SOS Clima a Taranto: flashmob Legambiente

 

Città ionica capitale d'Italia per le emissioni di CO2, pari a 12 milioni di tonnellate all'anno. Esposto striscione "Nemico del clima"
pubblicato il 14 Luglio 2019, 19:59
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Taranto non è soltanto la città simbolo dell’inquinamento industriale ma con gli oltre 12 milioni di tonnellate di CO2 emesse in un anno in atmosfera, può considerarsi la Capitale d’Italia per le emissioni di gas serra. La responsabilità di questi numeri sta nel polo produttivo rappresentato dall’Ilva, dalla Raffineria Eni e dalle centrali termoelettriche. Ecco perché i volontari di Legambiente – a bordo della Goletta Verde, in sosta a Taranto al molo Sant’Eligio, dove lunedì 15 luglio, alle ore 10.30, sarà presentato il dossier sulle fonti fossili “No Oil Puglia” – hanno organizzato il flash mob SOS Clima e hanno esposto lo striscione “Nemico del clima” per dire “basta” alle emissioni climalteranti che alimentano la febbre del Pianeta e la crisi climatica.

Nella Città dei due mari, prendendo in considerazione i diversi siti produttivi ovvero l’ex Ilva con 6,3 milioni di tonnellate di CO2, le centrali termoelettriche del siderurgico con 4,9 milioni di tonnellate, la raffineria ENI con 751mila tonnellate e la centrale termoelettrica a questa connessa con 288mila tonnellate, si emettono, secondo il registro europeo delle emissioni E-PRTR, 12,3 milioni tonnellate di anidride carbonica (dati relativi al 2017).

Numeri esorbitanti se si pensa che la regione Puglia emette il 18% delle emissioni nazionali di gas serra e che, di queste, circa la metà arriva dal polo industriale di Taranto, che emette la stessa quantità di CO2 di tutto il Lazio (12,4). Ancora più grave se si tiene conto che soltanto la Lombardia (16,9 milioni di tonnellate) e la Sicilia (15,1 milioni di tonnellate) superano le emissioni della città tarantina.

Per ridurre le emissioni climalteranti e tener fede agli impegni presi con l’Accordo di Parigi – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – è necessario che l’Italia faccia scelte ambiziose per contribuire a contenere l’aumento della temperatura media globale al di sotto di 1,5°C rispetto all’era preindustriale. Quello di cui abbiamo bisogno è un Piano nazionale energia e clima che renda davvero possibile l’uscita dal carbone a partire dai territori più vulnerabili. È il caso di Taranto e dell’Ilva dove occorre avviare un percorso di sperimentazione che permetta di ottenere nel medio termine una produzione totalmente “decarbonizzata”, capace di abbattere le emissioni inquinanti e climalteranti e di costruire un futuro in grado di coniugare la tutela dell’ambiente, la qualità della vita, la salute dei cittadini e il diritto al lavoro“.

Le fonti rinnovabili, l’innovazione tecnologica e l’efficienza energetica vanno in questa direzione e rappresentano la via di uscita alla crisi climatica sempre più evidente e concreta, come riporta lo stesso Rapporto dell’IPCC.

Scegliere di continuare a sfruttare le fossili non solo mette a rischio il raggiungimento degli obiettivi climatici – aggiunge Lunetta Franco, presidente di Legambiente Taranto – ma anche quelli di sviluppo di un territorio, quotidianamente esposto a danni ambientali, che da troppo tempo aspetta di essere risarcito e bonificato. Occorre recuperare i ritardi accumulati avviando al più presto il processo di riconversione delle attività industriali di questa città e sviluppando politiche capaci di dare un futuro alle giovani generazioni di Taranto“.

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