Desertificazione, è allarme

 

Ieri la giornata mondiale dedicata. In Italia il rischio è alto, e la Puglia non ne è esente
pubblicato il 16 Luglio 2019, 10:09
7 mins

Un processo che ci riguarda tutti, direttamente e indirettamente, e che viene definito come “degrado del territorio nelle zone aride, semi aride e sub umide secche attribuibile a varie cause fra le quali variazioni climatiche e le attività umane” in particolare in Africa. In questo continente che si affaccia come noi sul Mediterraneo, oltre i due terzi delle terre coltivate sono da considerare ad alto rischio. Questo per quanto riguarda il futuro, molto prossimo, purtroppo. Ma anche nel passato l’Africa è diventata “famosa” per siccità che hanno colpito zone sul confine meridionale del Sahara, come la siccità del Sahel, intorno agli anni Settanta. Anche il corno d’Africa, intorno agli anni Novanta, ha causato la morte di più di 100mila persone e messo in pericolo la vita animale e vegetale. A questo sfacelo ho assistito direttamente in occasione dei molti reportage per l’Onu e per la Rai; ricordo di aver incontrato Madre Teresa di Calcutta impegnata ad alleviare le sofferenze di milioni di persone, faticavo a documentare queste storie infernali e che hanno lasciato un segno nella mia vita.
Successivamente ho seguito altre zone del nostro pianeta in Asia, in Oceania e nell’America meridionale, ad esempio, e in misura minore in Europa e in America settentrionale. In generale ci sono almeno 100 paesi toccati direttamente da questo processo e si ha il 70% delle aree a rischio: oltre un quarto della superficie terrestre, sono zone considerate già aride a cui sommare anche quelle temperate, come la zona mediterranea, che non sono fuori pericolo.
La desertificazione è un processo climatico-ambientale che porta alla degradazione dei suoli e alla scomparsa della biosfera oltre che alla trasformazione dell’ambiente naturale in deserto. Può essere naturale, connessa a dinamiche climatiche. E’ da considerarsi un processo solitamente irreversibile, interessa tutti i continenti, con intensità ed effetti diversi. Anche chi non ne vede le conseguenze davanti a casa, o nel proprio paese, costituisce un serio pericolo innanzitutto ma non solo per le regioni aride e secche del pianeta che, oggi, costituiscono il 50% delle terre emerse.Sto parlando di oltre 100 paesi, oltre un miliardo di abitanti, in pericolo. La desertificazione è causata o per lo meno accelerata dalle attività umane, a volte ha poi proprio origine dallo sfruttamento intensivo messo in atto dalla popolazione che si stabilisce in un certo territorio per coltivarlo con attività industriali e “di pascolo” eccessivo.
Non c’è però una sola causa che da sola innesca questo processo dal nulla ma una serie di concause da combinare con fattori che predispongono certe aree. Dal lato “naturale” essi sono ad esempio la presenza di ecosistemi delicati, oppure la morfologia e una scarsa copertura vegetale. I fattori antropici sono numerosi, i più frequenti sono: deforestazione, agricoltura, urbanizzazione, inquinamento, incendi e lo sfruttamento non sostenibile delle risorse oltre che le cattive pratiche di irrigazione e salinizzazione dei suoli; si può considerare questo fenomeno uno dei maggiori problemi economici, sociali e ambientali nella maggior parte dei paesi del mondo compresa l’Italia. In alcuni essa riduce la fertilità dei suoli e, quindi la capacità di regolare l’ecosistema. In altri casi se non si vedono effetti diretti, per esempio si assiste ad una migrazione continua e sempre più abbondante di persone, di interi popoli, che fuggono dalla desertificazione in corso nella loro terra di origine e che rende loro impossibile sopravvivere dove sono nati e cresciuti. In Europa ad avere questo problema, 13 stati dell’Ue: oltre all’Italia, Bulgaria, Cipro, Croazia, Grecia, Lettonia, Malta, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Ungheria. Nel mondo, secondo la Convenzione, quasi 170 paesi sono interessati dal fenomeno.

Desertificazione in Italia
Attualmente ci sono zone anche nel nostro Paese direttamente interessate alla desertificazione; in Sicilia ad esempio, recenti studi parlano di aree a rischio per il 70% dell’estensione della regione, in Puglia la percentuale scende a 57%, in Molise a 58% e in Basilicata a 55%. Per quel che riguarda Sardegna, Marche, Emilia Romagna, Umbria, Abruzzo e Campania, la percentuale di aree a rischio varia da 30 a 50%. Fotografando la desertificazione oggi già effettiva nel nostro Paese, si stima che già il 4,3% del territorio italiano è da considerarsi sterile e il 4,7% ha subito fenomeni di desertificazione. Restringendo all’ambito italiano la ricerca delle cause, possiamo citarne anche una naturale come la diminuzione delle precipitazioni, i cambiamenti climatici globali che causano minor apporto idrico nella rete idrica superficiale, quali fiumi e laghi. Da noi le cause vanno individuate in particolare alle attività produttive, compreso il terziario, turismo in primis, l’industria, le attività estrattive, l’avanzare dell’urbanizzazione e la cementificazione.
In Puglia le aree a rischio desertificazione sono pari al 57% del territorio regionale e il conto pagato dall’agricoltura, soggetta ai cambiamenti climatici e alla siccità, è salato. In particolare il Mezzogiorno, infatti, in Sicilia le aree a rischio sono il 70%, nel Molise il 58%, in Basilicata il 55%. In Sardegna, Marche, Emilia Romagna, Umbria, Abruzzo e Campania sono tra il 30% e il 50. In Puglia recentemente sono stati registrati molti episodi meteorologici straordinari tra tornado, trombe d’aria e grandinate improvvise, che si alternano a persistenti periodi siccitosi. Nella nostra regione è stato valutato il 58% il territorio vulnerabile e circa il 49,2% ha una media vulnerabilità ai diversi fattori di degrado a causa di erosione e disaggregazione, salinizzazione, contaminazione, diminuzione di sostanza organica, perdita di biodiversità, consumo di suolo. In Puglia il caldo anomalo e le precipitazioni violente rischiano ormai ogni anno di incrinare l’andamento del settore agricolo pugliese. L’andamento climatico impazzito, poi, si abbatte su un territorio fragile, dove 232 comuni su 258 (78%) è a rischio idrogeologico con diversa pericolosità idraulica e/o geomorfologica. Sono 8.000 i cittadini pugliesi esposti a frane e 120.000 quelli esposti ad alluvioni.

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