Ex Ilva, Procura: stop Afo 2. Commissari e ArcelorMittal studiano sospensiva. Interviene Di Maio

 

Impianto ritenuto pericoloso perché non attuate tutte le prescrizioni previste. Nei piani di Mittal chiuderà dopo revamping Afo5
pubblicato il 09 Luglio 2019, 17:19
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Si è appresa soltanto oggi la decisione del gup Pompeo Carriere che due giorni fa ha rigettato la richiesta di dissequestro provvisorio dell’impianto Altoforno 2 dell’ex Ilva di Taranto, oggi ArcelroMittal Italia, disposto nel 2015 dopo l’incidente che costò la vita all’operaio Alessandro Morricella. Nel corso dell’udienza preliminare del processo sulla morte dell’operaio, i periti del giudice avrebbero accertato il mancato adempimento delle prescrizioni per mettere l’Afo 2 in sicurezza. Da qui il rigetto del dissequestro e quindi l’obbligo dello spegnimento. “Alcune delle prescrizioni a suo tempo imposte – si legge infatti nel decreto della pm Antonella De Luca, fatto notificare in giornata ai nuovi proprietari dell’Ilva – risultano attuate o non attuate soltanto in parte“. Il pm Antonella De Luca ha affidato al custode giudiziario, Barbara Valenzano, la definizione del cronoprogramma per lo spegnimento dell’Afo 2.

In seguito al rigetto del gup, è pertanto tornato in vita l’originario sequestro preventivo: da qui la comunicazione odriena della Procura ad ArcelorMittal di dare avvio delle operazioni di spegnimento.

La notizia è giunta subito a Roma, dove era in corso il confronto al MiSE con sindacati, azienda e struttura commissariale. A quanto si è appreso, tanto la gestione commissariale quanto la stessa ArcelorMittal stanno preparando la richiesta di sospensiva del provvedimento della Procura per dare il via immediato ai lavori di messa in sicurezza dell’altoforno.

Ma soprattutto il vicepremieri Di Maio ha dichiarato di essere in contatto con la Procura di Taranto alla quale avrebbe chiesto la sospensione del provvedimento di spegnimento. 

Ricordiamo che durante la conferenza stampa dello scorso 7 novembre, Matthieu Jehl, vicepresidente di ArcelorMittal e Ceo di Am InvestCo Italy, a precisa domanda dei gironalisti, dichiarò che l’altoforno 2 sarà definitivamente chiuso dopo il revamping dell’Altoforno 5, il più grande d’Europa.

L’incontro in Procura del marzo 2018

Il marzo dello scorso annopm della Procura di Taranto che indagano sui reati ambientali e sul lavoro, tennero due vertici con il procuratore capo della Repubblica di Taranto, Carlo Maria Capistro e i commissari Ilva, ai quali furono spiegate le novità emerse dal pronunciamento della Corte di Cassazione sul decreto del 2015, bocciato dalla Consulta perché non garantiva il bilanciamento tra i vari diritti del rispetto della salute, dell’ambiente e delle norme a tutela dei lavoratori nei luoghi di lavoro, ma tutelava solo il diritto d’impresa. Pertanto il procuratore capo ribadì sia ai pm, e poi ai commissari, che il pronunciamento della Corte costituzionale contro il decreto «Salva Ilva» del 2015 era un passo importante nel bilanciamento dei valori costituzionali che la legge deve tutelare, ma nello stesso tempo non doveva diventare un nuovo scontro tra la magistratura e l’Ilva in Amministrazione Straordinaria.

Inoltre, fu anche spiegato nei due incontri che la produzione poteva continuare perché il dissequestro di Afo 2 non avvenne a seguito del decreto oggi dichiarato incostituzionale, ma grazie ad un accordo finalizzato all’adempimento di prescrizioni per la messa in sicurezza. Prescrizioni su cui il comitato tecnico regionale e i Vigili del Fuoco e Barbara Valenzano, custode giudiziario degli impianti dell’area a caldo del siderurgico, dettero il loro ok.

Il disservizio dello scorso novembre

Il disservizio impiantistico all’Altoforno 2 di martedì 13 novembre 2081, portò la Fiom Cgil di Taranto ha chiesto all’azienda un incontro urgente, per discutere dei profili di sicurezza dei lavoratori ed ai piani di emergenza eventualmente attivati. Il sindacato dei metalmeccanici della Cgil inoltre, stigmatizzava come a fronte di un evento di assoluta rilevanza, non sia avvenuta da parte dell’azienda nessuna comunicazione alle Rappresentanze dei lavoratori e che addirittura alcune informazioni generiche siano state apprese dalla nota stampa diffusa poco dopo l’evento da ArcelorMittali Italia. Per motivi di sicurezza le valvole bleeder furono aperte da cui uscì un denso fumo nero accompagnato da un boato iniziale.

La vicenda giudiziaria

A distanza di quattro anni, lo scorso maggio il gup del tribunale di Taranto Pompeo Carriere ha rinviato a giudizio 7 imputati (sei persone fisiche e l’Ilva in amministrazione straordinaria per quanto attiene la responsabilità amministrativa) nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Alessandro Morricella, l’operaio 35enne dell’ex Ilva di Taranto deceduto il 12 giugno del 2015, quattro giorni dopo essere stato travolto da fiamme e ghisa incandescente mentre misurava la temperatura di colata dell’altoforno 2 dello stabilimento di Taranto. Rispondono dell’ipotesi di cooperazione in omicidio colposo l’ex direttore generale Massimo Rosini, l’ex direttore dello stabilimento Ruggero Cola, il direttore dell’area ghisa Vito Vitale, il capo area Salvatore Rizzo, il capo turno Saverio Campidoglio e il tecnico del campo di colata Domenico Catucci. La prima udienza è fissata per l’1 ottobre prossimo. Inizialmente il pm Antonella De Luca aveva iscritto nel registro degli indagati dieci persone. L’altoforno 2 fu sottoposto a sequestro, ma poi il governo intervenne con un decreto per sospendere gli effetti del provvedimento. Alcuni imputati rispondono anche di violazione delle misure in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/07/09/immunita-e-ambiente-laccordo-che-blinda-arcelor2/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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