Ex Ilva, Slai cobas: “Accordo da rifiutare”. Il FLMUniti Cub: “Serve sindacato di classe”

 

Le due sigle sindacali criticano l'accordo romano
pubblicato il 16 Luglio 2019, 12:10
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Lo Slai cobas per il sindacato di classe di Taranto, critica fortemente l’accordo siglato ieri a Roma tra ArcelorMittal Italia e i sindacati metalmeccanici. “L’accordo non prevede nessun blocco degli impianti a rischio per interventi di emergenza a partire dal porto, nessuna postazione ispettiva fissa interna – richiesta da anni dallo slai cobas – come deterrenza, pronto, intervento, rapporto immediato con operai e delegati in situazione di pericolo, inosservanza verifica lavori – nonostante è un bene che se ne sia parlato. Nessun blocco della cassintegrazione, ma anzi un ‘sì’ da parte delle organiuzzazioni sindacali – travestito dalla molto generica possibilità di utilizzo di alcuni in lavori di manutenzione”. Per tutto questo lo Slai Cobas dice “No al verbale d’accordo sottoscritto a Roma: proponiamo una verifica dell’intesa in assemblea generale perchè siano tutti i lavoratori a decidere. Non si deve più tornare a lavorare in condizioni di insicurezza e pericolo“.

EX ILVA TARANTO, IL FLMCUB: USB COSTRETTA A RITIRARE LA FIRMA DELL’ACCORDO DEL 6 SETTEMBRE 2018

I fatti hanno dato ragione alla FLMUniti CUB: l’accordo di morte del 6 settembre 2018 andava rispedito al mittente. Invece tutti i sindacati, compresa USB, lo hanno sottoscritto: tutti tranne FLMUniti CUB. Prendiamo atto che, in questi giorni, USB ha ritirato la firma da quell’accordo” si legge in una nota del sindacato.

La FLMUniti CUB, “contro quell’accordo, ha organizzato in questi mesi convegni, manifestazioni, iniziative con i movimenti dei cittadini e degli studenti. Ha organizzato lo sciopero generale del 26 ottobre 2018 con una grande manifestazione a Taranto partecipata e sostenuta da delegazioni della maggiori fabbriche metalmeccaniche italiane e da tutte le categorie di lavoratori CUB ed SGB. Ha portato davanti alla Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) la causa legale di lavoratori ILVA (cinque di questi nel frattempo sono morti per tumore!). Ha manifestato incessantemente, senza avere diritti e prerogative sindacali, informando operai e lavoratori, a livello nazionale, che l’accordo del 6 settembre 2018 consegnava i lavoratori nelle mani dell’acquirente senza tutele, chiedendo loro di rinunciare a tutti i diritti maturati da normative e leggi – si legge nella nota -. I sindacati firmatari ne erano consapevoli, altro che definire oggi “inadempiente” ArcelorMittal! Tutto era già contenuto in quell’accordo infame, come l’azienda ha ricordato al tavolo del 9 luglio 2019 al Mise! Una firma scritta con il sangue dei lavoratori, a tutela dei padroni e dei privilegi sindacali!“.

Poi una provocazione all’USB di Taranto: “Se vuole essere credibile, ritiri ora anche la firma dell’accordo sulla rappresentanza, quello del 10 gennaio 2014. Un accordo che cancella ogni forma di democrazia all’interno dei luoghi di lavoro, che impedisce ai lavoratori di scegliere liberamente la propria rappresentanza e di organizzare ogni forma di dissenso. Scenda dal carro dei padroni – sostengono dal sindacato FLMUniti CUB -. Per costruire un’opposizione seria in questo paese si deve rimanere su posizioni di classe, che non svendono i lavoratori mai! Le scorciatoie, le firme facili non servono: ai lavoratori serve un sindacato di classe che tenga la barra dritta, che non scenda mai a compromessi con i padroni“.

La FLMUniti CUB prosegue “la mobilitazione sull’ILVA con parole d’ordine chiare e coerenti: chiusura delle fonti inquinanti e bonifica del territorio con impiego delle maestranze. La FLMuniti CUB è pronta ed invita tutti coloro che condividono questi obiettivi a costruire una mobilitazione immediata con presidi, manifestazioni e scioperi davanti ai cancelli dell’ArcelorMittal – concludono dal sindacato -. La lotta per il diritto alla vita, al lavoro, alla salute, alla salvaguardia dell’ambiente nei luoghi di lavoro e nei territori, contro il ricatto occupazionale e l’immunità penale, non riguarda soltanto i lavoratori ILVA (ora ArcelorMittal) ed i cittadini di Taranto ma tutto il Paese, devastato dalla logica del profitto! La lotta dell’ILVA è la madre di tutte le battaglie su questo terreno“.

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