Ex Ilva, l’ultimo saluto al gruista Cosimo Massaro. Mons. Santoro: “Basta morti”

 

In p.zza Toniolo gremita di colleghi, parenti, amici, compaesani, a Fragagnano l'ultimo saluto all'operaio deceduto lo scorso mercoledì
pubblicato il 18 Luglio 2019, 20:01
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È stata accolta con un applauso in piazza Toniolo a Fragagnano, in provincia di Taranto, gremita di numerosi cittadini, la bara all’interno della quale si trova la salma di Cosimo Mimmo Massaro l’operaio gruista di 40 anni, dipendente di ArcelorMittal Italia, ex Ilva, morto mercoledì della scorsa settimana in un incidente sul lavoro verificatosi al IV sporgente del Porto di Taranto, durante una tromba d’aria che ha investito la gru su cui stava lavorando e lo ha scaraventato in mare. Subito dopo l’arrivo nella piazza vicino alla chiesa madre sono cominciati i funerali celebrati dall’arcivescovo di Taranto monsignor Filippo Santoro. 

Chiedo per rispetto alla famiglia di Mimmo e per tutti noi che si faccia chiarezza e giustizia. Vorrei gridare ancora una volta: basta morti; si lavora per vivere, non per morire“. Così l’ANSA riporta le parole delll’arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro, nell’omelia dei funerali di Mimmo Massaro. Molti i colleghi di Massaro, i compaesani, poi rappresentanti delle istituzioni, delle forze dell’ordine e della società civile. Per ArcelorMittal erano presenti Annalisa Pasquini e Patrizia Carrarini. Oggi a Fragagnano e Taranto i sindaci Giuseppe Fischetti e Rinaldo Melucci hanno proclamato il lutto cittadino. Sotto il palco, palloncini celesti e immagini sorridenti di Cosimo Massaro. 

Ora – ha sottolineato mons. Santoro – dico basta al rimpallo di responsabilità, agli impianti fatiscenti, alla logica del puro profitto, basta alla vergognosa strumentalizzazione di questo dolore per qualsiasi motivo. Chi ha competenza si senta responsabile di dare delle risposte e delle soluzioni immediate, senta l’impegno bruciante e scomodo di metterci la faccia e di rischiare veramente per Taranto dove a rischiare e a perire sono solo i poveri! Sono solo i lavoratori. E questi prima di ogni strategia economica e politica vogliono solo lavorare. Ma con sicurezza e dignità difendendo la salute e l’ambiente“. “Lo dobbiamo – ha aggiunto il presule – alla famiglia di Mimmo e a tutte le vittime sul lavoro. Come anche ricordiamo e preghiamo per l’altra vittima di Fragagnano scomparsa poco tempo fa, il vigile del fuoco Antonio Dell’Anna. Una carezza ora per i famigliari di Mimmo: il papà e la mamma, i fratelli e le sorelle, la moglie; una carezza la prendiamo ancora dal vangelo oggi unica fonte di vera consolazione“. “Quest’ennesima morte – ha detto ancora – è un’altra lezione dolorosa e insopportabile di come le politiche industriali e la complessità del sistema di questo grande stabilimento non siano ancora allineati con il vero benessere dell’uomo: c’è un vento malefico che ogni volta sembra vincere sul vento buono delle rette intenzioni e sullo sguardo propositivo sul futuro“.

L’arcivescovo ha poi citato la prima lettura che raccontata l’avventura del profeta Giona, gettato in mare “nel mezzo di una tempesta implacabile. Non c’è luogo – ha rilevato – dal quale Dio non possa ascoltarci, non c’è antro o tempesta talmente maledetti dai quali Dio non possa raccoglierci e donarci la vita. Questa icona biblica è balenata in me l’altro giorno quando ho voluto sentire al telefono la sorella di Mimmo, Primula, che ad un certo punto ha esclamato: Eccellenza, don Filippo, ho come visto Mimmo, rannicchiato in un angolo; cercava qualcuno che lo venisse a prendere per la mano, poi ho visto una luce: era Gesù; sì, ora è con Gesù; me lo ha detto con tutto il dolore del mondo ma con tutta la speranza della grazia di Dio“.

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