Eni: il progetto Tempa Rossa rallenta, ma si farà

 

Il colosso petrolifero guarda però al futuro: l'idrogeno green, il metanolo, la trasformazione dei rifiuti nelle raffinerie. E la Regione chiama
pubblicato il 02 Luglio 2019, 10:28
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Il progetto Tempa Rossa rallenta, ma non si ferma. Nonostante nell’ultimo mese le notizie diffuse da quotidiani nazionali e locali, siti di informazione e annunci di alcuni deputati abbiano affermato il contrario. Ovvero che il progetto sia stato addirittura ‘bloccato‘ dall’attuale governo giallo-verde. L’equivoco di fondo nasce lo scorso 4 giugno, quando la deputata lucana del Movimento 5 Stelle Mirella Liuzzi, tramite il suo profilo Facebook diffonde la seguente notizia: “Un altro tassello contro un modello di società basata sull’energia fossile, è stato messo a segno dal governo Conte. Riguarda la Basilicata e, dunque, in tema di petrolio, riguarda l’intera nazione. La decisione è stata presa nella riunione del 15 e del 20 maggio del Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica, con la quale è stata rifiutata, al giacimento di Tempa Rossa, la richiesta di proroga della dichiarazione di pubblica utilità presentata dalla Total E&P Italia S.p.A.“.

In realtà le cose stanno diversamente. La decisione del CIPE di non prorogare la dichiarazione di pubblica utilità, va in realtà ad impattare la questione burocratica riguardante l’esprorio dei terreni per le opere non ancora eseguite ma che dovevano essere state già realizzate, dato che i terreni dovranno essere acquistati con una normale trattativa e non piu con procedura di pubblica utilità. Questo provocherà inevitabilmente un rallentamento di queste operazioni, ma certamente non fermerà o bloccherà l’avanzamento del progetto. Questo lo può affermare soltanto chi fa demagogia politica o chi non informandosi attraverso fonti dirette, rischia di scivolare su notizie date a metà.

Del resto, se così non fosse, non si spiegherebbe ad esempio il perché in Basilicata sono già partite da tempo tra la Total e i sindacati le trattative per l’assunzione dei lavoratori lucani che lavoreranno nel centro di Corleto Perticara. Nè si capirebbe ad esempio il perché lo scorso 14 giugno l’Eni e il Comune di Taranto abbiano ratificato un protocollo d’intesa (che rende operativo quello dell’aprile dello scorso anno) che prevedere il finanziamento per la quota parte a valere sul plafond di 6 milioni di euro reso disponibile da Eni, quale compensazione in favore della comunità ionica per il progetto ‘Tempa Rossa’ dove rientreranno lavori di rifacimento del manto stradale comunale e riqualificazioni di arredi urbani (progetti di compensazione della Convenzione Tempa Rossa, firmata in origine sulla base delle prescrizioni di cui al Decreto VIA).

Così come procedono le opere civili pronte al 50% e che saranno completate entro la fine di quest’anno, dopodiché sarà dato il via alle opere meccaniche con l’allungamento del pontile petroli: entro il 2021 all’Eni contano di essere operativi.

Certo è che qualcosa dalle parti di Eni e non solo si sta muovendo. L’eventuale futura realizzazione del centro per la produzione di idrogeno a Taranto alimentato da una centrale elettrica, di cui abbiamo scritto sabato scorso, pare serivrà anche e soprattutto alla raffineria come avevamo ipotizzato. Voci di corridoio ben informate provenienti da palazzo di Città, ce lo hanno confermato.

E pare che il Centro Idrogeno sorgerà proprio nello spazio esistente tra la raffineria e il porto.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/06/29/taranto-avra-un-centro-per-produrre-idrogeno/)

Come avevamo ipotizzato negli articoli di sabato, parte di quell’idrogeno potrebbe servire un domani a raffinare il petrolio proveniente da Tempa Rossa. In realtà il progetto prevede che Taranto sia punto di ricezione, stoccaggio e partenza di quel greggio verso altre raffinerie ed Eni ha sempre negato, ufficialmente, la possibilità di raffinarlo a Taranto. In realtà, da un anno a questa parte, non è più così remota. Ed ecco che in soccorso potrebbe arrivare la nuova centrale a idrogeno, visto che quest’ultimo è un vettore che viene utilizzato anche per pulire dalla presenza di zolfo il petrolio: e quello estratto nei pozzi di Tempa Rossa in Basilicata, di zolfo ne ha parecchio.

Tra l’altro, come molti addetti ai lavori già sanno, il petrolio estratto dalla concessione Eni in Val d’Agri, che viene lavorato a Taranto, durerà altri 10 massimo 15 anni, essendo rimasto nei pozzi il 40% del petrolio da estrarre. E quindi programmare il futuro per tempo non è più operazione rinviabile.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/06/29/a-chi-servira-lidrogeno-eni-ex-ilva-e3/)

Inoltre, non è oramai un mistero che le grandi multinazionali del petrolio stiano da tempo diversificando i settori d’investimento. Come Eni, che ha iniziato a guardare ad esempio proprio all’idrogeno green come molti suoi competitor. Idrogeno che da molti colossi del petrolio è oramai visto come il vettore energetico perfetto per il settore trasporti.

Proprio nei giorni scorsi Eni e Maire Tecnimont (attraverso la propria controllata per la chimica verde NextChem), hanno sottoscritto un accordo di partnership per lo studio e realizzazione di una tecnologia di conversione, tramite gassificazione ad alta temperatura e a bassissimo impatto ambientale, di rifiuti solidi urbani e plastiche non riciclabili per la produzione idrogeno e metanolo. Ed Eni si è proposta di realizzare questo progetto in alcune raffinerie italiane.

Non è un caso, evidentemente, se due giorni fa il presidente della commissione consiliare regionale Programmazione e Bilancio, Fabiano Amati, abbia affermato che “pare che la frazione organica dei rifiuti possa essere trasformata in bio olio e acqua. Si tratta di un progetto pilota dell’Eni, in fase di sperimentazione a Gela. Per saperne di più ho chiesto all’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, di venire in commissione per illustraci l’iniziativa“.

Tra l’altro, proprio sul metanolo Eni ha intenzione di far partire un progetto pilota nella raffineria di Taranto (chiamato Progetto CPO Demo), di cui vi parleremo prossimamente.

Le nostre conclusioni

Certamente il tutto andrà monitorato da un punto di vista ambientale. L’Eni attraverso il progetto di recupero vapori è convinta di non impattare sull’ambiente con le operazioni del progetto Tempa Rossa. Allo stesso modo bisognerà capire questo nuovo progetto sul metanolo, l’eventuale trasformazione di rifiuti regionali e l’utilizzo dell’idrogeno cosa comporteranno in tema di impatto ambientale. Su cui noi abbiamo pià di qualche dubbio. 

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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