Migranti: uomini e povertà

 

Bisogna conoscere a fondo i problemi, come ad esempio il tribalismo
pubblicato il 10 Luglio 2019, 10:53
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Nel recente incontro del G2O in Osaka in Giappone, le nazioni più influenti del mondo, tra cui l’Italia, hanno discusso su un’agenda che comprendeva le maggiori emergenze del pianeta: alla fine sono usciti solo dei buoni propositi. Ma da un’accorta analisi, si sta delineando un nuovo ordine politico economico che vede protagoniste la Cina, Russia, India, Stati uniti, Europa, comprese le loro aree di influenza.
Nei prossimi anni molti dovranno fare i conti con questo ordine che ha come baricentro l’Asia; l’Europa esce indebolita da questo scenario, essenzialmente per mancanza di materie prime, che diventano determinanti: infatti è in corso una corsa agli approvvigionamenti strategici.
Ma veniamo nel Mediterraneo e i problemi del mare nostrum. Anni fa la Nato ha commesso un pasticcio destabilizzando la Libia. Ora la comunità internazionale è incapace di portare la pace, il problema principale è il petrolio e gas, in particolare creato dai paesi neocolonialisti europei, che avuto come conseguenza quello dell’esodo dall’Africa e le migrazioni attraverso il Mediterraneo.

L’inizio di questa triste storia parte dalla gestione di Hillary Clinton della Segreteria di Stato Americano, con la promozione delle “primavere arabe“, poi fallite con effetto domino lasciando il medio oriente e il nord Africa nella povertà e nel caos politico. Ora questo che sembra un problema politico irrisolvibile, in cui si è infiltrata la criminalità internazionale che sta facendo vittime innocenti, creando un grave problema umanitario. Il grave errore è che i politici europei non conoscono le etnie, le loro tradizioni, le regole di vita del tribalismo dei villaggi del deserto e l’influenza dei gruppi terroristici del califfato islamico in via di ampliamento con gruppi recentemente sconfitti e nuove leve povere e disperate.
Ho avuto modo in vari anni di conoscere e filmare queste zone, ho parlato con le genti e sono andato in fondo per capire la povertà che porta alla migrazione e alcune volte ad atti di terrorismo.
Ma lo scenario principale sta tra le sabbie dove vivono un milione di persone divise in centinaia di tribù che vivono in una distesa arida di 9 milioni di km quadrati, con due corsi di fiume, il Nilo e Niger. Il tribalismo è sempre stato trascurato sia dai politici che dai media. Durante i tentativi di rivoluzione i media hanno coperto solo le piazze delle capitali, tralasciando le regioni dove vivono milioni di persone che costituiscono il cuore della nazione.
E’ successo anche in Afghanistan, nei Balcani, persino negli Stati Uniti e succederà ancora, finchè le scuole di giornalismo non si occuperanno delle tradizioni, usi e costumi non turistici, il ruolo degli anziani e il diverso pensiero religioso. “Gravi atti di violenza, tra cui uccisioni illegali, torture e maltrattamenti, stupri e violenze sessuali, abusi fisici, estorsioni, minacce e intimidazioni sono commessi contro i lavoratori migranti e i membri delle loro famiglie”, spiega un altro dossier, vessati “da funzionari dello Stato, gruppi armati, contrabbandieri, trafficanti e gruppi criminali, dentro e fuori i centri di detenzione formali e informali”. La crisi della disinformazione dipende anche da questi elementi, reporter virtuali seduti al computer e troppe ragazzine desiderose di apparire. Senza contare le corrispondenze fatte da migliaia di km, senza la verifica sul posto … e così via.
Io parlo con esperienze viste e sentite in 50 anni di viaggi, con grandi sacrifici, coraggio e non sono mancate pericolose avventure, non rese pubbliche. Quindi la crisi della Libia passa anche da molti fattori, come la mancanza di approfondimenti professionali, dei fattori umani invisibili se non vissuti.
Includo un mio vecchio reportage che facilita la comprensione della zona e i motivi.

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