Comune, la verità dell’ex assessore Frunzio

 

Accuse respinte: "Ho letto di normalizzazione dei processi comunicativi: di quale normalizzazione si parla?"
pubblicato il 08 Luglio 2019, 12:07
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Non si è spenta ancora l’eco della sfiducia verso la dott.ssa Rita Frunzio, ormai ex assessore alla Pubblica istruzione, il cui mandato è durato si e no un mese. Il tutto per via di incomprensioni con i consiglieri comunali di riferimento, Lupo e Stellato, che l’avevano segnalata al sindaco Melucci ai tempi dell’ultimo azzeramento e rimpasto di giunta comunale. Insomma, una fiducia, quella dei due consiglieri, durata poco.

La dott.ssa Frunzio fino a oggi ha tenuto il profilo basso, evitando di montare polemiche. Oggi però, dopo aver valutato le diverse dichiarazioni sul suo conto, ha deciso di affidare a una lunga nota la sua verità. Ecco cosa scrive l’ex assessore:

“Verso la fine di maggio, sono stata indicata al nostro Sindaco dai due consiglieri comunali, come riportato dalla recente tempesta mediatica locale, per ricoprire la prestigiosa e motivante carica di assessore alla Pubblica istruzione e Pari opportunità. Onorata di tale segnalazione, nel turbinio di emozioni e timori, accetto tale incarico ‘’ tecnico’’ fondato su competenze specifiche utili alla delicata delega della Pubblica istruzione, come risulta nel mio curriculum. Nel giro di poche ore ricevo manifestazioni di stima, di fiducia ‘’al di sopra di ogni sospetto’’, di aspettative professionali dichiaratamente espresse in formule di cortesia e riconoscimento pubblico. Ovvero, a dire dei tre, la persona giusta al posto giusto. Da subito l’affidamento di un programma con punti a me molto chiari: dimensionamento rete scolastica, giochi del mediterraneo 2025, asili nido comunali. Tali compiti sfociano con prontezza nel lavoro di squadra, per me entusiasmante, con assessori e dirigenti della Pubblica istruzione, con i quali si è stabilita una totale e costruttiva sinergia di intenti ‘’professionali e tecnici’’. Contrariamente a quanto riportato sui media, il mio ruolo di dirigente scolastico non ha impedito di assolvere con impegno e responsabilità l’esercizio della funzione assessorile. Del resto, quanto dichiaro è dimostrabile attraverso le costanti presenze e attività svolte in assessorato, in giunta, in consiglio comunale e nelle varie forme di rappresentanza per delega del sindaco. Non ultimo ma prioritariamente, mi preme evidenziare che nell’imminente data del 16 luglio, con molte probabilità, grazie anche alla collaborazione fornita dalla direzione lavori pubblici, saremmo riusciti nella definizione dei dati necessari all’espletamento delle operazioni finalizzate al piano dimensionamento delle scuole tarantine, tanto atteso dagli uffici scolastici competenti da ben oltre due anni, quale unico comune delle province pugliesi a non averlo proposto. Purtroppo, improvvisamente, il 5 giugno la personale ‘’strada giusta’’ – quella della linearità e coerenza professionale – viene interrotta: non più incantesimo, ma brusca realtà di censure rivoltemi dai due consiglieri per nulla pertinenti agli aspetti tecnico-amministrativi del mio mandato. Mi preme dissentire, pertanto, su quanto letto nella nota della consigliera “A nulla sono valsi i tentativi del capogruppo di ricondurre i processi comunicativi verso la normalizzazione“. Quale normalizzazione ? Lei stessa ha bloccato la chat personale e abbandonato quella di gruppo, a seguire idem l’altro consigliere. Pertanto, mi sono adeguata, mio malgrado, ad una incomprensibile volontà dei consiglieri di riferimento, volta ad interrompere i canali comunicativi, consapevole che la comunicazione sottende uno scambio, un rapporto di trasmissione, messa in comune; il processo di comunicazione, implica quindi una relazione, non solo una ‘’trasmissione’’ di informazioni e nozioni, ma un ‘’incontro reciproco ’’ tra i soggetti, tra i rispettivi repertori, tra i differenti ruoli. Altresì, mi astengo da qualsiasi giudizio nei riguardi di un altro consigliere che, in occasione di Consiglio comunale datato 31 maggio, ovvero in fase di insediamento assessorile, mi avrebbe, addirittura, anticipato, in modo sgradevole, come una sorta di anatema politico, la revoca che, poi, sarebbe arrivata. Resta, quindi, in me la convinzione di aver instaurato, con tutti, un corretto rapporto politico basato sui principi dell’etica, poiché l’educazione alla legalità non solo la insegnamo ma soprattutto la pratichiamo, pur nell’illusione di aver creduto di poter ricoprire un incarico inteso come servizio da rendere alla collettività, da esercitare nella massima ‘’trasparenza tecnica’’ e rispetto dei ruoli”.

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