Sciopero ex Ilva, guerra di numeri su adesione

 

Per i sindacati si sfiora l'80% delle adesioni. Per l'azienda invece avrebbe aderito soltanto il 36%. Il 9 luglio incontro a Roma al MiSE
pubblicato il 04 Luglio 2019, 12:20
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E’ iniziato questa mattina alle ore 7, in concomitanza del primo turno di lavoro, il primo sciopero indetto da Fiom, Fim, Uilm e Ugl dell’era ArcelorMittal Italia. All’iniziativa odierna, che prevede lo sciopero di 8 ore per i tre turni, partecipano sia i lavoratori diretti che quelli dell’indotto. Al momento, secondo quanto dichiarato dai segretari di Fiom e Uilm, l’adesione dei lavoratori al primo turno sfiorerebbe l’80%, in attesa di ricevere dall’azienda i dati ufficiali. Nel primo turno di otto ore, oggi nell’acciaieria ex Ilva di Taranto, oggi gestita da ArcelorMittal, secondo fonti aziendali l’adesione allo sciopero è stata invece del 36%, impiegati inclusi. Lo sciopero è stato indetto dai sindacati su tre turni, per complessive 24 ore, in coincidenza con l’avvio, da ieri, della cassa integrazione per 1395 dipendenti e per 13 settimane. 

La differenza sta nel fatto che l’azienda ha elaborato le sue cifre attraverso un puro ‘calcolo matematico‘ tra tutte le componenti del lavoro in ArcelorMittal. Nel loro calcolo i sindacati hanno considerato gli impiegati del siderurgico, che a differenza degli operai, hanno sempre scioperato molto poco. Inoltre, le percentuali aziendali comprendo le cosiddette ‘comandate‘, ovvero quei lavoratori addetti alla salvaguardia degli impianti e non alla produzione: si tratta, di 6-700 lavoratori che non possono smettere di lavorare perché devono tenere accesi gli altoforni. Per i sindacati, dunque, le comandate non possono entrare nel conto di chi non intende aderire allo sciopero.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/07/03/ex-ilva-i-sindacati-fanno-chiarezza-sull-sciopero-di-domani/)

La nota congiunta dei sindacati metelmeccanici 

Altissima la partecipazione e l’adesione dei lavoratori dello stabilimento siderurgico allo sciopero proclamato da Fim, Fiom e Uilm e Ugl – si legge nel comunicato congiunto delle sigle sindacali -. Questa prima azione di lotta ha fatto registrare un dato straordinario di adesione di oltre il 75% determinando la fermata degli impianti, comprese le due acciaierie. Lo sciopero di oggi è la prima risposta all’arroganza di Arcelor Mittal che, unilateralmente, ha deciso di avviare la procedura di cassa integrazione ordinaria, nonostante l’invito delle organizzazioni sindacali a sospenderla, in attesa degli incontri istituzionali previsti al MISE in data odierna e il prossimo 9 luglio. Il risultato di oggi rappresenta una risposta netta e chiara alla dirigenza aziendale che deve necessariamente rivedere il proprio atteggiamento, tipico di una multinazionale“. “Non accetteremo il solito ricatto occupazionale e di contrapposizione tra lavoro e salute e continueremo a sostenere quanto previsto dall’accordo del 6 settembre scorso – conclude la nota -. I lavoratori sociali e delle ditte di appalto rivendicano maggiori certezze rispetto al futuro occupazionale di questo territorio e soprattutto di porre fine al dumpimg contrattuale. Adesso ci aspettiamo anche un segnale dal Governo che, con senso di responsabilità, deve occuparsi concretamente delle questioni che da tempo rivendichiamo: Ambiente-Salute-Lavoro“.

Per poi aggiungere: “I dati sullo sciopero comunicati dall’azienda sono falsati da più fattori e la dimostrazione è il fatto che oggi gli impianti erano completamente fermi. Le  percentuali, infatti, sono adulterate dalle comandate che comprendono  un numero di lavoratori addetti alla salvaguardia degli impianti e non alla produzione. Il dato vero è che tra gli operai l’adesione allo sciopero è stata altissima tanto da fermare gli impianti, comprese le acciaierie. È evidente che la multinazionale si sia trovata difronte ad un dato che di fatto determina una spaccatura, difficilmente recuperabile, con i lavoratori“.

ArcelorMittal, Re David (Fiom): “Adesione sciopero al 75%. Il destino dell’ex Ilva non è una questione privata”. 

Lo sciopero di 24 ore allo stabilimento ArcelorMittal, ex llva, di Taranto sta vedendo un’altissima  partecipazione dei lavoratori, con circa il 75 per cento di adesioni e impianti completamente fermi. Il dato conferma il grado di rappresentanza e di rappresentatività delle organizzazioni sindacali all’interno dello stabilimento ex Ilva di Taranto – lo dichiara in una nota Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil -. A partire da questo dato, il Governo e ArcelorMittal ripensino la qualità del sistema di relazioni industriali che ha segnato questi primi mesi di presenza della multinazionale e che ha bisogno di una netta discontinuità rispetto al passato“.

Di tale esigenza ne è conferma l’atteggiamento che ArcelorMittal e il Governo hanno deciso di tenere al termine dell’incontro odierno. A nessuno sfuggono i comprensibili elementi di riservatezza. Tutto ciò non può, però, legittimare un atteggiamento che sostanzialmente consegna una vicenda di straordinaria rilevanza pubblica e sociale al silenzio dei protagonisti dell’incontro di oggi: il destino dell’ex Ilva non è una questione privata – prosegue la nota -. Tanto più che l’incontro precede di 5 giorni la riunione del tavolo di monitoraggio al Mise, a cui le organizzazioni sindacali non intendono svolgere un ruolo di meri osservatori. Ci aspettiamo che l’incontro del 9 luglio consenta di affrontare i nodi veri ed irrisolti riguardanti il piano industriale, il risanamento ambientale e l’occupazione, alla luce delle vicende di queste settimane, a partire dal ricorso alla cassa integrazione e dalla normativa contenuta nel DL Crescita. Ricordiamo, infatti, che è stata già avviata la cassa integrazione nello stabilimento di Taranto e che l’utilizzo delle ferie forzate negli stabilimenti di Genova e Novi Ligure rappresenta un segnale preoccupante che potrebbe portare all’estensione della cassa integrazione”.

La Fim Cisl: “E’ inaccettabile che a pagare lo scontro tra governo e azienda siano i lavoratori”

L’altissima adesione allo sciopero nello stabilimento Arcelor Mittal di Taranto, con il 75% dei lavoratori delle due acciaierie che incrocia le braccia, è il segnale che i lavoratori sono con il sindacato nel rivendicare quanto stabilito nell’accordo del 6 settembre 2018 al Ministero dello Sviluppo Economico e nel voler gridare a tutti, nessuno escluso, che il rilancio passa solo da assunzione di impegni e responsabilità“. A dichiararlo è il segretario nazionale Fim Cisl, Valerio D’Alò. “È inaccettabile che di fronte ad uno scontro tra due irresponsabilità quella dell’azienda e quella del governo a pagare siano i lavoratori“, dice. All’azienda – dice il sindacalista – abbiamo chiesto di rivedere la sua posizione sulla cassa integrazione, perché è inaccettabile, nonostante il calo della domanda di acciaio, mettere in cassa per 13 settimane 1395 lavoratori. L’attuale proprietà è partita ridimensionata rispetto alla precedente e dovrebbe avere tutte le flessibilità per gestirle il calo della domanda di acciaio. Un’azienda che si propone per rilanciare un sito che ha attraversato una crisi di 11 anni circa (la prima cassa integrazione risale oramai al 2008) porta con sé degli strascichi di fette di mercato perse e assenza dai mercati prevedibile e i lavoratori non possono cadere ogni volta nello sconforto dopo aver creduto in un progetto che va portato avanti con convinzione“. “Al Governo invece – prosegue D’Alò – avanziamo una richiesta ancor più marcata: si tenga fede agli accordi ed agli impegni presi, è gli incontri non siano solo passerelle per recuperare voti e consenso sulla pelle dei lavoratori. La revisione dell’immunità inserita nel decreto Crescita sta creando solo una situazione di incertezza e fornisce l’alibi all’azienda. L’immunità va chiarito, è necessaria per tutelare legalmente l’attuale acquirente rispetto a problematiche e responsabilità che gli attuali gestori non hanno causato ed è limitata fino 2023, anno in cui secondo l’accordo dovranno essere ottemperate tutte le misure dell’Aia“.

Per la Fim Cisl l’immunità penale “è necessaria per tutelare legalmente l’attuale acquirente rispetto a problematiche e responsabilità che gli attuali gestori non hanno causato ed è limitata fino 2023, anno in cui secondo l’accordo dovranno essere ottemperate tutte le misure dell’Aia (autorizzazione integrata ambientale). Il tema dell’immunità ritirato fuori, prima dal Ministro Costa e poi da Di Maio – sostiene D’Alò – in questo senso serve solo a distrarre l’attenzione dal tema bonifiche, in capo ad Ilva in amministrazione straordinaria ed i nuovi commissari, e da un segnale devastante al tutto il mondo, e cioè di un paese, l’Italia da cui stare alla larga per fare investimenti“. Lo sciopero di oggi, aggiunge, “è solo un assaggio, il 9 luglio vogliamo discutere nel merito e trovare soluzioni, non accetteremo di assistere al tavolo come già successo in passato dove erano invitati anche chi quell’intesa non l’ha sottoscritta, tanto per lucrare qualche credito elettorale. Basta perdere tempo. Gli incontri ministeriali devono essere momenti in cui si ricercano insieme soluzioni non altro. In ultimo alla Regione Puglia faccia la sua parte, dopo l’annuncio fatto in pompa magna dia seguito ai corsi di formazione a beneficio del personale in cassa integrazione, non si può in ogni occasione pensare di strumentalizzare e fare propaganda, così si mortificano le persone e i lavoratori, non è accettabile“, conclude D’Alò.

I lavoratori dell’ex Ilva di Taranto stanno aderendo in massa allo sciopero di otto ore su tre turni proclamato da Fim Fiom Uilm e Ugl per impedire l’utilizzo della cassa integrazione. Al primo turno la percentuale è di circa l’80%. Si sono fermati diversi impianti tra altoforni, acciaierie, laminatoi, servizi, manutenzione, ma non solo. Hanno partecipato numerosi anche i lavoratori delle ditte in appalto“. E’ quanto dichiarato da Rocco Palombella, segretario generale Uilm. “L’ultimo sciopero di questa portata, ricorda il sindacato, risale a ottobre 2017 quando AM InvestCo e commissari straordinari inviarono la comunicazione art. 47 ai ministeri interessati e alle organizzazioni sindacali per il trasferimento di Ilva in ArcelorMittal. Le condizioni di assunzione all’epoca prevedevano 4mila esuberi, senza il mantenimento dei livelli retributivi, di inquadramento e di anzianità. Anche in quel caso l’adesione dei lavoratori fu altissima. Per questo – piega Palombella – la giornata di oggi è importante non solo per evitare la cassa integrazione, ma per evidenziare come i lavoratori siano preoccupati per il loro destino e per gli investimenti del piano ambientale che dovrebbero garantire il futuro dello stabilimento e della città di Taranto. Ci auguriamo – conclude – che l’incontro di oggi al ministero dello Sviluppo economico tra azienda e Ministro, che anticipa quello del 9 con le parti sindacali, serva a chiarire la questione legata al tema dell’immunità, ma anche a scongiurare che ArcelorMittal prosegua in modo unilaterale con la procedura della cassa integrazione“.

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