Ex Ilva, incidente mortale: sciopero a oltranza

 

Indetto stanotte da FIM, FIOM, UIL e UGL. USB: "Fabbrica da chiudere". Sit in degli ambientalisti. Sciopero di 2 ore in altri stabilimenti
pubblicato il 11 Luglio 2019, 10:14
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Poco prima dell’una di questa notte, le RSU e RLS aziendali, i sindacati FIM, FIOM, UILM e UGL hanno indetto lo sciopero immediato: “A seguito del gravissimo incidente, che ha visto coinvolto un nostro collega che operava nel DM 5, le scriventi organizzazioni sindacale dichiarano uno sciopero immediato per tutto lo stabilimento di Taranto. Ormai da anni assistiamo a continui rinvii e mancanza di assunzioni di responsabilità da chi è deputato a garantire la sicurezza della fabbrica dal punto di vista del rispetto della vita umana. Fim, Fiom, Uilm e Ugl dichiarano che la forma di protesta messa in atto quest’oggi non terminerà sino a quando azienda, istituzioni locali, regionali e nazionali e organi di controllo, ognuno per il proprio ruolo, forniranno le dovute indicazioni a garanzia dei lavoratori e cittadini di questo territorio. Chiediamo, pertanto, l’immediata convocazione di un tavolo istituzionale straordinario che assuma decisioni e provvedimenti che cambino radicalmente lo stato di cose presenti all’interno dello stabilimento siderurgico”.

In seguito “all’ennesimo fatto grave accaduto e a sostegno delle motivazioni che hanno portato alla dichiarazione unitaria di sciopero nello stabilimento di Taranto, le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm dichiarano 2 ore di sciopero da effettuarsi in ogni realtà aziendale ArcelorMittal con le modalità da definirsi a livello di ogni singolo territorio“. Lo si legge in una nota unitaria delle segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm diramata nella tarda mattinata.

La Usb, invece, ha proclamato un primo pacchetto di ore di sciopero di tutto lo stabilimento e dell’appalto Arcelor, a partire dalle 23.00 di ieri e fino alle 7.00 del 15 luglio. “L’ennesima immane tragedia avvenuta in data odierna conferma l ‘assoluta pericolosità in cui versano gli impianti gestiti da ArcelorMittal Italia”, scrive l’Usb. “Un’altra vita spezzata, l’ennesima famiglia distrutta in nome del profitto a qualunque costo. Meno di 24 ore fa abbiamo consegnato un cd al Ministro Luigi Di Maio contenente 170 foto e 70 video che attestano lo stato fatiscente degli impianti dello stabilimento. Al Ministro abbiamo chiaramente detto che ad oggi non ci sono le condizioni di sicurezza necessarie per coloro che lavorano all’interno di una fabbrica che oramai è ridotta ad un cumulo di rottame”.
“Nelle prossime ore – prosegue la nota – comunicheremo le iniziative pubbliche che avverranno a stretto giro, per mettere definitivamente fine a quella che oramai è diventata una vera e propria mattanza. Lo diciamo chiaramente per quanto ci riguarda non c’è più discussione, la fabbrica va chiusa”. La Usb ha ricordato che l’incidente è accaduto “esattamente nella stessa postazione” dove era posizionata la gru, che nel 2012 in occasione di un tornado aveva ucciso un altro lavoratore. “La gru è stata ricostruita ma con le medesime gravi mancanze di quella precipitata in mare nel 2012”, sostiene USB, che aggiunge: “Siamo vicino ai familiari e ai cari del lavoratore ucciso, chiamiamo i lavoratori e la città ad una mobilitazione straordinaria. Liberiamo Taranto dai veleni”.

Infine, gli ambientalisti faranno un sit in alle 11 al molo Sant’Eligio con il padre di Zaccaria, l’operaio morto nel 2012 in condizioni simili.

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