Ilva, l’accordo si farà. Il solito copione di sempre

 

Ripercorriamo ancora una volta le tappe della vicenda dell'immunità penale, che non potrà che avere un finale che ègià stato scritto...
pubblicato il 06 Luglio 2019, 09:30
16 mins

La questione sulla così detta ‘immunità penale per i gestori e/o proprietari dell’ex Ilva, è stata l’ultima tragica commedia alla quale abbiamo dovuto assistere sulle tante vicende che da almeno sette anni a questa parte riguardano il siderurgico tarantino. E quello che sta venendo fuori altro non è che la classica scoperta dell’acqua calda: ovvero che il Governo, nella persona del vicepremier Di Maio, e i vertici della multinazionale ArcelorMittal, sono da tempo in trattative per dipanare l’ennesima matassa, questa volta puramente legal-legislativa (passateci il termine) e, se si vuole, lessicalmente ingarbugliata.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/06/25/ex-ilva-limmunita-resta-decadra-nel-tempo/)

Piccola premessa

Quello che partoriranno gli incontri ufficiali e ‘segreti’ tra le due parti, altro non sarà che un piccolo topolino: ovvero una modifica alla norma recentemente approvata dal governo nel Decreto Crescita all’articolo 46. E cioè che la così detta ‘immunità penale’ decadrà nel tempo, essendo stata legata alla scadenza temporale di ogni singolo intervento presente nel Piano Ambientale (esattamente come previsto dalla nuova norma). Quello che sarà inserito, non è ancora chiaro se in un prossimo decreto legge o addirittura in un intervento apposito su Ilva, è la certezza penale per ArcelorMittal di non incorrere in interventi da parte della magistratura sui prodotti da altri nel passato.

Che detta così, significa tutto e niente. Visto che la legge non è mai retroattiva.

La vicenda è arcinota: la multinazionale dell’acciao ha in affitto (con obbligo di acquisto dopo due anni) gli impianti del sito tarantino, tra cui quelli dell’area a caldo ancora sottoposti a sequestro giudiziario con facoltà d’uso perché non a norma di legge. Questo in soldoni significa che, qualora non venga riconosciuto legalmente e penalmente che ArcelorMittal non abbia alcuna responsabilità per eventuali problematiche legate al risanamento ambientale di quegli impianti, il rischio di ritrovarsi i Carabinieri del NOE e il pool ambientale della Procura di Taranto ai cancelli del siderurgico dall’oggi al domani è pressochè certo, se non altamente probabile.

Del resto, tutti gli attori in campo sanno perfettamente che non c’è altra via d’uscita. Negli incontri avvenuti durante tutto lo scorso anno sino all’accordo sindacale del 6 settembre 2018, i vertici della multinazionale hanno sempre indicato come prerogativa assoluta per l’acquisto del gruppo Ilva che quella norma non venisse in alcun modo modificata. E all’epoca nessuno si azzardò a contestare ciò inscenando questioni morali ed etiche di ogni tipo. Perchè quella era la chiave di volta di tutta l’operazione. Bisognava opporsi all’epoca, non oggi.

(leggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/05/02/mittal-immunita-penale-resta-cambia-lapplicazione3/)

Ricapitoliamo ancora una volta come stanno esattamente le cose

Il decreto legge del 30 aprile 2019 (n. 34 Misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi“, più conosciuto come ‘Decreto Crescita‘, approvato venerdì scorso dalla Camera dopo che il Governo ha posto la fiducia, non ha visto tra le modifiche agli articoli una revisione del famoso art. 46. Riguardante una norma sull’ex Ilva, per ‘abolire’ la così detta ‘immunità penale’. Dunque, il testo non ha subito alcuna modifica rispetto a come è stato presentato e approvato dal Consiglio dei Ministri e pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 2 maggio (Serie Generale n.100 del 30-04-2019).

Lo ripetiamo ancora una volta dopo averlo scritto per primi lo scorso 2 maggio: la norma è stata riscritta, non abolita.

Dunque, ricapitoliamo ancora una volta la vicenda sperando che sia chiara una volta e per tutte.

Ricordiamo che la norma in questione fu introdotta anni addietro, con il decreto legge del 5 gennaio 2015, n. 1 “Disposizioni urgenti per l’esercizio di imprese di interesse strategico nazionale in crisi e per lo sviluppo della citta’ e dell’area di Taranto” (pubblicato GU Serie Generale n.3 del 05-01-2015), convertito con modificazioni dalla Legge del 4 marzo 2015, n. 20 (in G.U. 05/03/2015, n. 53).

La norma fu inserita nel comma 6 dell’articolo 2 di quel decreto legge e testè affermava: “L’osservanza delle disposizioni contenute nel Piano Ambientale di cui al D.P.C.M. 14 marzo 2014, nei termini previsti dai  commi 4 e 5 del presente articolo, equivale all’adozione ed efficace attuazione dei modelli di organizzazione e gestione, previsti dall’articolo 6 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, ai fini della valutazione delle condotte strettamente connesse all’attuazione dell’A.I.A. e delle altre norme a tutela dell’ambiente, della salute e dell’incolumita’ pubblica. Le condotte poste in essere in attuazione del Piano di cui al periodo precedente non possono dare luogo a responsabilita’ penale o amministrativa del commissario straordinario e dei soggetti da questo funzionalmente delegati, in quanto costituiscono adempimento delle migliori regole preventive in materia ambientale, di tutela della salute e dell’incolumita’ pubblica e di sicurezza sul lavoro“.

Cosa dunque è cambiato rispetto a quella norma? Le modifiche introdotte dall’articolo 46 del Decreto Crescita sono le seguenti:

a) al primo periodo, dopo la parola «Piano» e’ inserita la parola «Ambientale», le parole «nei termini previsti dai commi 4 e 5 del presente articolo» sono sostituite dalle parole «come  modificato e integrato con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 settembre 2017» e le parole «e  delle altre norme a tutela dell’ambiente,della salute e dell’incolumita’ pubblica» sono abrogate; 

b) al secondo periodo, dopo la parola «Piano» e’ inserita  la parola: «Ambientale», dopo le parole «periodo  precedente» sono inserite le parole: «,nel rispetto dei termini e delle modalita’ ivi stabiliti,» e le parole«, di tutela della salute e dell’incolumita’ pubblica e di sicurezza sul lavoro» sono abrogate;  

c) il terzo periodo e’ sostituito dal seguente: «La disciplina di cui al periodo precedente si applica con riferimento alle condotte poste in essere fino al 6 settembre 2019». 

Di fatto dunque, la norma resta, seppur modificata. Come avevamo avuto modo di anticipare lo scorso maggio infatti, la norma viene circoscritta al Piano Ambientale e per questo sarà applicata impianto per impianto, ancorandosi ai tempi previsti dall’Aia per la messa a norma delle singole aree. Questo significa che mentre prima l’estensione riguardava l’attuazione del Piano Ambientale sino alla sua conclusione, adesso l’immunità scadrà ogni qual volta terminerà il termine previsto per l’attuazione di ogni singolo intervento. 

Il nuovo iter parità dal 7 settembre, come specificato nel decreto. Questo è il motivo per il quale il vicepremier Di Maio afferma che scadrà il 6 settembre. Ma a cadere non sarà l’intera norma, ma soltanto quella del 2015. 

Adesso si vuole inserire in questo discorso la tutela legale per l’azienda di fronte a responsabilità riconducibili a condotte delle precedenti gestioni, ma non fornisce anche uno “scudo” per le condotte future.

(leggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/04/24/22ilva-limmunita-penale-resta-tale-e-quale-per-ora/)

L’incostituzionalià che ancora non c’è

Vogliamo ancora una volta ricordare e richiamare il parere dell’Avvocatura di Stato, chiamata in causa proprio dal vicepremier Di Maio in qualità di ministro dello Sviluppo economico la scorsa estate (prima di firmare l’accordo sindacale del 6 settembre), che si espresse anche sulla norma in questione.

Nella sua risposta al MiSE, l’Avvocatura ricordava che “tale disposizione, contenente una esenzione da responsabilità penale, è stata introdotta mediante decretazione d’urgenza e non è stata ancora oggetto di disamina da parte della Corte Costituzionale“. Pertanto, l’Avvocatura ricordava al vicepremier Di Maio che “ogni valutazione in ordine alla costituzionalità di una norma di legge compete alla Corte Costituzionale in sede di giudizio incidentale”.

Nel testo dell’Avvocatura venivano inoltre ricordate le motivazioni che portarono alla realizzazione del suddetto intervento normativo. Della disposizione l’Avvocatura aveva già avuto modo di occuparsi con parere del 14.9.2017, in particolare con riguardo alla problematica della sua applicabilità sotto il profilo temporale, rilevando che “l’eventuale futura modifica del suddetto piano (ex art. 1, comma 8.1 del D.L. n. 191/2015), e la variazione dei termini per la sua attuazione, postula che l’esimente di cui all’art. 2, comma 6 cit. operi per tutto l’arco remporale in cui “l’aggiudicatario sarà chiamato ad attuare le prescrizioni ambientali impartite dell’amministrazione. Detto arco temporale risulterà quindi coincidente con la data di scadenza dell’autorizzazime integrata ambientale in corso di validità (23.08.2023)”. Passaggio avrebbe già dovuto chiarire il dubbio sulla scadenza di tale norma. Originariamente introdotta nel 2015 e legata al Piano Ambientale del 2014 che sarebbe dovuto scadere il 30 marzo 2019, per l’Avvocatura di Stato la variazione temporale dell’attazione del Piano postula automaticamente il termine di scadenza della stessa immunità.

In realtà la Corte costituzionale, in occasione della sentenza n. 58 del 2018, si è già espressa criticamente nei riguardi del cosiddetto ‘decreto Ilva’ del 2015, che aveva consentito la prosecuzione dell’attività di impresa degli stabilimenti, in quanto di interesse strategico nazionale, nonostante il sequestro disposto dall’autorità giudiziaria per reati inerenti la sicurezza dei lavoratori, conseguentemente di chiarando illegittimi sia l’articolo 3 del decreto-legge 4 luglio 2015, n. 92, sia l’articolo 1, comma 2, della legge 6 agosto 2015, n. 132, e 21-octies del decreto-legge 27 giugno 2015, n. 83“. Non veniva però cassato dalla Corte il comma 6 dell’articolo 2, ovvero proprio quello sulla norma dell’immunità penale

Eppure, gli ‘esimi costituzionalisti‘ presenti nella nostra città e in Regione hanno già dato per assodato che quella norma sarà giudicata incostituzionale dai giudici della Cassazione, quando essi si pronunceranno il prossimo ottobre dopo la richiesta di chiarimenti avanzata dal gip di Taranto Ruberto lo scorso febbraio.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/06/19/2immunita-dal-mise-presto-soluzione-per-azienda2/)

Il solito vecchio copione di sempre

Dunque, ancora una volta, nelle vicende Ilva ognuno ha recitato la sua parte in un copione oramai arcinoto. Il governo, nella sua parte targata Movimento 5 Stelle, provando a recuperare parte dell’elettorato ha inscenato una sorta di scontro frontale con ArcelorMittal, sostenendo la tesi di aver cancellato l’immuità penale, onta indelebile dei governi tecnici targati Partito Democratico. Una tesi non vera, perché la norma è stata semplicemente riscritta. Eliminando la parte più ambigua di quella norma, sull’estensione dell’immunità in materia di rispetto della salute e degli incidenti sul luogo di lavoro. E inscenando una sorta di moto di orgoglio etico e morale in difesa dello Stato e della Legge Uguale per Tutti. 

Dal canto suo, la multinazionale ha fatto altrettanto. Sapendo di avere il coltello dalla parte del manico, ha subito mostrato i muscoli, dichiarando senza giri di parole che senza un nuovo provvedimento, avrebbe abbandonato la gestione degli impianti. Fermando la produzione. In realtà i vertici di ArcelorMittal si sono spinti oltre, dichiarando la chiusura dello stabilimento di Taranto: cosa che in realtà non possono fare essendo ancora affittuari e non proprietari degli impianti dell’ex gruppo Ilva. Un mostrare i muscoli facilitato anche dal fatto di avere dalla propria parte oltre all’altra metà del governo targata Lega, tutto il mondo industriale italiano che ancora oggi vive e sopravvive grazie all’acciaio prodotto a Taranto e lavorato a Genova, Novi Ligure, Racconigi e in altri impianti sparsi per l’Italia.  

In mezzo si sono ritrovati i sindacati e i lavoratori. Che soltanto in queste settimane, con colpevole ritardo, si sono accorti di come i rapporti di forza stanno cambiando nella grande fabbrica, di fronte ad una proprietà in mano alla più grande multinazionale produttrice di acciaio. Giustamente i sindacati rivendicano un approccio diverso nei rapporti, oltre al rispetto dell’accordo sindacale dello scorso 6 settembre. Ma sanno sin troppo bene che quel profondo cambiamento che sarebbe dovuto avvenire al loro interno in tutti questi anni, è ancora lungi dall’essers concretizzato. In molti hanno mantenuto la mentaltà degli anni di Stato e dell’epoca del gruppo Riva. In troppi continuano ad essere dalla parte dei lavoratori di giorni e solerti amici dei nuovi padroni di notte. In tanti continuano nel cercare di favorire i propri tesserati e i propri amici degli amici degli amici. E’ da sempre tutta qui la loro debolezza e la loro mancanza di credibilità. Ed è in questo intreccio che oramai pare inestricabile la debolezza dei lavoratori, che ho anno ceduto a questo modo di fare oppure negli anni si sono rassegnati. O, peggio ancora, un’idea di solidarietà e di sentirti comunità non l’hanno mai avuta. Auguri

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2018/11/03/222ilva-mittal-cambia-la-grande-fabbrica/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

10 Commenti a: Ilva, l’accordo si farà. Il solito copione di sempre

  1. Lorenzo

    Luglio 6th, 2019

    L’interpretazione politica della vicenda è tutta personale e faziosa non certo di poco.
    Come l’articolo che descrive sprezzante la conclusione già dalle prime righe, facendo diventare la notizia condita poi con i riferimenti ad arte un parere tipico di chi vuol fare propaganda e non risolvere il problema.
    Perché è questo il problema,le vostre battaglie mediatiche politiche vengono prima delle esigenze reali, prima dei fatti di chi fa quantomeno qualcosa.
    Il ministro se la tiene sbaglia se la toglie sbaglia se la modifica sbaglia.
    Il signor Gianmarino Leone cosa avrebbe fatto? Forse questo non lo ha scritto.
    Ma poi è tutto facile togliere l’immunità e chiuderla oppure la cedi e via dicendo.
    Basta schierarsi in Italia o a destra o a sinistra è tutto facile e i problemi rimangono sempre li con la complicità di chi dovrebbe informare liberamente per senso civico,dovere e passione.

    Rispondi
    • Gianmario Leone

      Luglio 6th, 2019

      Gentile lettore,
      ringrazio anche lei per il commento e per la pazienza nella lettura.
      Mi spiace che lei abbia giudicato il mio articolo fazioso, di parte, addirittura da propaganda. Non comprendo invece quando scrive ‘le vostre battaglie politiche’ a chi o a cosa si riferisca sinceramente.
      Il sottoscritto Gianmario Leone ha un suo pensiero sull’Ilva che si può desumere dalla lettura dei suoi articoli degli ultimi 15 anni ed è arcinota.
      Ma non pretendo assolutamente che lei la conosca. Il mio pensiero sulla questione in particolare invece, è che essendo il caso eccezionale, è giusto che ArcelorMittal abbia il giusto tempo per fare gli interventi che è obbligata a fare nella tempistica prevista dal Piano Ambientale (deroghe permettendo ovviamente). Allo stesso modo credo che qualora non rispetti la legge, sia assolutamente perseguibile. L’immunità è prevista solo per l’attuazione del Piano Ambientale, non per altro.

      Concludo dicendole che 15 anni di lavoro nel giornalismo locale e nazionale li ho sempre vissuti con senso civico, dovere e passione. E non credo che un solo articolo, seppur non piacendole, possa portarla a giudicare un lavoro di oltre un decennio.

      A presto
      Gianmario Leone

      Rispondi
      • Davide

        Luglio 7th, 2019

        Carissimo Gianmario Leone io sono un ex operaio di ilva, oggi in cassaintegrazione tempo fa’ prima dell’insediamento di Mittal feci un intervista x la la7 dove non ho mai visto in TV, spiegando le problematiche dello stabilimento e di ciò che accadrà tra qualche anno. Purtroppo l’Italia viene amministrata da gente che pensa solo ai propri interessi e purtroppo proprio x questo che noi non cresceremo mai come paese. Continuando così finiremo come il terzo mondo finendo tutti senza lavoro e soffriremo di fame, ciò che vede il governo e solo di ripulire agli italiani fino all’ultimo centesimo rimasto e poi mandarlo in mezzo alla strada, ma il mio pensiero rimane sempre lo stesso da quando è arrivato Mittal. Questo colosso dell’acciaio e venuto a Taranto x chiudere lo stabilimento e non x farci i tanti sventolati lavori, anche perché x fare uno stabilimento nuovo si spende meno rispetto a quello ché c’è da investire su Taranto, lui è sceso in campo x togliere una concorrente dal mercato così a sua volta diventa il leader in tutto il mondo, questa è la vera storia, ma purtroppo c’è gente che cammina ancora con le patate sopra gli occhi e crede ché qualcosa lui la possa cambiare, ormai il destino del sud è scritto e a breve lo si potrà vedere scritto solo su una lapide.

        Rispondi
        • Gianmario Leone

          Luglio 8th, 2019

          Caro lettore, caro sig. Davide ed ex operaio Ilva,
          la teoria da lei esposta credo sia il pensiero di moltissimi lavoratori e parte dei sindacati e della politica.
          Ritengo che sia logicamente vera la parte economica del ragionamento: Arcelor ha sicuramente avuto i suoi vantaggi nell’imbarcarsi in un’operazione del genere. Di fatto si è presa la quasi totalità delle quote della produzione del mercato dell’acciaio italiano. Che possa chiuderlo a stretto giro di posta la vedo più difficile. Nel senso che questo potrebbe avvenire dal 2024 in poi, ovvero quando tutti i lavori del Piano saranno realizzati: al contrario la multinazionale incorrerebbe in una serie di problematiche di non poco conto. Acquistare dall’anno prossimo gli impianti per poi lasciarli così è un’opzione molto rischiosa.

          Sulla fine del Sud non sarei così pessimista, ma l’argomento meriterebbe un lungo confronto. I politici sono cittadini come noi. Io penso che ognuno di noi dovrebbe fare molto di più per cambiare in meglio le cose. L’Italia ha dei problemi strutturali che sono storici, vengono da secoli e secoli. Ma per cambiare in meglio non è mai troppo tardi.

          Cordiali Saluti
          Gianmario Leone

          Rispondi
  2. Mrx

    Luglio 6th, 2019

    Non hai capito proprio niente, e scrivendo con tale sicumera ti fai produttore di fake news. L’ultimo periodo da inserire nell’articolo emendato dal decreto crescita destituisce di ogni fondamento la tua ricostruzione. Con l’attuale norma ogni immunità cessa il 6 settembre. Fai pace con l’italiano. Per evitare ciò la modifica andrebbe abolita. Bye bye.

    Rispondi
    • Gianmario Leone

      Luglio 6th, 2019

      Gentile lettore,
      innanzitutto grazie per il commento e soprattutto per aver avuto la pazienza di leggerlo tutto nella sua lunghezza.
      Dal 7 settembre entrerà in vigore la nuova norma, prevista all’art. 46 del Decreto Crescita, che ha riscritto del testo di quella prevista dal decreto legge del 2015.
      Le garantisco che non ho alcuna sicumera nello scrivere. Per dimostrarle che non sono produttore di alcuna fake news, le allego le dichiarazioni del ministro per il Sud, Barbara Lezzi, del Movimento 5 Stelle, dello scorso 25 giugno: ““Sulla revoca dell’immunità penale per i proprietari dell’ex-Ilva – aggiunge Lezzi, come scritto in un comunicato del ministero – vorrei chiarire un grande falso: prima di mettere la norma nel decreto abbiamo parlato con Arcelor Mittal, proprio perchè siamo delle persone corrette. Voglio specificare che la norma che entrerà in vigore dal 6 settembre non è automatica ma è progressiva. Vuol dire cioè che il grado di immunità andrà a diminuire man mano che si attua il piano ambientale. Arcelor Mittal fino ad oggi è anche in anticipo sui tempi imposti per fare determinati interventi di bonifica, come la copertura dei parchi minerali. Se continua a fare quel che ha promesso nel contratto non ha niente da temere“.

      A presto
      Gianmario Leone

      Rispondi
  3. Nicola

    Luglio 7th, 2019

    Buongiorno signor Leone

    nel suo articolo, si evince che l’attuale norma sull’immunità penale, così come modificata dal decreto crescita, indica che non sono perseguibili i nuovi proprietari per reati ambientali avvenuti prima del 6 Settembre 2019, ma per quelli perpetrati dopo questa data si.

    Faccio un esempio. Se una ciminiera inquinava prima del 6 Settembre 2019, ArcelorMittal non è responsabile di tale inquinamento, però se continua a tenerla in funzione dopo il 6 Settembre 2019 allora diventa responsabile di tale inquinamento. Se, per la ciminiera è previsto nel piano ambiente, che scade nel 2023, che vengano fatti investimenti per metterla a norma entro settembre 2022 la nuova proprietà può essere perseguita per l’inquinamento prodotto da quella ciminiera da settembre 2019 a settembre 2022. Infatti, da settembre 2019 fino a quando non è tutto a norma, dovrebbe spegnere la ciminiera e quindi l’impianto che viene servito, come del resto si fa normalmente in assenza di una deroga specifica, che esisteva, ma che il decreto crescita ha cancellato a partire dal 6 settembre 2019.

    Mi piacerebbe che rispondesse riallacciandosi al mio esempio.

    Saluti

    Rispondi
    • Gianmario Leone

      Luglio 8th, 2019

      Buongiorno sig. Nicola, perdoni il ritardo della risposta.
      In realtà non è esattamente così. Sicuramente tutto quello che accadrà sino al prossimo 6 settembre non ricadrà sulla responsabilità di Arcelor.
      La nuova norma prevede in sostanza questo: se nel Piano Ambiente è scritto ad esempio che i parchi minerali primari vanno chiusi entro il 31 dicembre 2020, Arcelor è coperta sino a quella data per svolgere tutti gli interventi previsti. Dall’1 gennaio 2021 non lo sarebbe più. E così per tutte le quasi 100 prescrizioni previste nel Piano. Questo s’intende quando si dice che la così detta immunità sarà legata all’attuazione del Piano Ambientale e decadrà nel temmpo. Il tutto al netto delle deroghe che Arcelor può chiedere e il ministero dell’Ambiente potrà concedere qualora le ritenga congrue.
      Un’ultima precisazione: il fatto che gli impianti dell’area a caldo siano ancora sotto sequestro e vengano giudicati non a norma rispetto alle attuali tecnologie, non vuol significare direttamente un loro inquinamento. Può sembrare un paradosso, ed in parte lo è. Però i dati delle centraline ARPA da anni continuano a registrare un sostanziale rispetto dei limiti di tutti gli inquinanti normati dal dl 155/2010. Il tutto, ovviamente, è legato al fatto che la produzione dal 2013 sia oscillata tra i 4 e i 5 milioni di tonnellate annue di acciaio prodotti.

      Spero la risposta sia stata chiara ed esauriente.
      Cordiali Saluti
      Gianmario Leone

      Rispondi
  4. Alessia

    Luglio 8th, 2019

    Buonasera, io non sono solita scrivere commenti né ancor meno recensioni ma il suo articolo mi ha spinta non solo a leggerlo tutto d’un fiato ma anche a complimentarmi con lei perché secondo me ha dato finalmente una visione chiara e veritiera dell’attuale situazione dell’ilva senza giri di parole. Complimenti

    Rispondi
    • Gianmario Leone

      Luglio 8th, 2019

      Grazie per il commento e il tempo passato a leggere il lungo articolo.
      Non so se sia davvero così chiaro come dice lei, ma l’importante è tentare sempre di chiarire come stiano le cose, nel bene e nel male.

      Cordiali Saluti
      Gianmario Leone

      Rispondi

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