Storie: ”I quattro del Sud” al Cantagiro

 

pubblicato il 14 Luglio 2019, 17:38
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Una sera d’estate del ’67, a casa, boccheggiando per il gran caldo, tra giochi di bambini, rumori di cucina e parlottìo delle comari. Attorno alla televisione, due-tre persone in attesa dell’evento. A loro tocca avvisare, a voce alta: “Venite, venite: cantano i tarantini!”. E sullo schermo appaiono i quattro componenti del complesso “I quattro del Sud”, per la serata iniziale del “Cantagiro”: lo spettacolone organizzato da Ezio Radaelli che portava in giro per tutt’ltalia il meglio della musica del momento. Tre i gironi in gara che raggruppavano i big, i complessi e gli esordienti, fra i quali figuravano Massimo Ranieri e Mino Reitano.

A lucidare i ricordi di quel periodo, accomodato in un popolare bar del Centro, c’è Mimmo Sportelli. “Cantavamo ‘La marcia della gioventù’, facciata A del nostro 45 giri; ma quella B, ‘Pregherò’, fu la più richiesta delle nostre serate – dice – Composto da Nucci Guerra (tastiere e trombone), Pino Scarciglia (basso), Carlo Castelli (batteria) oltre naturalmente al sottoscritto (chitarra), in verità volevamo presentarci al Cantagiro con il nostro nome d’origine, “I Condors”, che dovemmo cambiare perché ce n’era già uno di Verona che si chiamava così. Alla fine su quindici formazioni in competizione ci piazzammo al settimo posto. Ci ritenemmo più che soddisfatti!”.

A Mimmo Sportelli di quella esperienza resta impressa… la fame. “Ci muovevamo sempre in carovana: almeno duemila persone fra cantanti, tecnici, personale di fatica, addetti al service, giornalisti ecc – racconta – Nelle città che ci ospitavano, spesso non grandissime, non sempre si trovavano ristoranti in grado di accoglierci tutti. Perciò appena finivamo di cantare, ci fiondavamo alla ricerca di qualche posto dove mangiare, sperando che ci avessero lasciato qualcosa. Talvolta però non trovavamo più nulla. Nella tappa di Catania eravamo così affamati che percorremmo in auto circa ottanta chilometri alla ricerca di qualcosa da mangiare. Trovammo un panificio che aveva sfornato appena i primi panini che, esausti com’eravamo, li divorammo in un batter d‘occhio, senza nemmeno imbottirli”.

Quello che non mancava, erano invece… le ragazze per una notte caliente. “Alcune ce le passava Mal dei Primitives, con il quale stringemmo amicizia, che, bello e affascinante com’era, ne aveva in sovrabbondanza – dice – Scappavano di casa pur di stare con i loro beniamini, arrangiandosi come meglio potevano. Non sempre però brillavano per pulizia personale e così, prima della baldoria, le spingevamo sotto la doccia”.

L’esperienza del “Cantagiro” durò circa un mese, con partenza da Catania e gran finale a Fiuggi. La sveglia suonava alle otto e un’ora e mezza dopo bisognava essere in piazza per le foto e il saluto dei fans, per poi mettersi in viaggio per la destinazione successiva. ”Insomma, un bello stress, anche se le soddisfazioni sono state tante, con esibizioni negli stadi davanti a migliaia di persone, più i due-tre milioni di telespettatori che ci seguivano nelle dirette televisive, almeno– racconta – Il nostro turno veniva dopo Wilma Goich, allora fidanzata di Edoardo Vianello. Ogni volta, prima salire sul palco, ci prendeva la tachicardia; poi, adrenalina alle stelle e tutto andava per il meglio”.

Al termine della grande rassegna canora, la casa discografica, la Gta, propose loro di trasferirsi a Milano per il gran salto nel mondo della canzone, investendo nella campagna promozionale e prospettandogli anche Sanremo: “Dovemmo rinunciare in quanto il nostro tastierista, Nucci Guerra, dipendente Shell, aveva finito le ferie. Fecero la stessa proposta a me, con inserimento in un altro gruppo, ma non me la sentii. Non volli saperne nemmeno di riprendere a suonare nei night della capitale, come avevo fatto per un mese circa (precedentemente al Cantagiro), nel complesso “Toto e i Tati”, con il quale debuttava Toto Cotugno: era troppo stancante in quanto spesso si finiva di suonare all’alba, quando andava via l’ultimo cliente”.

Quindi “I quattro del Sud” ripresero a fare le serate in tutta la Puglia, esibendosi in città alla “Stiva” in piazza Ebalia e al “Penthouse” in via Acclavio, animando feste private o i rinomati veglioni organizzati dal Corriere del Giorno, con ricchi premi e cotillon, e provando il repertorio in un seminterrato di via Cesare Battisti, nei pressi del Bar Italo. Il tutto durò fino alla metà degli anni settanta quando le discoteche fecero la loro comparsa, decretando così la fine dell’epoca delle balere e quindi dei complessi.

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