Arsenale MM, FLP Difesa invoca unitarietà nelle azioni

 

pubblicato il 08 Luglio 2019, 12:42
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Il coordinatore provinciale FLP DIFESA di Taranto-Brindisi, Pasquale Baldari, da oltre un decennio, in ogni occasione utile allo scopo, ha lanciato gride di allarme sull’imminente e possibile rischio di un collasso per l’Arsenale di Taranto dovuto alla parziale attuazione del cosiddetto Piano Brin.

Questo progetto pluriennale, ricorda Baldari, iniziato nel 2007 e prorogato dal 2016 fino tutto il 2020, dopo lunghe ed oculate valutazioni, è scaturito da ben definite scelte politiche che portavano al riconoscimento del ruolo essenzialmente pubblico degli Arsenali ed alla decisione di rilanciarli, prevedendo un finanziamento iniziale totale di circa 300 milioni di euro, destinato non solo all’ammodernamento delle infrastrutture e degli impianti degli Stabilimenti di lavoro ma, anche al ripianamento delle tabelle organiche ordinative del personale civile previste per ogni singolo Arsenale, attraverso la realizzazione di un mirato e programmatico piano decennale di assunzioni di personale civile con professionalità evolute, accompagnato dalla contestuale e progressiva formazione specialistica degli stessi presso le industrie costruttrici delle nuove Unità Navali per il travaso delle competenze alle maestranze e con la riapertura delle Scuole Allievi Operai.

La FLP DIFESA ha rilevato che, nel corso degli anni, gli investimenti economici per la realizzazione del Piano Brin sono stati fatti, anche se risultanti insufficienti ed incerti, subendo il progetto solo un rallentamento nella tempistica per l’ammodernamento degli Stabilimenti di lavoro, soprattutto per l’Arsenale di Taranto, segno evidente che le scelte politiche dei Governi succedutosi nel tempo non sono mai cambiate.

Di contro, però, continua Baldari, il progetto non è stato eseguito nella sua interezza, perché non è stato accompagnato dall’approvazione di leggi speciali per gli Arsenali che sostenessero il ripianamento degli organici superando tutti gli ostacoli, come anche inattuato è risultato il piano minimale di assunzioni presentato dalla Marina (Piano industriale di Forza Armata), che prevedeva per gli Arsenali come soluzione tampone e non risolutiva, le assunzioni di almeno 310 unità tecniche in tre anni.

Di conseguenza, non risulterebbe giustificata la rilevante spesa fatta negli anni con finanziamenti dello Stato che doveva portare al vero rilancio degli Arsenali, visto che la Marina si è, invece, ritrovata con una progressiva riduzione della capacità operativa d’intervento manutentivo alle Unità navali, dovuta alla continua contrazione numerica del personale civile (attualmente l’Arsenale di Taranto presenta una carenza di personale di circa il 35% rispetto alla dotazione organica prevista, l’Arsenale di La Spezia del 30% ed all’Arsenale di Augusta del 50%; percentuali tendenti a crescere massivamente sino al 2024 a seguito dei prossimi pensionamenti), legata a leggi che hanno determinato continui blocchi del turn over, riduzioni degli organici (legge 244/2012) e spending review; alla mancata realizzazione della formazione del personale civile, per rispondere alle esigenze manutentive delle nuove Unità Navali e per proporsi anche all’esterno. Le professionalità tecniche di 2^ area (motoristi, gruisti, operatori subacquei, ecc..) sono difficili da trovare in giro e da formare in breve tempo, e se tutto rimarrà ancora fermo, non si avrà il tempo neanche per trasferire il sapere e le competenze tecniche dei prossimi pensionandi ai nuovi assunti. Per quei pochi nuovi tecnici che dovrebbero arrivare nell’arco di tre anni (alla data odierna nessun bando di concorso è stato pubblicato e per legge le nuove assunzioni potranno avvenire solo dal 15 novembre in poi), la formazione specialistica e le competenze tecniche che dovrebbero acquisire per poter garantire le manutenzioni alle nuove Unità Navali (perché diventerebbe uno spreco di risorse se indirizzate al personale civile oggi in servizio ma prossimo alla pensione), comunque la si voglia realizzare, richiederà comunque tempo e finanziamenti certi.

“Alle stesse conclusioni – sottolinea l’esponente sindacale – era già pervenuta la Corte dei Conti, incaricata al controllo della spesa sui ‘Processi di razionalizzazione e valorizzazione degli Arsenali militari gestiti dal Ministero della Difesa’, suggerendo nella relazione finale allegata alla deliberazione n. 22/2014/G del 12 dicembre 2014, inviata d’ordine alla Presidenza di Senato e Camera, alla Presidenza delle Commissioni Bilancio di Senato e Camera, alla P.C.M., al Ministero della Difesa, al MEF ed all’Agenzia Nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, che il progetto Brin deve essere completato urgentemente, anche con l’accellerazione delle assunzioni e della formazione, superando con provvedimenti legislativi speciali tutti gli ostacoli che ritardano lo stesso piano; diversamente operando, il Parlamento ed il MEF avrebbero dovuto emanare un provvedimento motivato entro i primi tre mesi del 2015 (mai fatto), comunicando la non volontà di voler proseguire con il progetto del piano Brin. In quest’ultimo caso, l’economicità di mantenere l’attuale sistema andrà progressivamente diminuendo, sino ad azzerarsi e trasformarsi in ‘un inutile dispendio di denaro pubblico’”.

Proprio per tali ragioni, FLP DIFESA Taranto-Brindisi in tutte le sedi, singolarmente o unitariamente, ha rappresentato agli interlocutori politici, istituzionali e del Dicastero di volta in volta resosi disponibili al confronto, i contenuti della predetta delibera della Corte dei Conti e consegnato copia della stessa, facendola inserire come parte intergrante degli atti, vedasi ad esempio:
1. La delibera del Comune di Taranto datata 31.08.2015, inviata al Ministero della Difesa e al Parlamento dell’epoca, scaturita da una forte unità d’intenti delle parti intervenute, dopo una grande mobilitazione di tutta la città, dei lavoratori, dei sindacati pubblici e privati, delle Associazioni degli Industriali, delle Istituzioni ai vari livelli, dei parlamentari locali, diventando “un documento apri pista” nel CIS di Taranto per distrarre 37 milioni di euro dai fondi destinati alla città in favore della Marina, per accellerare il completamento dei lavori alle infrastrutture dell’Arsenale TA previsti dal piano Brin.
2. Il resoconto datato 24.11.2015 dell’audizione informale tenutasi presso la Commissione Difesa della Camera, in cui partecipava anche la FLP DIFESA;
3. L’incontro del 14.11.2019 in Arsenale Taranto, con il SSS alla Difesa on. Angelo Tofalo, il CSMM Amm. Sq. Valter Giraldelli, gli onorevoli Alessandra Ermellino e Giovanni Vianello, la senatrice Daniela Donno, presenti anche il Comandante di Maricomlog Amm. Serra, il Comandante di Marinasud TA. Amm. Vitiello e il Direttore dell’Arsenale MM Taranto Amm. Nervi, durante il quale la FLP DIFESA, dopo una esposizione sintetica “focosa” ma fatta con il cuore, consegnava a brevi manu copia della citata deliberazione della Corte dei Conti al SSS alla Difesa, al CSMM, al Direttore Arsenale TA, ai Parlamentari locali presenti, auspicando la sua valorizzazione in sede politica.
4. I resoconti delle riunioni unitarie tenutesi presso il Comune di Taranto nei primi mesi dell’anno 2019, tra Parlamentari ed Istituzioni locali, sindacati del pubblico impiego – fra cui la FLP DIFESA TA-BR – e del privato, rappresentanti della Marina, rappresentanti dell’imprenditoria, ecc.., coordinate dal Sindaco e con la presenza anche dell’on. Alessandra Ermellino, indette proprio per discutere sullo stato di gravità in cui versa l’Arsenale di Taranto.

In un vuoto di leggi in favore degli Arsenali, non sono passati inosservati, afferma Baldari, i timidi “segnali” di attenzione dell’attuale Governo:
1. Prima con la legge di bilancio 2019, che pur in presenza di vincoli normativi stringenti che prevedono la riduzione degli organici disposti dalla Legge 244/2012 – motivo per il quale il MEF continua ad osteggiare le assunzioni nel Ministero della Difesa – ha inserito all’ultimo minuto l’autorizzazione ad assumere 98 unità di personale civile (solo dal 15 novembre 2019 in poi) in favore dell’area industriale della Difesa, ripartite però per tre anni, fra i tredici enti (3 arsenali e 10 Stabilimenti dell’AID) indicati nella relazione di accompagnamento della legge, precisando che “l’elenco non è esaustivo” (per l’Arsenale di Taranto trattasi solo di decine di unità di personale civile);
2. Dopo con il DPCM 20.06.2019, con il quale sono state autorizzate per l’anno 2019 ulteriori assunzioni per il Ministero della Difesa, pari a 235 unità di cui il 60% destinati agli Enti dell’area industriale (ripartendo i posti fra personale dirigenziale e non dirigenziale, fra posti a concorso esterno e posti destinati a progresioni interne verticali fra le aree), in definitiva stiamo parlando anche in questo caso forse di qualche unità per l’Arsenale di Taranto;
3. Ed in questi giorni, con l’iniziativa parlamentare assunta dalla Commissione Difesa del Senato che si sta occupando dell’“affare assegnato n. 257”, riguardante “lo stato e le funzioni degli enti dell’area industriale della difesa”, ed ha programmato un ciclo di audizioni con alti vertici del Ministero della Difesa. Sono già stati auditi il Segretario generale della Difesa e Direttore nazionale degli armamenti, gen. c.a. Nicolò Falsaperna, e il Direttore generale dell’Agenzia industrie difesa, Gian Carlo Anselmino che gestisce nove degli originari 36 Enti industriali.

Di particolare rilievo, ad avviso di FLP DIfesa, l’audizione del 2 luglio presso la Commissione Difesa del Senato con il Comandante Logistico della Marina, amm. Sq. Eduardo Serra, che nel relazionare sui tre Arsenali della Forza Armata, ha anche richiamato i contenuti della deliberazione della Corte dei Conti del 2014, precedentemente citata dalla FLP DIFESA.

Nel particolare, il Comandante Logistico della Marina dopo avere fornito elementi informativi sulla struttura ordinamentale logistica della Marina e sulla mission affidata ai tre arsenali, e dopo aver riferito dei “ridimensionamenti e trasformazioni degli arsenali con una progressiva riduzione del personale addetto, un crescente incremento delle attività manutentive svolte in “outsourcing” (poi precisato: soluzione intesa come forma emergenziale di compensazione della progressiva erosione delle capacità interne e non già come modello di ottimizzazione del potenziale produttivo) e una diffusa carenza di risorse per il mantenimento in efficienza delle infrastrutture e l’aggiornamento degli impianti”, si è quindi soffermato sull’attuale modello organizzativo “che ricalca essenzialmente una struttura di tipo cantieristico fondata su infrastrutture ed impianti quali assetti pregiati per la conduzione delle attività manutentive navali……. e risorse umane specializzate, in primis personale civile “ad elevato profilo tecnico, deputata allo svolgimento delle attività manutentive dirette”.
L’amm. Sq. Eduardo Serra ha poi illustrato “il concetto di approccio logistico integrato nel settore della manutenzione navale”, che si traduce “in “attività manutentive di primo e di secondo livello, affidate agli equipaggi di bordo con l’eventuale supporto dei servizi di efficienza delle basi navali. Le manutenzioni di terzo livello sono invece affidate alle avanzate competenze tecniche delle maestranze degli Arsenali, mentre quelle di quarto livello sono eseguite dall’industria privata” affermando che: ‘l’internalizzazione delle attività a medio contenuto tecnologico comporta pertanto benefici” mentre non appare efficace, a suo giudizio, “la re-internalizzazione delle attività a basso contenuto tecnologico’ .
Il Cte Logistico della Marina, ha poi fornito dati sulle “attività produttive recenti dei tre Arsenali”, rilevando “un valore percentuale di attività eseguite con risorse interne pari a circa al 15 % per gli Arsenali di La Spezia e Taranto e pari a circa al 23 % per Augusta rispetto all’esigenza manutentiva complessiva”.
L’amm. Serra, si è anche soffermato sulle “principali criticità che affliggono oggi gli arsenali, essenzialmente riconducibili alla contrazione degli organici del personale civile (in particolare “figure tecniche” direttamente connesse alle manutenzioni navali”) a causa del così detto blocco del turn-over, e dalla mancanza di adeguati investimenti in impianti ed infrastrutture”, che hanno determinato “la modesta produttività ed efficienza degli stabilimenti”.
Ha successivamente richiamato le ricadute negative determinate dall’applicazione delle legge sulla revisione dello strumento militare (244/2012), e fornito dati estremamente preoccupanti sui suoi effetti: “Le stime al 2024 prevedono una contrazione di personale pari a circa il 59 per cento su Taranto, a circa il 51 per cento su La Spezia, a circa il 47 per cento su Augusta, al netto del personale ex militare transitato nei ruoli civili e di coloro che hanno già presentato domanda di uscita anticipata in virtù della cosiddetta “quota 100””. Pervenendo infine a questa amara e drammatica considerazione “il 2025 costituirà pertanto, per gli Arsenali di Taranto e La Spezia, un punto di non ritorno in cui la marcata riduzione del personale civile determinerà di fatto il collasso dell’attuale modello organizzativo”.

L’amm. Sq. E. Serra ha poi riferito che per quanto attiene alle infrastrutture e agli impianti degli Arsenali, “La Marina ha dato corso, negli anni, allo sviluppo di successivi piani di efficientamento, confluiti poi nel piano pluriennale di interventi denominato “Brin” finalizzato all’adeguamento a norma e ammodernamento degli stabilimenti di Lavoro. Il piano, iniziato nel 2007 e prorogato dal 2016 fino a tutto il 2020, prevedeva un finanziamento iniziale totale di circa 300 milioni di euro, ma al giorno d’oggi risultano impegnati complessivamente fondi per circa 140 milioni (cui si aggiungono ulteriori 30 milioni per La Spezia, mentre per la sola Taranto si stanno utilizzando 37 milioni stanziati nell’ambito del programma “Contratto Istituzionale di Sviluppo” (C.I.S.). “ “I risultati derivanti dall’attuazione, ancorché parziale, del “Piano Brin” pongono comunque le condizioni ottimali per un rilancio degli arsenali dotati di assetti rinnovati ed in linea con le esigenze attuali e future della manutenzione navale. Il ritorno di investimento assunto dallo Stato su tali assetti rischia, però, di essere minimale se il loro adeguamento e ammodernamento non sarà completato e se non saranno pertanto pienamente impiegati, opportunamente valorizzati e manutenuti. “
Il Cte Logistico della Marina ha quindi rappresentato che “Al fine di continuare a garantire un adeguato supporto tecnico-logistico allo strumento marittimo, appare quindi necessario adottare una prospettiva d’intervento che può essere costituita dall’attuazione del piano industriale di forza armata che, valorizzando le specificità dei singoli stabilimenti, sia orientato ad acquisire quelle capacità in termini di impianti, infrastrutture e formazione del personale, in grado di assicurare il necessario supporto manutentivo alla cessazione dei contratti “TGS” e “TS”, mediante il ripianamento delle tabelle organiche ordinative previste attraverso lo sblocco del turn-over del personale civile, unitamente alla finalizzazione degli interventi di adeguamento e ammodernamento delle infrastrutture e degli impianti conseguenti al completamento del “Piano Brin”.”

La FLP DIFESA, conclude Baldari, nel condividere “la terapia” prospettata anche dal Comandante Logistico della Marina, in linea con quanto sostenuto da oltre un decennio dalle organizzazioni sindacali, lanciando grida di allarme sul decadimento degli Enti industriali, quasi sempre nel disinteresse generale, soprattutto in questo momento, ritiene necessario spendersi in tutte le sedi in modo unitario, sia a livello nazionale che locale – e Taranto è stato sempre un esempio per tutti – abbandonando iniziative in “ordine sparso” che seguono logiche ormai superate e di altri tempi, perseguendo invece l’obiettivo comune, di evitare che “qualcuno” per far fronte comunque alle esigenze di operativa del futuro Strumento Militare marittimo, decida in extremis di cambiare rotta e di far perdere il ruolo pubblico degli Arsenali. Ed è proprio per questi obiettivi, che è opportuno non disperdere nessuna figura professionale dell’A.D., bensi’ valorizzarne le specialità ed il ruolo del personale civile garantendo una dignita’ lavorativa equa tra tutti i Ministeri.

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