Cemitaly, il futuro resta un rebus irrisolto

 

Incontro presso la Task Force Regionale. Azienda legata al destino di ArcelorMittal Italia. Ottenuta la concessione triennale della Calata IV
pubblicato il 09 Luglio 2019, 11:23
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Il futuro dell’impianto Cemitaly (l’ex Cementir) di Taranto di proprietà della Italcementi, resta ancora tutto da chiarire. E soprattutto continua ad essere legato a doppio filo all’attività del siderurgico ex Ilva ora ArcelorMittal Italia. L’ennesima conferma, semmai ce ne fosse ancora bisogno, di una lunga serie iniziata nella primavera del lontano 2013, quando l’ex proprietà dei Caltagirone annunciò il ritiro del progetto di ristrutturazione del cementificio, a fronte della crisi del mercato del cemento italiano ma soprattutto dell’incerto destino che attendeva il siderurgico dopo la tempesta giudiziaria dell’estate precedente del 2012: ci avevano visto lungo.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2018/12/17/2cemitaly-altri-12-mesi-di-cig-rebus-futuro/)

Nell’ennesimo incontro svolto a Bari ieri pomeriggio presso la sede della Giunta regionale, si sono ritrovati attorno ad un tavolo i componenti del Comitato Monitoraggio SEPAC (Comitato regionale di monitoraggio del Sistema Economico Produttivo e delle Aree di Crisi istituito lo scorso anno dalla Regione Puglia), i funzionari dell’Area di Crisi della Regione Puglia, i rappresentati di Cemitaly, di Confindustria Taranto e i segretari generali dei sindacati di categoria di Taranto della Fillea Cgil e della RSU Fillea e della Filca Cisl.

I sindacati hanno chiesto all’azienda se ci fossero novità rispetto all’ultimo vertice, ottenendo dall’azienda risposte tutt’altro che rosee. Il rappresentante di Cemitaly ha infatti detto molto chiaramente che non vi sono nessun tipo di novità, per le ragioni che oramai tutti conoscono. Al primo posto resta la difficoltà di approvvigionamento della loppa (materiale di risulta ottenuto dagli altiforni del siderurgico) visto che il procedimento penale che riguardò l’ex Ilva, l’ex Cementir e l’Enel di Brindisi è ancora in una fase preliminare incerta. L’operazione avvenne nell’ambito dell’inchiesta denominata “Araba fenice”, che il 28 settembre 2017 portò al sequestro dello stabilimento Enel di Brindisi, della Cementir di Taranto e di una parte dell’allora stabilimento siderurgico Ilva. Tutto venne poi dissequestrato dalla stessa Direzione distrettuale antimafia di Lecce. E durante l’incidente probatorio avvenuto negli scorsi mesi presso il tribunale di Lecce, i due periti nominati dal gip di Lecce Antonia Martalò, il professor Vincenzo Belgiorno, ordinario di ingegneria sanitaria-ambientale all’università di Salerno, e il professor Vincenzo Vagliasindi, anch’egli ordinario di ingegneria sanitaria-ambientale all’università di Catania, hanno confermato il contenuto della relazione che portò al dissequestro della DDA: ovvero che le ceneri prodotte dalla centrale Enel di Brindisi e la loppa prodotta dallo stabilimento siderurgico ex Ilva, possono essere utilizzate per la produzione del cemento perché rispettano le indicazioni e quanto disposto dalla normativa vigente in materia. 

(leggi tutti gli articoli sul sito Cemitaly di Taranto https://www.corriereditaranto.it/?s=cemitaly&submit=Go)

Nonostante ciò, finché la natura del procedimento penale non sarà chiarita del tutto, difficlmente la Cemitaly rischierà di approvigioanrsi ancora dall’ex Ilva. Così come chiarito dal rappresentante dell’azienda, che oltre a ciò ha dichiarato che non essendo chiara la posizione futura di ArcelorMittal sulla permanenza a Taranto o meno, sussistono forti incertezze e perplessità nell’acquisto della loppa. Inoltre, la situazione del mercato italiano del cemento non aiuta di certo, visto che la domanda di mercato è diminuita del 60% negli ultimi anni.

Ciò nonostante, l’azienda ha comunque confermato la volontà di non lasciare Taranto. Dando una notizia che avevamo ancitipato lo scorso febbraio: ovvero quella di aver ottenuto dall’Autorità di Sistema Portuale dello Ionio, il rinnovo della concessione della  Calata IV del porto di Taranto, con l’impegno di effettuare i lavori di riqualificazione ed ammodernamento della banchina entro i prossimi tre anni. Lavori che il gruppo Caltagirone non ha mai effettuato.

Lo scorso 24 gennaio arrivò l’ok da parte del Comitato di Gestione. Che ha sottolineato come il rilascio della concessione “appare urgente nel perseguimento del superiore pubblico interesse costituito dalla necessità che la Cemitaly Spa esegua i proposti interventi tra i quali assumono particolare rilevanza quelli manutentori/di risanamento dell’impalcato a giorno della Calata IV compreso tra il III e IV sporgente oltre che quelli (da sottoporre ad autorizzazione dell’AdSP) atti a consentire un utilizzo polifunzionale/multiuso della Calata IV con particolare riferimento al traffico pesante assimilabile a quello destinato al servizio Ro-Ro“.

(leggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/02/04/2porto-la-cemitaly-recupera-la-calata-iv/)

Dopo di che i sindacati hanno chiesto all’azienda aggiornamenti in merito alle iniziative intraprese a sostegno dei lavoratori del sito di Taranto, chiedendo anche la possibilità di rinnovare la Cassa Integrazione Straordinaria di cui stanno usufurendo le unità lavorative. Riguardo alla prima richiesta, la società ha dichiarato che 7 unità sono state trasferite ad altre sedi produttive, in base ad una procedura di mobilità interna avviata dall’azienda, facendo scendere a 60 il numero di lavoratori attualmente impiegati nello stabilimento tarantino. Sono state inoltre programmate altre 80 ore di formazione professionale a carico dell’azienda che partiranno dal prossimo mese di settembre.

In merito al rinnovo degli ammortizzatori sociali, l’azienda ha dichiarato che ne valuterà la possibilità qualora le incertezze di cui sorpa dovessero persistere. Staremo a vedere cosa accadrà.

(leggi gli articoli sulla Cementir https://www.corriereditaranto.it/?s=cementir&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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