Taranto avrà un centro per produrre idrogeno?

 

Il Comune ha firmato un protocollo di tre anni con Network G.E.P. Centro di 5 miliardi di metri cubi annui e centrale elettrica di 3000 MW
pubblicato il 29 Giugno 2019, 12:40
11 mins

Un progetto denominato denominato “Centro Idrogeno Città di Taranto”, che prevede la costruzione di un impianto di produzione di gas idrogeno (H2) della capacità di 5 miliardi di metri cubi per anno ottenuto dall’acqua di mare dissalata, scindendo la stessa nei suoi componenti (idrogeno e ossigeno), attraverso il processo di elettrolisi. L’energia elettrica necessaria a rendere competitiva la produzione sarà fornita da una centrale elettrica a tecnologia HPS della potenza di 3.000 MW che farà parte integrante e sostanziale del futuro Centro Idrogeno.

E’ quanto ha deliberato la Giunta del Comune di Taranto lo scorso 18 giugno (delibera n.144/2019). A realizzarlo sarà il Network G.E.P. (Network Global Electrification Project), un’organizzazione di 43 aziende (le cui sedi operative si trovano a Verona e Bari), “una Rete d’Imprese avente ad oggetto, il finanziamento, la progettazione, realizzazione, gestione, sviluppo e manutenzione di impianti di generazione elettrica utilizzanti una innovativa tecnologia per la produzione di energia rinnovabile “non intermittente” di cui è licenziataria esclusiva per l’Europa” si legge sul sito ufficiale del network. Che sostiene di vantare “primari EPC Contractors europei e nordamericani si sono proposti come fornitori e partner dell’iniziativa offrendo il loro contributo di conoscenze tecniche e organizzative“, “Fondi Internazionali d’Investimento partecipano, impegnandosi su portafogli multi-miliardari di progetti operativi, affiancati da un Advisory Team a loro dedicato“, oltre a chiedere il sostegno di non meglio precisati ‘politici decisori nazionali’.

Le motivazioni del Comune alla base del progetto

Nella delibera comunale si legge, a movitazione della scelta dell’ente civico, che il Comune ha sottoscritto il Patto dei Sindaci (Convenant of Majors), “iniziativa dell’Unione Europea per coinvolgere attivamente le città nel percorso verso la sostenibilità energetica ed ambientale“; con l’adesione al Patto dei Sindaci, il Comune si impegnerà a ridurre di oltre il 20% le proprie emissioni di gas serra “definendo strategie e azioni per aumentare il ricorso alle fonti di energia rinnovabile, migliorare l’efficienza energetica e promuovere il risparmio energetico e l’uso razionale dell’energia“; la strategia energetica e il programma di azione del Comune saranno definiti nel Piano di Azione per l’Energia Sostenibile (PAES), “documento che definisce gli obiettivi, identifica i settori di intervento più critici, e definisce misure concrete, tempi di attuazione, risorse e responsabilità per il raggiungimento degli obiettivi di riduzione della CO2 equivalente“; infine il Comune “intende contribuire al raggiungimento dei predetti obiettivi promuovendo azioni efficienti contro il cambiamento climatico quali programmi di efficienza energetica e di promozione delle fonti di energia rinnovabile“.

La scelta del partner con cui condividere questi obiettivi è come detto cadura sul Network G.E.P. che, si legge sempre nella delibera comunale, “è una Rete d’Imprese avente ad oggetto, il finanziamento, la progettazione, realizzazione, gestione, sviluppo e manutenzione di impianti di generazione elettrica utilizzanti una innovativa tecnologia per la produzione di energia rinnovabile “non intermittente” di cui è licenziataria esclusiva per l’Europa“; network che “ha per obiettivo la realizzazione di una rapida transizione energetica in Italia, dai combustibili fossili alle energie rinnovabili, ottenibile attivando collaborazioni con Partner Pubblici in una filiera integrata e non divisa in segmenti produttivi, che riduca le tariffe all’utenza.

L’analisi tecnica del progetto

Come scritto in apertura, il progetto prevede la “realizzazione dell’intervento denominato “Centro Idrogeno Città di Taranto” di seguito” Progetto”, che prevede la costruzione di un impianto di produzione di gas idrogeno (H2) della capacità di 5 miliardi di metri cubi per anno ottenuto dall’acqua di mare dissalata, scindendo la stessa nei suoi componenti (idrogeno e ossigeno), attraverso il processo di elettrolisi”; “l’energia elettrica necessaria a rendere competitiva la produzione sarà fornita da una centrale elettrica a tecnologia HPS della potenza di 3.000 MW che farà parte integrante e sostanziale del futuro Centro Idrogeno con evidenti benefici quantificabili in un minor costo del combustibile e, soprattutto, di pervenire ad una riduzione dell’inquinamento ambientale connesso con la minor produzione di CO2“. 

La tecnologia HPS utilizzata dal network utilizza come “motore primo” “la forza di gravità in grado di produrre energia elettrica in maniera continuativa, sfruttando gli effetti della spinta idrostatica in un sistema di conversione immerso in acqua all’interno di bacini di contenimento, con vantaggio competitivo rappresentato dal basso costo di produzione e dall’elevata affidabilità“.

Secondo quanto riportato nel Protocollo d’Intesa firmato tra le parti e della durata di tre anni, la nuova tecnologia energetica, commercialmente denominata Hydrostatic Power System (HPS), garantirà “la realizzazione di un Polo Energetico in grado di alimentare la produzione di idrogeno a “zero emissioni”, allo scopo di realizzare una transizione energetica dai combustibili fossili alle energie rinnovabili, riducendo significativamente le emissioni nocive di idrocarburi“.

La realizzazione di questo stabilimento industriale per la produzione massiva di “idrogeno verde” “potrebbe apportare sensibili benefici alla cittadinanza ed alle imprese in termini di miglioramento delle condizioni ambientali, nonché di aumento delle attività lavorative” si legge ancora nella delibera; inoltre, nel corso degli incontri interlocutori intervenuti per giungere alla condivisione del Protocollo, il Comune ha manifestato l’auspicio che “una parte della produzione di energia prodotta dalla Centrale elettrica a realizzarsi venga destinata alla copertura parziale/totale dei consumi elettrici annuali del Comune per una durata congrua“. Richiesta che il Network G.E.P. si è reso disponibile ad attuare “riservando al Comune uno stock di energia elettrica che verrà prodotta dalla Centrale a realizzarsi, allo scopo di garantire la copertura parziale/totale dei consumi elettrici annuali del Comune e la costante fruibilità della stessa per una durata congrua“. 

Dove sarà realizzata la centrale? 

Nel Protocollo tra il Comune e il network, non è chiara la localizzazione scelta per far sorgere l’impianto. Nel testo si legge infatti che tutti gli interventi afferenti il Progetto interesseranno unicamente non meglio precisare “aree adibite ad attività industriali“. “Con specifico riferimento alla realizzazione di impianti per la produzione di energia e gas idrogeno e in particolare alla interconnessione alle reti di distribuzione nazionali, – si legge ancora nel protocollo – la localizzazione sarà condivisa fra le Parti e studiata per contenere, per quanto possibile, l‘estensione delle relative opere, occupare la minor porzione possibile di territorio, minimizzare l’interferenza e l’impatto con le zone di pregio ambientale, naturalistico, paesaggistico e archeologico, recare minor sacrificio possibile alle proprietà coinvolte nel Progetto“. 

Il che lascia presumere che quasi certamente si procederà ad un esproprio dei terreni nell’area prescelta

Ovviamente il network progetterà l’intero impianto, ma nel Protocollo viene precisato che la localizzazione dell’opera, “sempre che venga ritenuta legittima dagli organi competenti, potrà subire modifiche in relazione ad eventuali specifiche esigenze di natura tecnica, evidenziate da parte di Enti o soggetti non firmatari il presente Protocollo, quali potranno emergere nel corso del relativo iter autorizzativo“.

Esercizio dell’impianto e vantaggi economici

Nel Protocollo, dove sono presenti anche i rispettivi compiti di Comune e Network per promuovere il progetto e soprattutto per far sì che la fase progettuale e burocratica con i relativi permessi sia non solo condivisa tra le parti ma avvenga nel più breve tempo possibile, le Parti si danno reciprocamente atto “che è interesse reciproco che l’opera che verrà ad esistenza al completamento con esito positivo, dia alla comunità tarantina oltre a quelli ambientali anche dei vantaggi economici per un congruo periodo di tempo“. 

A tale scopo una volta realizzato ed entrato in esercizio il Centro Idrogeno, quale misura di restituzione di valore al territorio che ospita gli impianti energetici e le opere di raccordo, il civico ente riceverà a titolo di ristoro e compensazione una dotazione annuale di energia elettrica pari a 280 kWh/anno per abitante, per tutta la vita produttiva del nuovo impianto; da parte del Network G.E.P. dovrà essere garantita la costante fruibilità della stessa, nel rispetto dei parametri previsti nei successivi accordi operativi. 

Le nostre ‘brevi’ conclusioni

Non è la prima volta che a Taranto si parla di un progetto simile. Certamente parliamo di un impianto di notevoli dimensioni. Il doppio di quella che oggi viene definita grande centrale pari a 1.500 MW. Sia nella delibera che nel Protocollo si parla in maniera molto velata dell’impatto ambientale che una centrale elettrica e un centro di idrogeno avrebbero sul territorio, pur costruendo entrambi gli impianti in un’area industriale. E’ chiaro che una centrale capace di produrre ogni anno 5 miliardi di metri cubi di idrogeno e una centrale elettrica della potenza di 3.000 MW, qualora saranno davvero realizzate, serviranno anche e soprattutto ai processi industriali già in atto in questo territorio. Non solo per produrre energia pulita. Come tentiamo di spiegare nell’articolo seguente, elencando una serie di ipotesi plausibili in virtù del fatto che nella delibera comunale e nel Protocollo non vengono citate altre aziende che potrebbero usufruire di tutto questo idrogeno. Soprattutto bisognerà vedere cosa ne penseranno ARPA Puglia e ASL di Taranto, oltre che tutti gli enti che dovranno rilasciare gli eventuali permessi. 

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

Un Commento a: Taranto avrà un centro per produrre idrogeno?

  1. Mario

    Giugno 30th, 2019

    Dopo i cialtroni notav, notriv, notap e noilva dovremo sorbirci anche i noidr
    Che certamente si batteranno, spalleggiati dai soliti politicastri di bassa lega, adducendo sempre le stesse bugie che van bene per dire sempre no
    Perché qui? Non serve, costare troppo, facciamo le ciclabili… etc
    Risultato un ennesimo buco nel nulla
    Il Comune poteva risparmiarsi questo disturbo

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