ArcelorMittal, Di Maio convoca i sindacati

 

Dopo aver fissato l'incontro con l'azienda, il 4 luglio, il vicepremier chiama i sindacati al MiSE per il 9
pubblicato il 27 Giugno 2019, 15:33
8 mins

Il ministro per lo Sviluppo economico Luigi Di Maio affronta la vicenda ArcelorMittal. Dopo aver fissato l’incontro con l’azienda, al MiSE, per il prossimo 4 luglio, adesso convoca le sigle sindacali, sempre nella sede del Ministero, il 9 luglio. La convocazione è giunta da poco.

Di Maio convoca i sindacati

Le reazioni dei sindacati nazionali alle ultime vicende legate all’ex Ilva di Taranto

“È il momento della responsabilità di Governo e impresa. L’attività siderurgica non può essere fermata altrimenti il nostro Paese non sarà più un Paese industriale”. A scriverlo in una nota è il segretario generale della Cgil Maurizio Landini in merito alla vertenza ArcelorMittal. Al Governo, prosegue, “chiediamo di fare la sua parte, vari subito una legge collegata al piano degli investimenti e li realizzi nei tempi previsti. Non scarichi le responsabilità di ciò che non ha fatto in passato sul nuovo gruppo, ma risponda di ciò che farà. Ad Arcelor Mittal, invece, chiediamo di smetterla con le minacce e i ricatti, deve confrontarsi con il sindacato e con i lavoratori“. Per Landini, “la convocazione del tavolo è fondamentale per avviare la discussione, e applicare tutti i punti dell’importante accordo che è stato già sottoscritto. Può essere l’occasione per unire lavoro, salute e sicurezza e non metterli in contrapposizione. Taranto può essere l’esempio in Europa e nel Mondo di come realizzare le politiche industriali. Nei prossimi giorni – conclude il segretario generale – metteremo in campo tutte le iniziative che riterremo opportune“.

Se nelle prossime ore non si attiverà il tavolo di monitoraggio previsto nell’accordo, che non è mai stato convocato, valuteremo insieme a Fim e Uilm e alle Rsu degli stabilimenti tutte le iniziative da intraprendere“. Così la segretaria della Fiom, Francesca Re David, a proposito della ex Ilva di Taranto, prima della convocazione arrivata nel pomeriggio dal MiSE. “Una gestione a dir poco incauta – ha aggiunto – da parte del governo e un atteggiamento inaccettabile di ArcelorMittal stanno addensando una tempesta perfetta che rischia di travolgere non solo lo stabilimento di Taranto, e quelli collegati di Genova e Novi Ligure, ma anche di minare le prospettive dell’intero settore siderurgico. Il Governo comunica semplicemente che il 4 luglio incontrerà i vertici aziendali – prosegue – e non si degna nemmeno di rispondere alle reiterate richieste urgenti di incontro di Fim, Fiom e Uilm. Sia il Governo che ArcelorMittal devono sapere che per quanto riguarda la Fiom così non si può andare avanti. Il Ministro Di Maio chiarisca il senso della sua affermazione secondo cui ‘se l’azienda rispetta i tempi del piano non ha di che preoccuparsi’. C’è una costante in questa vertenza Ilva, da quando è iniziata, di una mancanza di trasparenza, che in un modo o in un altro continua e anche questa volta si ripropone“. “Noi troviamo abbastanza incredibile – ha detto la Re David a Milano, parlando a margine di un convegno sulla sostenibilità dell’industria lombarda – quello che sta succedendo. Da una parte l’immunità è presente dal 2015 e ha attraversato tutti i commissari, cioè da sempre, da quando è sotto sequestro lo stabilimento. Dall’altra Di Maio dice che non c’è nulla da temere se si segue il piano, quindi immagino che non sia che venga tolta l’immunità rispetto al passato sul futuro. Mittal richiama la cassa integrazione – ha proseguito – e senza nessuna discussione coi sindacati. E noi non veniamo convocati dal 6 settembre scorso. Abbiamo chiesto con urgenza la convocazione del tavolo, che faccia chiarezza su quello che succede, sulle reali intenzioni dell’azienda e sulle reali intenzioni del governo. C’è bisogno – ha concluso – di senso di responsabilità da parte di tutti, invece sembra che questo manchi, sono dei giochi che non riesco a capire fino in fondo“. 

È evidente che non c’è più senso di responsabilità, che deve essere invece subito ritrovato“. Così il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan, commentando la presa di posizione di Arcelor Mittal e Governo sullo stabilimento ex Ilva, a margine di un incontro a Confcommercio. A chi gli chiedeva se il richiamo alla responsabilità valga sia per l’azienda che per l’esecutivo, ha risposto: “certamente“. “Occorre scongiurare in tutti i modi il rischio di una possibile chiusura degli stabilimenti Ilva ed il blocco della produzione. Va garantita la continuità produttiva ed occupazionale ed anche gli investimenti per l’ambientalizzazione al centro dell’accordo siglato alcuni mesi fa al Mise” ha dichiarato invece il segretario generale aggiunto della Cisl Luigi Sbarra. “L’Italia non può assolutamente perdere la produzione di acciaio e migliaia di posti di lavoro. Sarebbe una follia fermare gli impianti a settembre per una questione di carattere legale, che pur essendo un tema importante, rischia di apparire come un pretesto, visto anche l’atteggiamento dell’azienda che in maniera unilaterale ha collocato in cassa integrazione ben 1400 lavoratori. Arcelor Mittal deve dimostrare nei fatti senso di responsabilità. I toni ricattatori o alzare polveroni servono solo ad esasperare gli animi ed aumentare le legittime preoccupazioni dei lavoratori. Ma altrettanta responsabilità – prosegue – deve arrivare dal Governo ed in particolare dal Ministro dello Sviluppo Di Maio che è il garante dell’accordo con Arcelor Mittal e quindi ha il dovere di intervenire in maniera chiara. Si può e si deve trovare una soluzione con il confronto tra Governo, aziende e sindacato. I lavoratori e la comunità di Taranto non possono continuare a pagare ancora una volta per l’irresponsabilità delle imprese e delle scelte della politica“.

ArcelorMittal “produce 90 milioni di tonnellate di acciaio, all’ex Ilva solo 5 milioni. Quindi si può capire quanto può pesare all’azienda di andarsene via dall’Italia tranquillamente in un momento in cui c’è una contrazione delle vendite. Ed il Governo le ha dato tutte scuse plausibili per fare in modo che ci creino problemi“. Questa invece la tesi del leader della Uil, Carmelo Barbagallo, anch’egli parlando con i giornalisti prima dell’incontro con la Confcommercio. “Abbiamo già avuto a Bagnoli, quando la società se n’è andata, un danno ecologico e oggi, riguardo la ex Ilva, noi non vogliamo assolutamente essere messi nella condizione di dover scegliere se morire di cancro o morire di fame” ha detto ancora. “Ricordiamoci che se l’azienda se ne va chi è che farà il risanamento ambientale? Il presidente delle Regione? Noi vorremmo lavorare in salute e c’è l’occasione per fare in modo che con gli investimenti si possa risanare quell’ambiente” ha aggiunto Barbagallo. “La questione della non punibilità riguardo quello che hanno fatto altri cosa c’entra con questa società” si è chiesto infine il leader della Uil. 

Condividi:
Per comunicati stampa o proposte [email protected]

Commenta

  • (non verrà pubblicata)