Taranto FC 1927: quello che non tutti dicono ma che tutti sanno

 

pubblicato il 14 Luglio 2019, 08:55
5 mins

“Lo abbiamo annunciato in conferenza stampa come sorpresa alla presentazione dello staff tecnico e sanitario. Ora che è stata interamente regolarizzata la sua posizione anche in termini di tesseramento, possiamo con orgoglio darne l’ufficialità: il bomber Giuseppe Genchi torna a vestire la maglia del Taranto”.

Comincia così il comunicato stampa del Taranto FC 1927 arrivato in redazione nelle scorse ore. La domanda sorge spontanea? Che senso ha inviare un comunicato stampa se il giocatore lo scorso 2 luglio era già stato dato in pasto all’opinione pubblica? (il termine giusto è proprio questo…dare in pasto perché serviva quel giorno un nome forte che potesse annebbiare il cervello dei “malati” del Taranto e distrarre la stampa da altro).

Un caso più unico che raro di un giocatore presentato pubblicamente, quindi già contrattualizzato, che rilascia dichiarazioni ufficiali nei giorni seguenti a tutta la stampa compiacente e che del quale, una decina di giorni dopo, si redige un comunicato per ufficializzarne il tesseramento.  La motivazione di ciò quale può essere? Spendere il buon nome di Genchi (72 presenze e 49 reti all’attivo nelle due precedenti stagioni in rossoblù dal 2014 al 2016 ma anche solo 28 reti nelle tre stagioni successive altrove, ndr)  due volte nel giro di circa dieci giorni ha un ritorno di immagine? Forse si. Francamente, dal nostro punto di vista, era meglio non comunicare niente tanto tutti sapevamo già che Genchi era del Taranto, poi il tesseramento è un atto interno alla società.

RIPESCAGGIO

Anche qui tanta confusione sospetta da parte di una società che alla fine ha dato l’impressione di non voler insistere in tal senso. Anche perché le dichiarazioni susseguitesi da maggio sino a qualche giorno fa sono state discordanti. Anche qui abile è stato l’uso di strumenti atti a distrarre e deviare l’attenzione perché all’indomani della debacle di Cerignola si era trovato già il parafulmine per i mancati risultati (l’ormai ex tecnico Panarelli, anzi più che indomani, la sera stessa della pesante sconfitta nell’inutile finale play-off serie D) e si era dichiarato con fermezza, per tenere calmi i tifosi, che si sarebbe fatta domanda di ripescaggio, ben sapendo della norma ostativa che riguardava l’impossibilità di essere ripescati se già lo si era stati negli ultimi cinque anni.

A seguire, visto che con il passare dei giorni le possibilità di una riapertura dei termini nella famosa seconda battuta più volte citata dalla dirigenza rossoblù sono aumentate, a causa dell’impossibilità di poter vedere iscritte 60 squadre in serie C, il Taranto FC 1927 dichiarava apertamente di puntare alla serie D per non perdere tempo prezioso nella programmazione della prossima stagione (giusto così, per carità, ma non era meglio non illudere i tifosi?). In sintesi: questa voglia, che è diverso dal dire intenzione, di fare la domanda di ripescaggio in serie C, c’è stata realmente?

APPROVAZIONE BILANCIO

Anche qui tanta confusione sospetta con la data di approvazione del bilancio societario per la stagione 2017/2018 spostata due-tre volte quasi a voler attendere degli eventi. Sabato scorso, il presidente Giove che nel frattempo è diventato anche Amministratore Unico del Taranto FC 1927, ha approvato il bilancio.

In tal senso sono emersi dei particolari di questo atto importantissimo del sodalizio: il capitale sociale è stato abbattuto da 300.000 euro a 50.000, azione che normalmente si rende necessaria quando in presenza di perdite accertate si riduce il patrimonio sociale. La massa debitoria nei confronti soprattutto dell’Erario sarebbe vicina al milione di euro, addebitabile – secondo quanto dichiarato nei mesi scorsi –  alla gestione precedente, con l’intenzione – sempre dichiarata – di rateizzare il debito con lo stato. Attenzione però, perché nel passaggio di consegne tra Zelatore e Giove era già stato approntato un corposo piano di rateizzazione con l’Agenzia delle Entrate (per un buon 20%, tra l’altro, figuravano debiti contratti da altri proprietari della società nelle stagioni che vanno dal 2012 al 2015). Che fine ha fatto?

E’ il caso anche di rimarcare che al momento dell’acquisizione del club da parte di Giove il debito, al netto dei crediti esigibili, ammontava a circa 800 mila euro. Dunque è facile capire che il debito anziché diminuire, come è stato dichiarato negli scorsi mesi, è aumentato. Ecco spiegato per sommi capi il perché della mancata domanda di ripescaggio e la decisione di puntare tutte le fiches  su un campionato di serie D a vincere ( o la va o la spacca, il motto…..).

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