Museo Archeologico di Taranto: quanti progetti !

 

Degl'Innocenti: "Città bellissima, Museo fiore all'occhiello e turisti affascinati: ma come parlare di turismo se la navetta per gli aeroporti non si ferma in centro?"
pubblicato il 20 Luglio 2019, 09:20
17 mins

Tre anni e sette mesi sono stati più che sufficienti ad Eva Degl’Innocenti, direttrice del Museo Archeologico di Taranto – un museo che da oltre 130 anni è presente in quella che fu definita la culla della Magna Grecia – per calarsi nella realtà di una città bellissima e piena di contraddizioni come Taranto e farsene un’idea dopo la precedente esperienza, completamente agli antipodi, trascorsa in Francia dove ha lavorato come ricercatrice sulle collezioni museali antiche e medievali e project manager per il Museo Nazionale francese del Medioevo di Parigi e in qualità di direttore del museo Coriosolis e del servizio dei beni culturali di un ente locale costituito da diciannove comuni, in Bretagna.

La passione, la dedizione, lo spirito manageriale, la scelta di una strategia comunicativa semplice ed efficace hanno permesso a questa esperta in conservazione e valorizzazione dei beni culturali toscana (è nativa di Pistoia, cresciuta a Firenze) e dottore di ricerca in archeologia, dall’aria serafica, di portare il MArTA ad ottenere dei risultati di grande rilevanza (oltre il +40% di visitatori, + 80% di introiti) che hanno restituito splendore ad uno dei musei più importanti d’Italia.

“Ormai il MArTA ha una fama consolidata in Italia e una reputazione molto importante all’estero” – afferma orgogliosa la direttrice Degl’Innocenti – “La gestione manageriale del museo, le attività di ricerca e di educazione al patrimonio, la strategia di marketing e comunicazione, il processo di modernizzazione, l’apertura del museo a tutte le tipologie di visitatori, ci hanno consentito di attuare una politica culturale mirata alle più diversificate categorie di utente. Ci siamo adeguati agli standard internazionali, siamo diventati un museo al servizio della comunità. Il nostro è un museo pubblico che appartiene alla collettività e quindi ci rivolgiamo a tutti. Abbiamo creato una programmazione culturale che fosse declinata su vari tipi di pubblico a cominciare dai progetti realizzati con i bambini che si sono rivelati i veri ambasciatori del MArTA. Mi piace segnalare il progetto dei laboratori gratuiti di “Primi Passi al MArTA” dedicato ai bambini dai 3 anni sino alla seconda elementare, un laboratorio multisensoriale che consente di imparare divertendosi e poi i progetti condivisi con le scuole, le strutture dedicate all’accessibilità in particolare delle diversabilità e le cooperative sociali miranti all’inclusione sociale attraverso attività didattico-pedagogiche specifiche rivolte ai “minori a rischio” e a visitatori provenienti da contesti socio-economici disagiati. Ed a seguire la promozione di un’azione didattica museale ad hoc per adolescenti e neofiti  e la programmazione dedicata al conoscitore medio e allo specialista. Proponiamo ogni mese un tema diverso declinato sulle diverse tipologie di visitatori”.

I recenti dati di afflusso del museo sembrano, però, condizionati da due variabili: i flussi turistici legati alla città di Taranto ed i vostri problemi di carenza di organico che costringono alle aperture alternate dei piani. Il suo parere qual è?

“I flussi turistici non sempre costanti su Taranto condizionano certamente il numero dei visitatori del MArTA seppure parliamo sempre di trend positivo che si è un po’ arrestato a causa della carenza di infrastrutture. Oggettivamente raggiungere Taranto non è semplice per chi viene da fuori, specie dall’estero.

C’è dal punto di vista del marketing turistico da potenziare proprio il mercato estero nonostante una graduale crescita nei numeri.

Per quanto ci riguarda noi stiamo lavorando su nuovi strumenti di comunicazione e marketing. A fine mese presenteremo il nuovo logo, la nuova immagine coordinata ed il nuovo sito web, stiamo lavorando con i mercati internazionali del turismo, finalizzando accordi in tal senso e presenziando alle fiere più importanti del settore.

Per ciò che concerne l’annosa questione della carenza del personale, soprattutto di quello dedicato all’accoglienza, purtroppo siamo costretti ad aprire al pubblico a piani alternati (un’ora apre il secondo piano, l’ora successiva il primo piano), cercando di venire incontro alle esigenze degli utenti. Anzi va fatto un plauso allo spirito di sacrificio e abnegazione di tutto il personale che consente di garantire la fruizione del museo. Sono orgogliosa del lavoro di squadra che tutto il personale del museo ha sinora svolto. Posso dire che anche io in diverse circostanze ho trascorso molto tempo al desk dell’accoglienza, integrando le insufficienti unità del personale preposto a tale attività, togliendo, tra l’altro, spazio a quelle che sono le mie attività principali. Purtroppo non ho il dono dell’ubiquità ma l’ho sempre fatto con piacere e con spirito di servizio. Trattandosi di dipendenti del Ministero dei Beni Culturali non si possono fare assunzioni dirette e tutto passa attraverso dei concorsi. E’ chiaro che non si può continuare a lungo a lavorare in questo modo per mantenere certi standard. Il pericolo che si corre è quello di vedere pregiudicati i risultati ottenuti sinora; si fa fatica ogni giorno a doversi ingegnare per trovare delle soluzioni in grado di coniugare la grave carenza di personale con il servizio al pubblico che dobbiamo garantire”.

Qual è la percezione che hanno i tarantini del MArTA?

“Hanno la consapevolezza che esso rappresenti un fiore all’occhiello per tutta la città.  Ormai è diventato la casa dei tarantini, un motivo di vanto, assieme ad altre eccellenze come ad esempio il Castello Aragonese. Rispetto al passato, il museo non è più percepito come luogo a sé stante, come una sorta di Torre d’avorio ma bensì come un luogo inclusivo, accessibile a tutti”.

Come si risolve l’equazione museo = turismo ; Taranto = Ilva ?

Cambiando il paradigma e facendolo diventare Taranto uguale cultura perché Taranto è la città della cultura anzi delle culture, caratterizzata da diverse sfaccettature e che ha vissuto un passato complesso, particolare, subendo diverse dominazioni nella sua storia. Taranto andrebbe indentificata prima con la cultura e poi con il resto.

Non nego la complessità dei problemi legati all’inquinamento ma il bombardamento mediatico esclusivamente sui problemi ha creato un’immagine negativa della città. Spesso si incalza i visitatori del territorio con uno spirito negativo, mettendo in luce unicamente un contesto descritto sempre come multi-problematico. Ma, posso assicurare, attraverso l’esperienza diretta con un campione non trascurabile di visitatori, che chi viene dall’esterno è talmente rapito dalla bellezza della città e del suo museo che spesso non si accorge del resto e va via con una idea molto positiva del soggiorno trascorso, anzi non si aspetta tutta questa bellezza”.

Mi dica un pregio e un difetto dei tarantini e di Taranto

“Un pregio dei tarantini è sicuramente la notevole capacità di accoglienza che si sposa con il concetto di generosità verso gli altri; di contro noto un eccessivo pessimismo; questo piangersi addosso, questo senso di sfiducia che aleggia, questa sensazione di non potercela fare perché non ci si ritiene capaci. La rinascita di Taranto deve basarsi sull’ottimismo pur non perdendo la dimensione della realtà.

Per quanto riguarda la città in sé, Taranto dispone di un grande patrimonio anzitutto culturale materiale, poi immateriale, enogastronomico e naturalistico. Rispetto alle altre città della Puglia è quella più varia perché dispone di un patrimonio archeologico che nessuno ha in questa regione senza dimenticare che la Cattedrale di San Cataldo è la basilica più antica di Puglia, possiede il grande patrimonio della Settimana Santa; dal punto di vista naturalistico ad esempio ha una colonia di delfini e cavallucci marini non presente altrove, per finire, come non citare la grande tradizione enogastronomica che fa della varietà il suo punto di forza.

Un difetto di questa città è, invece, la mancanza di infrastrutture: insufficienti collegamenti con gli aeroporti pugliesi, autostrada, ferrovie (assenza di una vera alta velocità). Basterebbe almeno che il bus navetta che collega Taranto agli aeroporti vicini avesse degli orari più flessibili, che si potesse rendere questo servizio anche nei giorni festivi e soprattutto che avesse almeno una fermata nel centro cittadino. Ho più volte sollecitato la Regione Puglia in tal senso perché non è possibile avere una qualità dei servizi non adeguata.

Si nota la mancanza, dal punto di vista del marketing turistico, di una cabina di regia, di un coordinamento, sembra che ognuno vada per conto proprio, sembra che ci sia conflittualità laddove ci si aspetti compartecipazione. Non esiste ancora un sistema turistico. Possono essere create tante strategie turistiche ma se sono poste all’interno di un contenitore quasi vuoto non hanno efficacia.

E’ inconcepibile che Taranto non sia una destinazione di successo nel segmento del turismo scolastico. Destinazioni come Pompei o Paestum cominciano ad essere sature e vengono ricercate con sempre maggiore frequenza altre mete. Perché non inserirci Taranto?

Occorre destagionalizzare i flussi turistici, occorre far sì che il turismo sia più stanziale e meno di passaggio. Come MArTA abbiamo sollecitato una card cittadina per la visita a prezzi scontati del museo archeologico, del museo etnografico, del museo diocesano, degli ipogei, e di Taranto sotterranea proprio per creare i presupposti di un soggiorno più lungo. Nel frattempo abbiamo creato accordi di intesa e si strategie di co-marketing con Amat e Confcommercio con la possibilità di sconti reciproci. Insomma Taranto ha bisogno di un vero e proprio “progetto di territorio”, serio, coordinato e ambizioso perché ha delle grosse potenzialità quasi del tutto inespresse. Per me questa città potrebbe essere un grande laboratorio di sperimentazione a livello internazionale, un esempio per le altre realtà, manca un pò il coraggio dell’ambizione.

Ci sono dei progetti che riguardano il MArTA legati a finanziamenti pubblici concessi dal Ministero, ce li può illustrare?

Entro fine 2020 sarà portato a termine il restyling di tutta la hall e poi ci sarà l’allestimento di una caffetteria all’interno del chiostro del Museo. E’ in corso il progetto di riportare l’ingresso principale in Corso Umberto. Piazza Garibaldi nella nostra idea di museo deve essere una “agorà del XXI secolo”, uno spazio pubblico aperto e in dialogo continuo tra museo e territorio. E’ in corso il progetto  “MArTA 3.0”: potenzieremo le infrastrutture di back-office usate dal personale, ci dedicheremo alla ricerca tramite la risistemazione dei depositi e lo studio dei vari contesti archeologici della città rinvenuti nei decenni passati, realizzeremo un “fablab” che per la prima volta in Italia permetterà, attraverso scanner e stampanti 3D, di analizzare i dettagli delle opere ed al contempo di creare una linea di merchandising del MArTA. Il progetto “MArTA 3.0” è unico a livello europeo, destinato anche alla digitalizzazione del patrimonio archeologico e alla realizzazione di nuovi apparati multimediali, che prevede la digitalizzazione di 40 mila opere in open data. Vi sarà un nuovo allestimento museale, con il riallestimento di alcuni reperti già esposti ed il nuovo allestimento di altre opere che invece si trovano attualmente nei depositi, in un percorso multisensoriale accessibile alle quattro disabilità. Una app di realtà aumentata, alla quale stiamo lavorando, permetterà di muoversi all’interno della Taranto contemporanea visualizzando sovrapposta la città nelle sue diverse fasi storiche”.

Riusciremo a riavere indietro parte del patrimonio archeologico sparso in giro per il mondo? Il pensiero va, ad esempio, alla statua della Dea Persefone in trono che fu ritrovata a Taranto nel 1912 e che successivamente fu trafugata dai tombaroli sino ad arrivare dov’è ora, ossia al museo di Berlino.

Purtroppo per quanto riguarda la specificità della Dea in trono la risposta è negativa. Abbiamo una riproduzione, l’unica autorizzata dal museo tedesco, che attualmente è in esposizione al secondo piano del nostro museo. Il relativo contratto dell’epoca è stato dichiarato valido dal punto di vista legale, purtroppo si tratta di vicende complesse.  I grandi musei internazionali, comunque, possono aiutarci ad organizzare mostre con le opere che sono diffuse nel mondo, tesori nascosti trafugati da Taranto e recuperati altrove. Storicamente Taranto ha avuto una enorme dispersione di reperti archeologici sin dal 1700, basti pensare che al British Museum vi è una sala dedicata a Taranto, idem al Louvre, a Copenaghen c’è una parte di reperti statuari provenienti da Taranto oggetto del mercato antiquario.

Molti di questi tesori nascosti sono irrecuperabili ma tanti ci sono stati restituiti,  come dimostra “MitoMania”: la nostra attuale mostra temporanea, esempio molto bello del ritorno dei reperti della ceramica di origine Apula, capolavori indiscussi acquistati illegalmente da quattro musei americani fra i quali il Metropolitan Museum di New York che, grazie all’esemplare ed eroica attività investigativa del nucleo tutela del patrimonio dei Carabinieri, del nostro ministero e del ministero degli Esteri, l’Italia è riuscita a riavere indietro, dimostrando che tali reperti erano usciti illegalmente dall’Italia”.

Infine una curiosità ma poi il vice premier Di Maio è venuto a visitare il museo di taranto dopo l’incauta frase pronunciata in tv:”Taranto non ha musei degni della Magna Grecia alla quale lei rispose invitandolo a visitare il museo archeologico più importante della Magna Grecia, uno dei musei archeologici più importanti mondo?

“Ritengo si sia trattato di un malinteso. Comunque quel botta e risposta con il vice premier Di Maio ci ha portato enormi benefici in termini di visibilità, specie sui social. Mi auguro che possa venire a renderci visita. Lo aspettiamo.”

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