stilato dall’ing Barbara Valenzano, custode giudiziario dlel’impianto per conto della Procura di Taranto, prevede una tempistica di sessanta giorni per questioni di sicurezza. Delle operazioni che dovrebbero terminare tra fine settembre ed inizio ottobre, se ne occuperà la società Paul Wurth.

Il tutto, ovviamente, mente si resta in attesa della prevista istanza che i Commissari Ilva in A.S. dovrebbero presentare nei prossimi giorni al giudice Maccagnino ed alla Procura, che dal prossimo 1 ottobre presiederà il processo sull’incidente mortale che nel giugno del 2015 costò la vita all’operaio Alessandro Morricella. Da cui prese piede il sequestro dell’impianto la cui facoltà d’uso fu garantita all’ex Ilva dall’intervento legislativo del governo con il famoso decreto del 4 luglio dello stesso anno, finito poi nel mirino e giudicato incostituzionale dalla Corte Costituzionale, nella parte relativa all’utilizzo dell’impianto anche a fronte di sequestro da parte della magistratura.

Secondo indiscrezioni trapelate già nell’incontro del 9 luglio a Roma al MiSE, giorno antecedente alla tragedia del IV sporgente del porto di Taranto dove ha perso la vita il gruista Cosimo Massaro, i Commissari d’intesa con ArcelorMittal Italia e sotto ‘consiglio‘ del vicepremier Luigi Di Maio, avrebbero di lì a breve presentato un documento nel quale si impegnavano a realizzare tutti gli interventi previsti su Afo 2, in cambio della possibilità di continuare ad utilizzare l’impianto.

Si è anche ipotizzato che i Commissari Straordinari possano presentare alla Procura una fidejussione bancaria a garanzia degli interventi previsti da realizzare sull’impianto.

In realtà nell’incontro di ieri l’azienda ha sostenuto una posizione alquanto particolare: ovvero che essendo un gestore in affitto, delle questioni pregresse, compresa quella relativa ad AFO 2, se ne deve occupare la struttura commissariale di Ilva in AS. Inoltre, è stato anche chiarito che il motivo che avrebbe portato al nuovo provvedimento da parte della Procura, risiederebbe nel fatto che l’ing. Valenzano avrebbe chiesto l’attuazione di prescrizioni di un altoforno di ultima generazione, cosa che AFO 2 non è: da qui l’impossibilità da parte della gestione commissariale di attuare le 7 prescrizioni imposta nel 2015.

Certo è che nel piano industriale di ArcelorMittal, AFO 2 dovrebbe andare in pensione soltanto una volta attuato il revamping di AFO 5 nel 2023 (sul cui progetto pare che anche ieri ArcelorMittal abbia tergiversato). L’azienda vorrebbe portare AFO 2 a fine vita, sino alle 24-28 milioni di tonnellate di ghisa prodotte, rispetto alle attuali 18 milioni. Tra l’altro la fermata di AFO 2 andrà ad impattare oltre che sui lavoratori dell’impianto, anche sull’acciaieriea 1 e sul treno nastri 1, fermato proprio nei giorni scorsi.

Vedremo come finirà quest’altra vicenda. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/07/19/2ex-ilva-valenzano-in-fabbrica-per-lo-spegnimento/)

Le aree Agglomerato e Altoforno: di cosa si è discusso durante la riunione

Nel corso della riunione odierna, l’azienda ha illustrato nel dettaglio i Piani di manutenzione (Opex e Capex) delle aree Agglomerato ed Altoforno evidenziando come “da un punto di vista tecnico e progettuale – si legge nel verbale – le migliorie sia sotto il profilo ambientale che sotto il profilo della sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, realizzate anche nel corso delle fermate di manutenzione ordinaria e straordinaria“. Sono state, quindi, fornite informazioni relative agli impianti oggetto di revamping (come Cowper 13 e 12 di Afo1, bruciatori ceramici COWPER, ESP 81), alle migliorie impiantistiche (installazione Cover traveser AFO 1 e AFO 4, installazione misura in continua temperatura ghisa AFO 1 e AFO 4, rifacimento del forno linea D), alle demolizioni (Afo3) e alle realizzazioni di nuovi impianti (es. HRS di AFO 1 e AFO 2, sistema multi rulli di segregazione, Waste Water Treatment Plant, granulazìnne della ghisa).

Relativamente anche all’area Agglomerato, sindacati e azienda hanno idiscusso delle priorità manutentive che hanno determinato l’avvio di ordini straordinari come il ripristino di carpenteria delle strutture secondarie di Altoforno o l’acquisto di 20 nuovi carrelli e ricambistica per la totalità dei relativi carrelli della macchina di agglomerazione, l’intervento di riprisitno delle carrelliere Reclaimer, nonchè la manutenzione straordinaria elettrofiltro ESP 81 e MEEP E81. A breve sarà effettuata la manutenzione del cuscinetto dallo Stacker/1 di OMO2.

Infine, sono state evidenziate le principali attività già eseguite, come il mulino n. 3 del PCI, sostituzione valvole vento calde degli AFO, compressori area macchina a forare dì AFO 1 e AFO 2, manutenzione della bocca di carica degli AFO, nonché la manutenziane del mescolatore E25 comprensiva della tornitura della pista di rotolamento. L’attività di manutenzione dei carri siluro è garantita per la parte meccanica (minuto mantenimento) dalla MAN REF, e per la parte carpenteria e meccanica dalla MAN CARRI: il tutto garantito per assicurare la normale esercibilità degli stessi.

Un aggiornamento c’è stato anche sulle attività eseguite oltre alle manutenzioni ordinarie già programmate: in particolare, ci sono stati interventi sulla bocca di carica degli Afo e sui carri siluro. Il verbale di ieri è stato però siglato dai rappresentanti di Fim e Uilm mentre la Fiom non ha firmato a causa di una diversità di vedute sull’impianto di granulazione che come riportato dal verbale sarà comunque oggetto di un confronto ad hoc tra le parti nei prossimi giorni.

Il sindacato dei metalmeccanici della Cgil, non ha firmato in quanto è stato riprodotto il testo dell’accordo sindacale del 2014. Il problema riguarda i carri siluro, dopo il quasi blocco totale della fabbrica lo scorso 11 luglio. Secondo la Fiom almeno 4/5 andrebbero sostituiti rispetto ai 2/3 previsti dall’azienda.

Domani invece, il calendario prevede un summit invece sull’area Acciaierie con inizio alle ore 10.30.

(leggi tutti gli articoli su Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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