Ex Ilva, confronto dal Prefetto. Le richieste dei sindacati in vista del vertice romano

 

Quest'oggi secondo incontro nel giro di 48 in Prefettura alla presenza del sindaco Melucci e dei vertici di ArcelorMittal Italia
pubblicato il 12 Luglio 2019, 20:06
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I sindacati metalmeccanici di categoria Fiom, Fim, Uilm e Ugl, nelle ultime 48 ore hanno incontrato due volte il Prefetto alla presenza del sindaco Rinaldo Melucci e dei vertici dell’azienda. Lo sciopero ad oltranza indetto mercoledì scorso dopo l’incidente che ha visto precipitare in mare una gru con al suo interno un operaio tutt’ora disperso, è stato interrotto nella serata di giovedì soltanto a fronte di una convocazione ufficiale da parte del MiSE per lunedì a Roma.

In un primo momento infatti, ai sindacati non era bastato il richiamo alla responsabilità da parte del vicepremier Di Maio nella serata di giovedì. E’ stata preteso un’immediata convocazione ufficiale per affrontare concretamente i problemi che riguardano gli impianti del siderurgico.

La convocazione del tavolo romano ha inoltre permesso la ripartenza dell’altoforno 4 e il mancato stop dell’altoforno 1: sempre nella serata di ieri infatti, il rischio di uno stop di tutta l’area a caldo del siderurgico è stato molto concreto.

Così come al momento non sono nemmeno iniziate le procedure di spegnimento dell’altoforno 2, che secondo un’ordinanza del pm De Luca della Procura di Taranto va fermato in quanto l’amministrazione straordinaria di Ilva non avrebbe adempiuto a tutte le prescrizioni pattuite con la Procura nel 2015, dopo l’incidente che causò la morte dell’operaio Alessandro Morricella dopo quattro giorni di agonia in ospedale, perchè investito da un getto di ghisa incandescente.

Al tavolo di lunedì i sindacati chiederanno che l’azienda presenti un piano di investimenti chiaro e certo, sia nelle risorse che nei tempi di realizzazione, per quanto concerne la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti, che di fatto si è ridotta al lumicino se non proprio scomparsa, durante i quasi sei anni di commissariamento e amministrazione straordinaria. Sarà inoltre chiesto un tavolo tecnico permannente che possa monitorare costantemente la realizzazione dei lavori. Oggi è stato ricordato a sostegno dell’urgenza dei lavori di manutenzione sugli impianti,  come l’ex commissario Bondi nel 2013 nel suo piano industriale aveva previsto una spesa di 620 milioni di euro per i lavori di manutenzione degli impianti. I sindacati chiederanno anche che la Regione Puglia s’impegni ad implementare l’organico dello Spesal, magari creando un gruppo di tecnici ad hoc che possa essere utilizzato per controllare l’evoluzione degli interventi che si andranno a concertare con l’azienda.

Prosegue invece la mobilitazione dell’UGL. “L’Ugl Metalmeccanici – dichiara il segretario generale Ugl Metalmeccanici, Antonio Spera all’AdnKronos non revoca lo sciopero indetto a partire da ieri sera alle 23 e si accinge ora a partecipare all’incontro indetto dal Prefetto di Taranto”. Spera, poi, spiega che «pur apprezzando la convocazione dei sindacati da parte del ministro Luigi Di Maio presso il Mise, riteniamo che al momento non siano presenti elementi nuovi rispetto al motivo dello sciopero indetto ovvero l’incidente sul lavoro verificatosi al quarto sporgente del porto commerciale in concessione all’impianto siderurgico Arcelor Mittal ex Ilva di Taranto, avvenuto mercoledì sera”. “Vogliamo capire – conclude Spera – la dinamica del gravissimo incidente, siamo preoccupati per i livelli di sicurezza con i quali si opera nello stabilimento e infine, ma non ultimo, ancora non è stato ritrovato l’operaio disperso e molto probabilmente dovremo piangere un’altra, inaccettabile, morte sul lavoro”.

Di tutt’altra veduta l’Usb di Taranto che oggi ha mandato comunicazione ufficiale al MiSE di aver formalmente revocato la propria firma dall’accordo sindacale dello scorso 6 settembre. A detta del sindacato di base, ArcelorMittal sarebbe venuta meno agli impegni sottoscritti in sede ministeriale, sia per quanto concerne la gestione degli impianti del sito di Taranto, sia per quanto riguarda la decisione di collocare 1395 lavoratori in cassa integrazione ordinaria per tredici settimane a partire dallo scorso 1 luglio. Il cambio di rotta dell’Usb appare radicale e senza ripensamenti: il siderurgico di Taranto va chiuso perché non garantirebbe gli standard minimi di sicurezza e, soprattutto, per il sindacato di base la multinazionale avrebbe già deciso di lasciare gli impianti di Taranto al suo destino. Per questo per l’Usb, che proseguirà con lo sciopero indetto mercoledì sino a lunedì, “è giunto il momento di pensare e dare concretezza ad una riconversione economica del territorio tarantino, che non guardi più alla presenza obbligata del siderurgico”.

La tensione, dentro e fuori la fabbrica, resta altissima. 

(leggi tutte le notizie sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

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