C’erano una volta… gli scantinati della musica

 

Erano posti dove i complessini effettuavano le prove e davano vita a serate (e anche matinèe) danzanti. Il racconto di Mimmo Sportelli
pubblicato il 21 Luglio 2019, 19:00
6 mins

Li ricordano come gli scantinati della musica, andavano molto in voga negli anni sessanta. Ne esistevano molti soprattutto al Borgo, ricavati da vecchi depositi opportunamente pitturati con colori sgargianti, alle cui pareti erano affissi poster con foto dei più noti complessi, italiani come “I Ribelli”, “Equipe 84”, “I Rockes”, “I Giganti” o stranieri (su tutti, ovviamente, “Beatles” e “Rolling Stones”) tratti dalle riviste allora in voga, come “Ciao 2001”, “Giovani”, “Big”. Completavano l’alquanto scarno arredo luci basse con possibilità di effetti psichedelici e comodi divanetti in posizioni defilate, per favorire dolci effusioni fra le coppiette. Su una pedana prendeva posto il complessino: due-tre chitarre, una pianola, una batteria e più raramente un sax o una tromba. Ufficialmente in quei sottoscale i gruppi effettuavano le prove, in vista delle esibizioni nei locali o nelle feste di piazza, ma solitamente ospitavano vere e proprie serate danzanti. E anche matinèe, con grande partecipazione di studenti e studentesse che molto volentieri facevano “filone” a scuola per qualche ora di trasgressione, per la disperazione del vicinato, data la musica a tutto volume, e soprattutto dei genitori, che vedevano a rischio il rendimento scolastica dei giovani frequentatori e soprattutto la moralità delle frequentatrici. E una volta scoperte, per queste ultime, quanto botte al rientro a casa, tra le grida terrorizzate delle mamme, che difendevano le figlie dagli scapaccioni! Se non altro, in quei locali in quegli anni non si faceva uso di alcool e men che mai di droga; di sigarette, invece, sì, e tante: e spesso qualche arredamento andava a fuoco, anche a qualche ora di distanza dalla chiusura, per via delle cicche non ben spente e abbandonate vicino a materiale infiammabile.
“In quegli anni sessanta, nella ‘Taranto Underground’ – racconta Mimmo Sportelli, leader dei ‘Quattro del Sud’, ex ‘Condors’ – si faceva molta musica, poco rock e tanta italiana del genere popolare. Tanti giovani musicisti volevano suonare la chitarra per far parte dei complessini, sognando il successo, magari Sanremo e il Cantagiro, o almeno la popolarità fra le ragazzine”.
“Se ne formavano in quantità, di questi complessi. Una volta staccatosi un elemento, non ci voleva molto perché attorno a lui si aggregassero altri musicisti, cercando un nome alla nuova formazione, possibilmente non coincidente con altri. E soprattutto si cercava il localetto, dal fitto sempre più alto, data la richiesta crescente, il cui costo veniva recuperato dalle piccole offerte dei partecipanti agli intrattenimenti”, continua Mimmo.

A Taranto c’erano decine di scantinati che nati come cantinole o depositi ma, in seguito, diventavano veri e propri ritrovi musicali e dancing. Tra i più noti si ricordano “Sottomarino” in Corso Umberto, “La Stiva” in piazza Ebalia, “Bandiera gialla” in via Cesare Battisti, “London Club” in via Pupino, “La Cava” in via Aristosseno: tutti immancabilmente senza i requisiti minimi previste dalle normative in materia. La voce dell’apertura di un nuovo scantinato-dancing faceva subito il giro nelle comitive. Qualcuno veniva mandato in avanscoperta per constatare se ne valesse la pena. Una volta dato l’ok, si iniziava a frequentarlo. Alcuni degli affittuari erano incaricati di selezionare gli intervenuti e di respingere gli indesiderati, tipo i bulletti di periferia in cerca di grane e i ragazzetti, che dovevano accontentarsi di spiare dalle grate poste all’esterno, a livello pedonale. In verità, non vi si intravvedeva granchè: solo un grande assembramento muoversi a ritmo di musica e il riflesso proveniente dalla chitarra elettrica. Talvolta la musica si interrompeva all’improvviso e si accendevano tutte le luci,: segno che era giunta la polizia, spesso in borghese, fatta intervenire dagli abitanti dello stabile e soprattutto dai genitori delle ragazzine.

I Rengers

“In genere non ci voleva molto per strimpellare la chitarra, dato che bastava apprendere giri armonici molto semplici usati dai Beatles – spiega Mimmo Sportelli – Oggi invece i giovani musicisti, anche grazie ad approfonditi studi, sono molto più bravi di quanto lo fossimo noi a quei tempi, perciò in grado di eseguire musiche molto più elaborate e complesse”.
“La fine dei complessini, almeno di come li si intendeva allora, e dei cosiddetti “scantinati dancing” – conclude il musicista – si fa risalire ai primi anni settanta con l’avvento delle discoteche, molto meno costose dei nostri gruppi. Certo, adesso la scelta delle musiche da proporre in sala è molto più ampia. Ma volete mettere con l’ascolto della musica dal vivo?”. Parola di un ex ‘Quattro del Sud’.

Condividi:

Commenta

  • (non verrà pubblicata)